La Meloni parla al G20 degli effetti della guerra in Ucraina

Nel suo intervento a Bali la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato degli effetti della guerra: “Quando l'Indonesia ha assunto la Presidenza del G20 era impossibile prevedere che la Russia avrebbe invaso l'Ucraina e il devastante impatto che ciò avrebbe avuto sull'ordine mondiale e sulle nostre economie. Per riuscire nella sua missione, il G20 deve avere il coraggio di confrontarsi con le sfide più difficili in agenda, a partire dalle conseguenze del conflitto ucraino in ambito economico, energetico e alimentare”. “Presidente Widodo, l'anno scorso a Roma nessuno avrebbe pensato che si sarebbe arrivati a questo, con la guerra, la crisi alimentare e l'emergenza energetica. Ma non abbiamo permesso a nessuno di intimidirci. Abbiamo reagito e abbiamo continuato a lavorare insieme”. “L'Italia, insieme all'Ue, sta intervenendo per fare fronte alla spropositata e sproporzionata crescita dei prezzi dell'energia, per aumentare la produzione nazionale e accelerare la diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Tutto questo riducendo la sua eccessiva dipendenza dalla Russia”. “Dal dramma della crisi energetica può emergere, per paradosso, anche l'opportunità di rendere il mondo più sostenibile e costruire un mercato più equilibrato, nel quale gli speculatori abbiano meno influenza e i Paesi fornitori abbiano meno opportunità di usare l'energia come un'arma contro altri Paesi”. 

Dopo la tensione sui migranti Mattarella riapre con Macron ma la tregua è fragile

Sergio Mattarella, chiusa la sua visita in Olanda dove ha potuto condividere con il vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani le preoccupazioni per la crisi con la Francia sui migranti, sabato sera ha avuto un colloquio telefonico con Emanuel Macron. I rapporti bilaterali restano quindi sospesi in un limbo diplomatico in attesa che l'esecutivo dia segnali e risposte che devono necessariamente andare oltre i rapporti bilaterali. La partita è infatti più ampia, come dimostra la richiesta dell'Italia a Bruxelles di convocare un vertice sui migranti a livello di Ministri degli esteri e degli Interni. Il problema esiste, al di là dei toni, e il Capo dello Sato da sempre sostiene le ragioni di una maggiore solidarietà sul tema. Dopo oltre 36 ore dal colloquio il comunicato del Quirinale è chiarissimo: “Il Presidente Sergio Mattarella ha avuto con il Presidente Emmanuel Macron un colloquio telefonico nel corso del quale entrambi hanno affermato la grande importanza della relazione tra i due Paesi e hanno condiviso la necessità che vengano poste in atto condizioni di piena collaborazione in ogni settore sia in ambito bilaterale sia dell'Unione Europea”. 

Al G20 Meloni ha incontrato il Presidente cinese Xi Jinping

Giorgia Meloni chiude il G20 di Bali incontrando il presidente della Cina Xi Jinping dopo che il giorno prima aveva visto il presidente degli Stati Uniti Joe Biden. Al termine di un G20 che aveva tutte le premesse per “fallire” e invece è stato un “successo”, soprattutto sul fronte della condanna alla Russia e dell'accordo sul grano, nella delegazione italiana si respira soddisfazione per il numero e la qualità dei bilaterali inanellati nelle 48 ore. Certo, l'atteso chiarimento con Emmanuel Macron dopo lo scontro sui migranti non c'è stato ma “non abbiamo bisogno di arrivare a Bali per questo”, taglia corto la premier in un rapido incontro con la stampa. Della questione Meloni ha investito piuttosto il presidente del Consiglio Ue Charles Michel, come a dire che la gestione dell'immigrazione irregolare non è questione tra Italia e Francia ma riguarda tutti i Paesi europei.

La Meloni ha ben chiarito che l'Italia è pronta a coltivare non solo i rapporti storici e cruciali come quelli con gli Usa, ma di fatto si propone come un ponte verso quell'Asia. Una posizione accolta con un certo entusiasmo da Pechino, che dopo il faccia a faccia evidenzia la presenza di una delegazione di “alto livello” all'incontro, il ministro degli Esteri Wang Yi e il governatore della Banca centrale Yi Gang. Da entrambe le parti il colloquio è stato definito “molto cordiale”. Nel bilaterale i due non hanno discusso di temi spinosi come la questione di Taiwan o la nuova via della Seta; entrambi i Governi però si sono detti pronti a “promuovere gli interessi economici reciproci” a partire proprio dalle esportazioni italiane in Cina, come spiega Palazzo Chigi mentre da Pechino si dicono pronti a “importare beni italiani di alta qualità” oltre a dirsi disponibili a “rafforzare la collaborazione” in consessi multilaterali come il G20, anche su un tema che non sempre ha trovato unito est e ovest come quello della guerra in Ucraina.

