Salvini e Meloni si chiariscono. Il centrodestra è unito e coeso

Una conferenza stampa insieme per elencare le richieste che con un'unica voce il centrodestra ha presentato (sotto forma di emendamenti) alla legge di Bilancio e poi, in disparte, un chiarimento dopo le tensioni dei giorni scorsi. È questa l'immagine che Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani hanno voluto fornire nel giorno in cui il premier Giuseppe Conte ha di fatto aperto le consultazioni con i partiti della maggioranza. La fotografia serve a mostrare un centrodestra unito e coeso, pronto a fornire un'alternativa per la guida del Paese. “In una giornata in cui la maggioranza litiga sulle poltrone noi portiamo delle proposte concrete per la Manovra”, sottolinea il segretario della Lega Matteo Salvini che più tardi, riunita la segreteria, riassumerà così lo stato dell'arte: “Prima tolgono il disturbo Renzi, Conte e il Pd e meglio è; il centrodestra è compatto ed è un'alternativa pronta a governare e aiutare l'Italia; ha proposto soluzioni economiche, mentre il Governo parla di rimpasti e poltrone”. 

Per Giorgetti il Governo Conte cadrà, ma il centrodestra non è ancora pronto 

“Al governo c’è una banda di incapaci, che si tiene in piedi solo grazie a una favorevole congiunzione astrale” ma “l'opposizione è ancora una compagnia di ventura, vincerà a mani basse le prossime le elezioni, quando ci saranno, ma non è pronta a governare”. È l'analisi del vicesegretario della Lega Giancarlo Giorgetti in un’intervista al Corriere della sera. Per Giorgetti, è come se questo “centrodestra avesse paura di un altro centrodestra, diverso, che invece è proprio quello che serve all'Italia”. Giorgetti è anche convinto che il Governo Conte non finirà la legislatura: “tutti lo sanno” e poi “una cinquantina disposti a far nascere un altro Governo verranno fuori”, prevede. Il suo auspicio sarebbe un esecutivo con ampia base parlamentare guidato da Mario Draghi: “Sarebbe quello che ci vuole, per fare cose che un Governo raccogliticcio come quello attuale, tutto e solo preso dal consenso, non potrebbe mai fare”. Quanto a Matteo Salvini, Giorgetti dice: “deve utilizzare questo non breve tempo per uscire dal personaggio che gli hanno cucito addosso e acquisire l’affidabilità di uomo di governo, interna e internazionale”. 

Via libera al piano vaccini anti Covid, si parte già dopo Natale

In Italia non sarà solo un Natale sotto il Covid, ma anche quello in cui partirà la campagna di vaccinazione. Il piano è pronto: prima dell’ultimo dell’anno e in contemporanea agli altri paesi dell’UE ci saranno le prime batterie limitate di vaccinazioni per le categorie simbolo come i sanitari. Qualcosa di simile al V-Day auspicato dalla presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen. A gennaio inizierà la vaccinazione di massa vera e propria. Per cominciare oltre 1,8 milioni di dosi saranno consegnate dalla Pfizer in un giorno ancora da stabilire, dopo l'autorizzazione dell'Agenzia del farmaco europea (Ema) e poi di quella italiana, l'Aifa, attese la prossima settimana, in tempi da record. Il piano di vaccinazioni presentato da Domenico Arcuri è stato approvato dalla Conferenza Stato-Regioni e a queste ultime sono stati assegnati i primi lotti di dosi, in testa la Lombardia epicentro della pandemia in Italia con quasi 305 mila fiale. Nella prima consegna la Pfizer invierà 1.833.975 dosi di vaccino, con cui saranno vaccinati operatori sanitari e sociosanitari, pubblici e privati, nonché ospiti e personale delle residenze per anziani; nella seconda, alcune settimane dopo, oltre due milioni e mezzo: ci sarà il richiamo per i primi vaccinati e s’inizierà a somministrare le dosi alle categorie più fragili

Il Mes agita la maggioranza. Pd, Leu e IV compatti, il M5S rimane sulle barricate

