Meloni rilancia: è finita la pacchia. No ad alleanze arcobaleno

Giorgia Meloni intende “sfondare il tetto di cristallo” che fino ad oggi ha impedito a una donna di guidare il Governo in Italia. Se vincerà le elezioni e Fdi sarà il primo partito, vuole essere lei ad andare a Palazzo Chigi. A dispetto dei timori che il suo nome può incutere in Europa dove “sono tutti preoccupati per la Meloni al governo e dicono cosa succederà? Ve lo dico io cosa succederà, che è finita la pacchia”. Anche l’Italia assicura, “si metterà a difendere i propri interessi nazionali”. Ci penserà lei e intende farlo come leader di un centrodestra unito che non avrà bisogno di un esecutivo allargato ad altre forze politiche, larghe intese o innesti tecnici. “Chi sceglie la Lega, sceglie il centrodestra unito. Dal 26 settembre se vinciamo, governerà il centrodestra” assicura Matteo Salvini ed anche il coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani è convinto che sia “finito il tempo dei premier tecnici. Non c’è alcuna possibilità che Fdi partecipi a governi e alleanze arcobaleno” ribadisce da piazza del Duomo di Milano. 

Letta e Meloni, scontro su Pnrr e Ue ma con fair play

Nessuno scontro, qualche scintilla, in un duello all'insegna del fair play, con i due leader più impegnati a illustrare il proprio programma che ad attaccare le idee dell'avversario. Tensione su Pnrr, Unione europea e presidenzialismo, ma per il resto il confronto tra Giorgia Meloni e Enrico Letta sul Corriere Tv scivola è molto dialogante. Tra i due emergono comunque le distanze politiche: il segretario Pd accusa la rivale di voler “aggiornare il Pnrr”, mettendo così a rischio la credibilità dell'Italia a Bruxelles. “Il Portogallo” è la replica “lo ha chiesto e Gentiloni ha detto che è molto interessante. E noi non possiamo farlo?”. Letta all'attacco sui rapporti con l'Ungheria di Orban, e con chi vuole “un’Europa basata sui veti”: “Noi vogliamo un'Italia che conti in Europa, non che protesti. Come Mario Draghi, che è andato a Kiev con Macron e Scholz”. Meloni, prima difende l'idea che sia giusto rivendicare la tutela “dell'interesse nazionale”, poi sul premier magiaro è molto prudente: “Ho buoni rapporti con Orban ma il suo partito sino a ieri era nel Ppe, non nel mio partito, quello dei conservatori. Saremo dialoganti con tutti ma c’è un problema di riequilibrio dell'asse franco-tedesco; quindi, dovremo parlare con i paesi mediterranei come con quelli dell'est. Soluzione è avvicinarli: no a Europa di serie A e di serie B”. Sul tema caldo dell'immigrazione, Meloni ripropone la necessità di una missione europea che parli con la Libia. Il segretario rileva che ha evitato di parlare di “blocco navale”, perché, “è talmente evidente che non può essere applicato e il governo non lo può adottare”. 

Botta e risposta tra Salvini e Meloni sullo scostamento per il caro bollette

Tra una settimana il centrodestra si ritroverà sulla piazza del Popolo a Roma per chiusura della campagna elettorale. L'appuntamento, a 72 ore dal voto, dovrà restituire l'immagine di una coalizione compatta, pronta a governare, eppure, nel centrodestra le divisioni non mancano come testimonia il differente approccio di Matteo Salvini rispetto a Giorgia Meloni sul tema del caro-bollette. Per il segretario della Lega la ricetta contro la crisi energetica è soltanto una, ovvero uno scostamento di bilancio immediato: “Con meno di 30 miliardi, a debito, l'emergenza non si argina”, sottolinea il Capitano, senza smettere di pungere gli alleati, per nulla convinti, “Non capisco ritardi e tentennamenti”. Rimane il fatto, però, che né Giorgia Meloni né Silvio Berlusconiconcordano. Per il leader di Fi “creare nuovo debito è una misura estrema che dobbiamo fare di tutto per evitare”; sulla stessa lunghezza d'onda la presidente di FdI che decide di replicare secca: “È qualche giorno che mi sorprendono alcune dichiarazioni di Salvini, e mi sorprende il fatto che a volte sembri più polemico con me che non con gli avversari”. Quello che non va giù alla Meloni è la continua richiesta di spiegazioni: “Ho detto cento volte perché credo che lo scostamento sia una soluzione che va molto ponderata, francamente la polemica non la capisco e la trovo abbastanza pretestuosa”. 