In Parlamento Piantedosi chiede una svolta europea sui migranti

Ci sono “sfide epocali che non possono essere affrontate dai singoli Stati”. È quindi arrivato il tempo che l'UE “sviluppi una grande politica per le migrazioni”, perché finora l'Italia è stata penalizzata, con il Canale di Sicilia che è “la principale rotta degli ingressi illegali” nel Continente. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi nella sua informativa alle Camere rivendica la strategia del Governo “ispirata a umanità e fermezza”, ribadisce che le navi ong costituiscono un “fattore d'attrazione” dei flussi e raffredda la temperatura dello scontro con la Francia, dopo il caso Ocean Viking. In Parlamento il Ministro dell'Interno rimarca che “Non abbiamo nessuna intenzione di venir meno ai doveri di accoglienza e solidarietà, ma in Italia non si entra illegalmente e la selezione di ingresso non la fanno i trafficanti di esseri umani”. Piantedosi rileva come il sistema di accoglienza sia messo sotto pressione dagli sbarchi. Quanto alle navi ong invoca un “maggior coinvolgimento dello Stato di bandiera dell'imbarcazione”. Più in generale, serve “una nuova politica europea”, visto che il meccanismo volontario di solidarietà per i ricollocamenti ha dato risultati “del tutto insoddisfacenti”. Il Ministro ha ribadito che il Governo pensa a nuovi provvedimenti come, ad esempio, il decreto flussi e ha chiarito l’intenzione di rafforzare i corridoi umanitari per i vulnerabili. Tra Camera e Senato c’è stato il pieno sostegno della maggioranza all'informativa del Ministro, critiche invece le opposizioni. 

Gemmato mette in discussione i vaccini anti Covid. Le opposizioni all’attacco 

Scoppia la polemica dopo le affermazioni del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato sui vaccini. Al centro le sue parole a Restart per cui mancherebbe “l'onore della prova inversa” su cosa sarebbe successo senza la vaccinazione durante la pandemia. Quest’affermazioni è rimbalzata fin dal mattino quando lo stesso sottosegretario è intervenuto con una nota per precisare che le sue parole sono state strumentalizzate e ribadendo di aver “sempre sostenuto la validità dei vaccini e la capacità che hanno di proteggere soprattutto i più fragili”. “Interpretazioni faziose e ideologiche”. Gemmato assicura poi che “idee no vax non albergano nel nostro pensiero” e taglia corto definendo “la polemica sui vaccini un'arma di distrazione di massa”. Parole che hanno scatenato durissime polemiche da parte delle opposizioni che ne hanno invocato le dimissioni. L'uscita di Gemmato arriva dopo che il ministro Orazio Schillaci aveva diramato le prossime linee guida del governo sul Covid e ribadito pubblicamente l’importanza dei vaccini per il contrasto al Covid.

Il Governo lavora alla manovra 

Ci sono 30-32 miliardi a disposizione, la gran parte destinati a misure contro il caro energia, e più di un dubbio sull'opportunità di varare anche una disclosure sui capitali all'estero. Rientrati dal G20 di Bali, la premier Giorgia Meloni e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti hanno ripreso il lavoro sulla definizione della legge di bilancio che lunedì dovrebbe approdare in Consiglio dei ministri. Poi la palla passerà al Parlamento che, in una corsa contro il tempo, dovrà approvarla entro il 31 dicembre così da evitare l’esercizio provvisorio. Alla fine della prossima settimana il testo dovrebbe arrivare in commissione Bilancio alla Camera e, al momento, l'approdo in Aula è previsto non prima del 20 dicembre. Inevitabilmente, il passaggio in Senato sarà solo tecnico, per chiudere prima di Natale o subito dopo. 

Un vertice fra la Meloni e i capigruppo di maggioranza è in programma questa sera alle 18.00 a Palazzo Chigi. In queste ore sono in corso valutazioni sulla possibilità di riproporre uno scudo per l'autodenuncia e il rientro dall'estero dei capitali nascosti al fisco. L'effetto di una nuova disclosure è stimato in 3-5 miliardi, che andrebbero a rinforzare l'ammontare di 30-32 miliardi emerso nelle riunioni delle ultime ore sulla manovra, 21 dei quali (in deficit) destinati ad aiuti per famiglie e imprese a fronteggiare il caro energia. Dai tecnici sarebbe arrivato il suggerimento di proporre questa misura in un altro provvedimento. Il Mef, in una nota, ha chiarito che “nessun condono di carattere penale troverà posto, in ogni caso, nella manovra”. 