Ridurre il rischio di una crisi al buio non significa che i problemi interni alla maggioranza siano risolti d'incanto. La divisione, profonda, resta su alcuni temi, come il Mes. Le posizioni dei diversi attori della coalizione non sono mai cambiate e lo provano le parole del vice segretario del Pd Andrea Orlando: “Credo che l'Europa, tutta, avrà bisogno di tutte le risorse, e anche questa sarà utilizzata, ma forse servirà un'ulteriore modifica”. I pentastellati speravano di essere stati chiari sul punto: “Finché saremo noi al governo, l'Italia non lo chiederà”, ha ripetuto come un mantra Luigi Di Maio in ogni occasione, pubblica e privata. E lo stesso ha fatto Conte, ribadendo che quei 37 miliardi non servono al nostro Paese, che può contare già sulle risorse del Recovery fund. Ma in questa partita il centrosinistra è compatto: oltre ai dem, anche Roberto Speranza ha sempre detto che ogni soldo per la sanità è benvenuto. 

Conte avvia la verifica di Governo

A Palazzo Chigi sono iniziati gli incontri per la verifica di Governo, alla quale il premier Giuseppe Conte è stato di fatto costretto, per uscire dell’impasse. Sono vere e proprie consultazioni che hanno luogo nella sede dell'esecutivo, con delegazioni numerose che Conte sceglie di vedere partendo rigorosamente dal gruppo con il maggior numero di parlamentari. Il tema principale è soprattutto uno: il rimpasto. Né il M5S né il Pd lo chiedono, anzi, il capo politico Vito Crimi pone un netto veto all’eventualità. L'atmosfera su palazzo Chigi è sospesa, nessuno, nella maggioranza, ha più la certezza che il Governo andrà avanti e lo stesso Conte è descritto come consapevole della crucialità di questa verifica. Nicola Zingaretti, dopo due ore d’incontro allontana lo spettro della crisi: “L'incontro è stato molto utile, crediamo che l'azione di questo Governo debba andare avanti con una grande sintonia con i problemi degli italiani”. Di temi parla il M5S, che vede la presenza di Luigi Di Maio e Stefano Patuanelli: “Abbiamo chiesto rispetto su misure molto importanti come il rinnovo dell'ecobonus, il conflitto d’interessi, lo stop alle trivelle e l'abbassamento delle tasse”, sottolinea Di Maio bollando, come Crimi, “surreale” il dibattito sulle poltrone. I temi sui cui punta il Pd sono sensibilmente diversi e toccano nodi come quello delle riforme costituzionali e, soprattutto, della legge elettorale e anche il delicato dossier della sanità, legato a doppio filo con l'attivazione del Mes

Renzi dà l’ultimatum a Conte: senza risposte a gennaio il Governo rischia

Come vuole il protocollo, l'incontro a palazzo Chigi tra Conte e Italia Viva viene definito cordiale e franco, ma il quadro che emerge è quello di un vero ultimatum dei renziani con scadenza a fine anno. Iv garantisce il sostegno sulla legge di bilancio dopodiché tirerà le somme. Si vedrà se Conte prenderà sul serio le minacce di Iv, dopo che Teresa Bellanova ha ribadito la possibilità delle dimissioni delle ministre renziane. In maggioranza più d'uno sospetta che quello di Matteo Renzi sia solo un bluff audace, giocato per guadagnare potere contrattuale al tavolo della maggioranza e ottenere magari, finalmente, il rimpasto. La sensazione è che il colloquio sia stato soprattutto un rito mediatico e che tutti i protagonisti fossero perfettamente consapevoli che la vera resa dei conti ci sarà solo dopo la legge di bilancio. Per Iv c'erano Renzi, le due ministre Bellanova e Bonetti, i capigruppo Boschi e Faraone, il presidente del partito Rosato. Dal canto suo Conte apre la via di un dialogo, alla luce delle proposte a lui recapitate da Renzi prima con una lettera, poi con un documento di cinque pagine. Tende una mano e apre a cambiamenti, a partire dalla cabina di regia del Recovery fund, e cerca di disinnescare certi toni da “prendere o lasciare”. 