Per Letta con il voto utile la rimonta è possibile e attacca Terzo Polo e M5S

Enrico Letta dà la carica ai suoi candidati sfoderando ottimismo: “Tutti i segnali dicono che la rimonta nei collegi contendibili diventa sempre più interessante e possibile”. Il pensiero è rivolto a quella sessantina di sfide che il Pd ritiene possano cambiare l'esito delle elezioni. Poi, in un comizio ad Ancona, il segretario Pd si spinge anche più in là: “Vinceremo noi le elezioni, Giorgia Meloni sarà all'opposizione”. Lo schema “noi contro Meloni” di rimbalzo implica il “voto utile”: “Gli unici che fanno una campagna elettorale proattiva nel tentativo di presentare un’alternativa al centrodestra siamo noi. Sia da parte dei 5 stelle che del Terzo polo gli obiettivi siamo noi e non la destra”. Per Terzo polo e M5S, il segretario Pd segue la strategia dell'ariete: “Calenda e Renzi usano Draghi per lucrare uno 0,5% in più”. E poi: “C'è stata la volontà di due leader, Conte e Calenda, di andare da soli, perché hanno immaginato di contrastare la difficoltà che avevano con un ritorno alla purezza originaria. Il loro obiettivo è cancellarci e toglierci lo spazio politico che abbiamo. Stiamo combattendo una battaglia doppia e impegnativa”. 

Il caso dei fondi russi agita i partiti. Di Maio attacca. Oggi Gabrielli in Copasir

Lo spettro dei fondi russi continua ad aleggiare sulla campagna elettorale. Anche se finora non risulta un coinvolgimento dei partiti italiani nel report dell'intelligence Usa che parla di oltre 300 milioni di dollari di finanziamenti inviati da Mosca alle forze politiche di una ventina di Paesi, anche in Europa, le rivelazioni arrivate da Washington alimentano la polemica politica. E tutti guardano al Copasir dove questa mattina sarà udito Franco Gabrielli, l'Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica. Al centro delle polemiche ci sono Lega e Fi. Matteo Salvini replica così alle accuse “Non sono minimamente preoccupato per l'audizione di Gabrielli. Sono tranquillissimo. Mai chiesto o preso soldi dall'estero”, afferma Salvini, chiosando: “Votino quindi gli italiani per gli interessi degli italiani e gli stranieri si facciano gli affari loro”. Anche per il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi per ora le notizie sulle ingerenze di Mosca sulla campagna elettorale “sono solo chiacchiere, la Russia ha dato tanti soldi ai comunisti italiani e questa è l'unica cosa certa”.

Il Parlamento Ue condanna l’Ungheria di Orban; Lega-Fdi si oppongono

Il Parlamento Europeo, non ritiene più che l'Ungheria sia una democrazia. E sarebbe già grave così, invece il rapporto approvato a larga maggioranza dalla plenaria di Strasburgo (433 voti a favore e 123 contrari) va oltre e bolla Budapest come una “minaccia sistemica” per i valori fondanti dell'Ue in virtù del “regime ibrido di autocrazia elettorale” costruito da Viktor Orban. Il rapporto ha suscitato lo sdegno di Budapest oltre che dei gruppi più a destra, Identità e Democrazia (ID) e i Conservatori-Riformisti Europei (ECR), dove militano Lega e FdI. A onor di cronaca, la delegazione della Lega in questo caso si è astenuta mentre gli eurodeputati di Fdi presenti in aula si sono invece divisi: Sergio Berlato e Carlo Fidanza astenuti, Pietro Fiocchi e Raffaele Stancanelli favorevoli. Le polemiche non si placano, in una nota FdI ha precisato: “Riteniamo che un prerequisito di questo rapporto dovrebbe essere l’obiettività, l'uso di criteri chiari e la stretta aderenza ai fatti, ma ciò ancora una volta non è accaduto. Si tratta dell'ennesimo attacco politico nei confronti del legittimo governo ungherese, in una fase difficile per l'Europa”. 

L’aborto irrompe nella campagna elettorale. Centrosinistra attacca Meloni

Dopo il dossier sui fondi della Russia ai partiti di venti paesi europei che ha gettato un'ombra anche sulla campagna elettorale italiana, gli occhi rimangono puntati su FdI e Lega. Complice le dichiarazioni sull’interruzione di gravidanza della leader di FdI a Genova: “Vogliamo dare il diritto alle donne che pensano che l'aborto sia l'unica scelta che hanno di fare una scelta diversa. Non stiamo togliendo un diritto ma aggiungendolo”, sono state le parole di Giorgia Meloni durante il suo comizio sotto la Lanterna durante il quale ha liquidato come “surreali” le accuse che sono arrivate dal centrosinistra a proposito di un presunto intento liberticida di Fratelli d'Italia sulla legge 194. La miccia, tuttavia, è ormai accesa e le polemiche non tardano ad arrivare. Per Enrico Letta “non basta essere donna per fare politiche per le donne. Contano le proposte e i fatti concreti che si mettono in campo. Per le donne la parola chiave è libertà, e la capogruppo del Pd alla Camera Debora Serracchiani nutre forti dubbi sul fatto che questa libertà sarebbe assicurata da un governo che avesse Meloni al vertice. L'aborto è una scelta non una colpa. Ci sono molti motivi per cui vi si ricorre e non sono solo economici. Meloni lascerà libere le donne di scegliere? Non ne siamo sicure”.