Nella legge di bilancio entrerà l'aumento a 5mila euro dal primo gennaio del tetto al contante, che altrimenti nel 2023 passerebbe da 2mila a mille euro. La misura era inizialmente prevista dal Dl Aiuti quater, di cui si attende la pubblicazione in GU, ma, sembra anche dopo un'obiezione del Quirinale, sia stato spostato sul disegno di legge di bilancio, per la mancanza dei requisiti d'urgenza tipici della decretazione.  C'è grande attenzione sul capitolo lavoro. Sarà confermato il regime forfettario per gli autonomi, con tetto aumentato da 65mila a 85mila euro, mentre per i dipendenti si studiano aliquote più vantaggiose sui premi produzione. Le risorse dovrebbero bastare a confermare il taglio di 2 punti del cuneo fiscale e, sulle pensioni, per evitare il ritorno della legge Fornero: si punta su una combinazione fra 41 anni di contributi e 61 o 62 di età. 

Un cardine della manovra sarà la rivisitazione della norma sulla tassazione degli extraprofitti, con un'aliquota non ancora definita che potrebbe essere del 33%. Altre risorse sono attese dalla stretta sul Reddito di cittadinanza (tre anni in tutto, con l'assegno intero assicurato solo per 18 mesi, l'ipotesi), ed è allo studio anche un aumento delle imposte su tabacco e gioco online. Fra i punti fermi ci sono poi la tregua fiscale sulle cartelle fra mille e 3mila euro e la riattivazione della Stretto di Messina spa, in liquidazione da nove anni. 

Berlusconi è stato assolto nel filone del processo Ruby ter di Roma

Assolto “perché il fatto non sussiste”. Si è concluso così il filone del processo Ruby ter che vedeva accusati, a Roma, Silvio Berlusconi e il musicista Mariano Apicella. Le accuse, come nel filone principale a Milano, erano di corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza. Nell'ipotesi dell’accusa l’ex premier avrebbe pagato gli ospiti assidui delle sue cene ad Arcore in cambio del loro silenzio ai processi sulle “cene eleganti” nella residenza del Cavaliere. Lettura che il pm Roberto Felici ha ribaltato, sollecitando lui stesso l'assoluzione per Berlusconi e per l'artista. “Sono contento e soddisfatto”, ha commentato Berlusconi, parlando al telefono con i suoi difensori dopo la sentenza, “gli elementi avanzati dalla difesa hanno chiarito oltre ogni ragionevole dubbio l'assenza di elementi di opacità in questa vicenda”.  Quella di giovedì è la seconda vittoria incassata negli ultimi mesi dal leader di FI su questa vicenda. È alle battute finali, invece, il processo principale sulla vicenda Ruby ter di Milano. Il 17 ottobre, nella sua arringa a Milano, anche l'altro difensore dell'ex premier, l'avvocato Federico Cecconi ha chiesto l'assoluzione con formula piena per il Cavaliere mentre la procura ha chiesto una condanna a 6 anni e la confisca di 10 milioni di euro. Si tornerà in aula il 21 dicembre e la difesa del Cavaliere. Per la sentenza, invece, bisognerà attendere fine gennaio o febbraio. 

Il Pd accelera sul Congresso e ufficializza la corsa di D'Amato nel Lazio

Orami sembra certo che il Pd anticiperà il Congresso: inizialmente era previsto per il 12 marzo ma ora si ragiona sul 19 febbraio. Comunque sia, la decisione verrà presa sabato dall’Assemblea Nazionale. Intanto, la direzione del Lazio dà il via libera ad Alessio D'Amato candidato alla presidenza della Regione per il partito; nei prossimi giorni ci sarà un tavolo di lavoro con i partiti del centrosinistra dal momento che la volontà politica è quella di allargare il più possibile i confini dell’alleanza. Per il momento il M5S prende tempo e chiede le primarie tramite l’assessore Roberta Lombardi; in casa M5S però in molti dubitano che alla fine il partito di Giuseppe Conte deciderà di allearsi con il centro sinistra. 