Oggi il Governo deciderà sul Natale: si va verso un lockdown misto

La partita è ancora tutta da giocare. La decisione dell'esecutivo su come sarà il Natale nell'era del Coronavirus per gli italiani verrà presa oggi, dopo un altro giro di riunioni tra il premier Giuseppe Conte, le Regioni, gli Enti locali e i membri della maggioranza. Si dovrebbe arrivare al Consiglio dei ministri delle 18.00 con una proposta definita. Il tutto sarà racchiuso in un decreto legge che, in sostanza, annullerà quello precedente, rendendo più stringenti i limiti per gli spostamenti durante le festività natalizie. Per ora la deroga cui il presidente del Consiglio sta lavorando è quella dei due congiunti, non conviventi, seduti a tavola nei giorni di festa, una concessione per rendere meno amare le giornate di quasi lockdown delle festività. Restano comunque in campo due ipotesi, quelle che il ministro Francesco Boccia ha illustrato durante l'incontro informale con Regioni, Anci e Upi: seguire la linea sponsorizzata dai più rigorosi Ministri Roberto Speranza e Dario Franceschini e quindi di fare dell'intera penisola zona rossa dal 24 dicembre al 6 gennaio, oppure seguire le indicazioni più morbide proposte da Giuseppe Conte e Alfonso Bonafede, limitando le restrizioni delle zone rosse nei giorni festivi e prefestivi (quindi 24,25 e 26 dicembre, 31 e 1 gennaio) e colorare invece di giallo il 28, 29 e 30 dicembre. 

Al Senato il centrodestra occupa l’Aula dopo la fiducia al decreto sicurezza

Quella di giovedì è stata una giornata caldissima al Senato. L’Aula di palazzo Madama sta approvando definitivamente il nuovo decreto sicurezza, la versione corretta dei cosiddetti decreti Salvini. La tensione sale prima di pranzo; il tam tam sulla liberazione dei 18 pescatori sequestrati in Libia con Giuseppe Conte in volo per Bengasi, anima il dibattito. È Matteo Salvini a partire: tuona contro l'azzardo del Governo sull'operazione ancora in corso e fatta filtrare dallo staff di Palazzo Chigi. “Certe cose prima si fanno e poi si annunciano”, contesta. Dopo pranzo parte un nuovo round, sul decreto sicurezza. Sul tavolo ci sono oltre 13 mila emendamenti, quasi tutti firmati Lega. Che ci fosse ostruzionismo era prevedibile, ma la miccia scoppia con l'annuncio flash della fiducia. A farlo è il ministro Federico D'Incà subito dopo gli interventi dei relatori. Il pentastellato spiazza tutti, in primis il senatore Ignazio La Russa, che sta presiedendo l'aula. Né riesce a fermare la corsa dei senatori del centrodestra verso gli scranni del governo, per protestare: per alcuni minuti l'aula diventa un'arena con decine di senatori con la mascherina accalcati attorno al Ministro. L'aula viene sospesa e si tenta una mediazione convocando la Conferenza dei capigruppo. Ma i leghisti non ci stanno: “Vogliono impedirci la discussione”, denunciano e occupano i banchi del Governo

I sondaggi della settimana 

Negli ultimi sondaggi realizzati dall'Istituto SWG, la Lega di Matteo Salvini perde quasi mezzo punto rispetto alla scorsa rilevazione (23,9%). Discorso simile per il Movimento 5 Stelle. Il consenso dei pentastellati non fa registrare grossi cambiamenti rimanendo al 14,8%. La Lega resta comunque il primo partito del Paese con una distanza dal secondo (PD) di 3,8 punti percentuali, mentre il gap rispetto a FdI, la terza forza politica italiana, si attesta a 7,1 punti.

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Nell’area delle sinistre, i Verdi si fermano al 2,1% mentre Sinistra Italiana-MDP Articolo Uno non fa registrare grossi cambiamenti (3,3%). Nell’area centrista, +Europa rimane stabile (2,1%), mentre Italia Viva perde qualcosa (3,1%) e Azione cresce quasi di mezzo punto (3,8%). Il Partito Democratico rimane al palo rispetto alla settimana scorsa (20,1%). Nell’area del centrodestra, Fratelli d’Italia si conferma come la terza forza politica nazionale (16,8%). Nessuna variazione degna di nota per Forza Italia (5,9%) e Cambiamo!, il partito di Giovanni Toti (1%).

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Ad oggi, l’area di Governo raccoglie il 41,3% delle preferenze di voto. La coalizione di centrodestra il 47,6%, quella di centrosinistra il 28,6%. Il Movimento 5 Stelle è dato al 14,8%.

 



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