Il Senato approva il decreto aiuti bis

Dopo giorni di trattative, in Senato si scioglie il nodo sul superbonus e i partiti raggiungono l'intesa che sblocca l’approvazione del decreto Aiuti bis e libera 17 miliardi di aiuti per famiglie e imprese. Il braccio di ferro riguardava la responsabilità solidale, che ha sin qui messo in difficoltà le imprese che hanno nel proprio cassetto fiscale dei crediti che non riescono a cedere: la mediazione proposta dal Governo prevede che la responsabilità per la cessione dei crediti legati al Superbonus e agli altri bonus edilizi scatterà sì se ci sarà un “concorso nella violazione” ma solo se quest'ultima viene compiuta “con dolo o colpa grave”. L'emendamento viene prima approvato nelle Commissioni Bilancio e Finanze di palazzo Madama e poi, all'unanimità, anche dall'assemblea. Alla fine, il decreto passa con 182 voti favorevoli, nessun contrario e 21 astenuti. 

Draghi stoppa la deroga al tetto degli stipendi per i manager della Pa

Dopo le polemiche torna il tetto di 240mila euro agli stipendi per i manager pubblici. Il “forte disappunto” manifestato da Mario Draghi dopo l'ok del Senato alla deroga per le figure apicali di forze dell'ordine, organismi militari e Pa, si tramuta prontamente in un emendamento soppressivo dell'articolo 41 bis del decreto aiuti bis che contiene la novità. Il Premier prende in mano l'iniziativa e decide di intervenire “immediatamente” per abrogare la norma. Mentre i partiti si affrettano a rimpallarsi le responsabilità il premier sente Sergio Mattarella: il presidente della Repubblica condivide “l'inopportunità” della scelta fatta dal Parlamento, visto anche il momento di difficoltà che vivono famiglie e imprese a causa degli aumenti legati alla crisi energetica. Alla Camera, quindi, viene approvato l’emendamento che stoppa la misura e rimanda al Senato l’approvazione definitiva del decreto in terza lettura.

I sondaggi della settimana

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Negli ultimi sondaggi realizzati dall'Istituto SWG, relativi al 9 settembre, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni sale di oltre un punto percentuale, confermandosi il primo partito italiano con il 27,0%, sempre davanti al Partito Democratico (20,4%), ancora in caduta dell’1,0%. Da sottolineare che il distacco tra FdI e la terza forza politica nazionale (Lega) è di 14,9 punti percentuali. 

Nell’area delle sinistre, la lista rosso-verde Alleanza Verdi e Sinistra è stimata al 4,0%, in leggera decrescita dagli ultimi sondaggi, mentre il Movimento 5 Stelle continua ad accumulare centesimi, attestandosi al 12,0%. Nell’area centrista, l’alleanza tra Azione e Italia Viva, per la terza settimana al banco di prova delle intenzioni di voto, sale al 7,5%, rimanendo in crescitaImpegno civico di Luigi Di Maio e Bruno Tabacci viene stimato all’1,0%, meno delle ultime settimane. Nell’area del centrodestra, la Lega  è stabile al 12,1%, mentre Forza Italia rimane ferma al 6,7%. L’alleanza Noi Moderati è in meda con la scorsa proiezione all’1,4%Per quanto riguarda gli euroscettici di Italexit di Paragone, anche questa settimana si registra una leggera decrescita che li porta al 2,9%.

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Per massimizzare le possibilità di vittoria nei collegi uninominali, le forze politiche sono incentivate a creare delle coalizioni preelettorali. Ad oggi, con le liste depositate e le coalizioni ben definite, la configurazione “classica” del centrodestra (FdI, Lega, FI e moderati di centro) viene stimata al 47,2%, in continua tendenza positiva nelle ultime settimane. Il centrosinistra, formato da PD, +Europa, Alleanza Verdi-Sinistra e Impegno Civico, scende al 27,5%, mentre il Polo di centro, composto da Azione e Italia Viva, raggiunge il 7,5%. Fuori da ogni alleanza il M5S (12,0%).



 

 

 

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