Venerdì anche Verdi-Si deciderà se appoggiare o meno il candidato del Pd, mentre il partito di Carlo Calenda, per il momento, è pianamente allineato all’ipotesi. Le decisioni stentano ad arrivare pure in Lombardia, dove la direzione regionale del PD ha rimandato all'assemblea la discussione e il voto sull'esito del percorso di confronto con le altre forze politiche per un accordo sulla composizione della coalizione, sulla piattaforma programmatica e sulla candidatura. Tra i nomi che circolano c'è quello dell'assessore alla Casa del Comune di Milano, Pierfrancesco Maran che ha già manifestato la sua disponibilità, dell'europarlamentare Pierfrancesco Majorino su cui potrebbe convergere anche il M5S. Ma +Europa frena: “La carta migliore per +Europa resta quella di Carlo Cottarelli” e comunque “non siamo interessati a un fronte ampio che comprenda una forza populista e in ultima istanza dannosa quale il M5S”.

Il centrosinistra sceglie Majorino in Lombardia. Sarà sfida a tre

Sarà Pierfrancesco Majorino il candidato del centrosinistra in Lombardia. È quello dell'europarlamentare del Pd il nome su cui la coalizione punta in vista delle elezioni regionali. “Le forze del centrosinistra lombardo mi hanno chiesto di essere il candidato della coalizione alla Presidenza di Regione Lombardia. Sono onorato ed emozionato. A partire dalla giornata di domani le incontrerò per costruire insieme, e secondo le modalità condivise, la proposta più forte possibile per cambiare pagina in Regione. Possiamo battere la destra di Attilio Fontana e sono convinto che ce la metteremo tutta”, scrive su Facebook l'eurodeputato dem dopo il tavolo di coalizione organizzato giovedì sera dal segretario regionale dem, Vinicio Peluffo, e aperto agli alleati, a cui hanno partecipato i rappresentanti di Sinistra italiana, dei Verdi, oltre a +Europa e ai Lombardi civici europeisti, perché il perimetro della coalizione è al momento sostanzialmente quello delle elezioni politiche del 25 settembre. 

Giovedì i partiti si sono riuniti per completare il lavoro sulle priorità programmatiche condivise e che verranno offerte quale contributo alla stesura del programma elettorale e alla fine c’è stata la convergenza su Majorino. Non ci saranno quindi le primarie come chiesto con insistenza da Pierfrancesco Maran. Ora la sfida sarà tra il Presidente uscente Attilio Fontana della Lega, Letizia Moratti, appoggiata dal Terzo polo, e l’europarlamentare del Pd. Il M5S non ha ancora chiarito la propria strategia ma molto probabilmente, se decederà di presentare un proprio candidato, andrà da solo. Quel che è certo è che sarà una sfida a tre e che forse per la prima volta negli ultimi i decenni la sfida si presenta aperta anche se il centrodestra è chiaramente avanti nei consensi.

I sondaggi della settimana

Negli ultimi sondaggi realizzati dall'Istituto SWG, relativi al 14 novembre, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni si conferma il primo partito italiano e sale al 30,1%, davanti al Movimento 5 Stelle (17,0%), in crescita nei consensi rispetto alla scorsa settimana. Sempre al 16,0% si attesta il Partito Democratico, da sottolineare che il distacco tra FdI e la prima forza politica nazionale antagonista (M5S) è di 13,1 punti percentuali. 

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Nell’area delle sinistre, la lista rosso-verde Alleanza Verdi e Sinistra è stimata al 3,8%, in calo di uno 0,2% rispetto agli ultimi sondaggi, mentre Unione Popolare perde altri centesimi di punto, fermandosi all’1,3%. Nell’area centrista, l’alleanza tra Azione e Italia Viva scende di 0,4 punti attestandosi all’8,4%. Nella coalizione del centrodestra, la Lega sale ancora attestandosi all’8,1%, anche Forza Italia recupera terreno arrivando al 6,8%. Per quanto riguarda gli euroscettici di Italexit di Paragone, scendono questa settimana al 2,1%.

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La coalizione del centrodestra continua a crescere nei consensi, trainata dall’ascesa di Fratelli d’Italia. Ad oggi, la configurazione “classica” del centrodestra (FdI, Lega, FI) viene stimata al 45,0%, in continua tendenza positiva nelle ultime settimane. Il centrosinistra, formato da PD, +Europa e Alleanza Verdi-Sinistra, rimane stabile al 22,7%, mentre il Polo di centro, composto da Azione e Italia Viva, raggiunge l’8,0%. Fuori da ogni alleanza il M5S (17,0%).

 



 

 

 




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