Si è riunita la cabina di regia sul Pnrr. Meloni è soddisfatta

Giorgia Meloni è soddisfatta al termine della prima cabina di regia sul Pnrr del 2024, anno che definisce decisivo per l'attuazione del piano e quindi per il sostegno all'economia. Mette in evidenza il “doppio primato” centrato: “essere la prima nazione in Europa non solo a presentare la richiesta e a ricevere dalla Commissione Ue la quarta rata, ma anche a presentare entro il 2023 la richiesta per la quinta rata”. Consapevole dell'impegno che attende il Governo nei prossimi mesi, la premier spiega in un post come “il lavoro di squadra che siamo riusciti a costruire in questi mesi, ci ha consentito di chiudere il 2023 con un bilancio estremamente positivo”. L'Anci esprime invece delle riserve “ci saremmo aspettati di ricevere informazioni certe su quali Comuni siano stati coinvolti dalla rimodulazione del Piano, o di conoscere i contenuti del decreto che dovrà specificare le nuove fonti di finanziamento e le modalità di impiego, ma così non è stato”. Meloni invece ha elencato i “quattro grandi risultati” ottenuti: “Primo: il completamento e la verifica degli obiettivi per il pagamento della terza rata. Secondo: la verifica e la rendicontazione degli obiettivi per chiedere la quarta rata, versata dalla Commissione Ue. Terzo: il completamento della revisione del Pnrr con l'implementazione del capitolo REPowerEU e l'approvazione del nuovo Piano da parte del Consiglio Ue. Quarto: il raggiungimento degli obiettivi per la quarta rata e la presentazione della nuova richiesta di pagamento”. Quindi conclude “Dobbiamo essere molto orgogliosi di questo traguardo”. 

Asse Meloni - von der Leyen sulla ricostruzione post alluvione in E-R e Marche

Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen si sono incontrate a Forlì per presentare la nuova misura da 1,2 miliardi per le aree colpite dalle alluvioni in E-R e Marche. Queste risorse, ha sottolineato la premier “oltre a garantire la messa in sicurezza delle zone esposte a rischio idrogeologico, consentiranno di portare anche avanti azioni di risanamento ambientale, mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici, garantendo un livello più elevato di controllo, di gestione del rischio di alluvione” Meloni ha poi ringraziato la von der Leyen per “risultati molto importanti che abbiamo costruito insieme in questi mesi. Quando siamo stati qui l'ultima volta, la presidente della Commissione portò la solidarietà europea, ma anche il suo impegno a non lasciare sole queste terre, e il fatto che sia di nuovo qui oggi quando noi possiamo presentare i risultati di quell'impegno è secondo me un simbolo di grande serietà e concretezza”. La premier ha posto l'accento sulla revisione del Pnrr, “una cosa che si diceva non fosse possibile, ma che invece non solo era possibile ma era doverosa”. La ricostruzione e la prevenzione delle zone alluvionate, inserita tra gli obiettivi del Pnrr, porterà con sé una conseguenza “molto importante”, ha evidenziato Meloni facendo riferimento al cronoprogramma che “prevede l'individuazione di tutti gli interventi puntuali entro il terzo trimestre del 2024, l'aggiudicazione di tutti gli appalti entro il secondo trimestre del 2025, e il completamento del 90% delle opere entro la fine del 2026. Questo vuol dire dover lavorare, e lavorare velocemente”. 

La Lega apre a Truzzu in Sardegna. Tensione con FI sulla Basilicata

Dopo settimane di tensione, la Lega spiana la strada alla candidatura di Paolo Truzzu in Sardegna e punta ora sulla Basilicata. Ora si va verso il passo indietro del governatore, Christian Solinas coinvolto in un’indagine per corruzione. Matteo Salvini sostiene che “un sindaco e un governatore uscenti, se hanno ben lavorato, debbano essere ricandidati”, ma “per me l'unità del centrodestra, la coalizione unita che hanno scelto gli italiani viene prima di logiche di partito personali e, quindi, decideremo tutti insieme”; un via libera implicito, insomma, al sindaco di Cagliari di FdI. Intanto è partito il pressing su FI sulle regionali in Basilicata, governata attualmente dall'azzurro Vito Bardi. Il vicesegretario del partito di via Bellerio, Andrea Crippa, parla chiaro: “La Lega in Sardegna ha fatto uno sforzo per fare in modo che il centrodestra andasse unito, ed è uno sforzo per noi importante perché continuiamo a pensare e a credere che la squadra di Solinas abbia governato bene in questi 5 anni. E credo che adesso c'è un altro partito che dovrebbe fare lo stesso sforzo; se vale la regola che contano le percentuali dei partiti, in questo momento la Lega è in credito”. FI per ora non cede: un passo indietro di Bardi “non esiste. Già il segretario Antonio Tajani ha detto che non è in discussione. Poi gli accordi li prenderanno i vertici. Ma non esiste”, dice a chiare lettere il capogruppo azzurro alla Camera Paolo Barelli. Il rebus delle regionali, quindi, si risolve da un lato ma resta irrisolto su un altro fronte. Nessun vertice fra i leader per il momento e Giorgia Meloni avrebbe sentito separatamente Tajani e Salvini. Ancora aperto, invece, il dossier sul terzo mandato su cui la Lega non ha alcuna intenzione di cedere. 

Il Governo italiano prende tempo sui balneari, l'Ue apre al dialogo

Allo scoccare del termine previsto dall'iter della procedura d'infrazione, l’Italia recapita la sua risposta a Bruxelles sulle concessioni balneari, chiedendo ulteriore tempo per aggiornare la mappatura delle spiagge prorogando fino al 2025 le licenze. Nel documento, il Governo auspica una “collaborazione” capace di portare a una soluzione condivisa e al riordino di un settore. E l'apertura al dialogo è predicata anche dall'esecutivo comunitario, che tuttavia parte dall'assunto inalienabile del rispetto della direttiva Bolkestein. L’Italia si impegna a portare a termine entro 4 mesi “un primo confronto” con gli Enti locali per determinare “la scarsità delle risorse e i relativi indirizzi di riordino del settore”. Ci sarebbe dunque tempo fino a maggio per aggiornare la mappatura delle spiagge e sancire la scarsità o meno del bene, elemento determinante per applicare le norme Ue. Le visioni finora sono però opposte, per Roma i risultati del tavolo tecnico interministeriale evidenziano che la scarsità non c'è, mentre per l'Ue il calcolo della quota del 33% riferito alle spiagge occupate da concessioni non è corretto e pertanto dovrebbe scattare l'articolo 12 della Bolkestein sul divieto di rinnovo automatico e obbligo di procedure di gara. Tutte valutazioni che i funzionari europei dovranno ora approfondire e con le quali si aprirà una nuova fase di confronto per scongiurare il rischio di un deferimento dell'Italia alla Corte di giustizia Ue e di una conseguente possibile maxi-multa.

Tensione al Parlamento Ue dopo gli attacchi a Orban. Fdi e Lega lo difendono

Un attacco frontale a Viktor Orban in vista del Consiglio europeo ma anche un segnale politico a Ursula von der Leyen: sui fondi europei all'Ungheria la Commissione non deve cedere ai ricatti. L'Eurocamera, prima in un report sullo stato di diritto poi con una risoluzione sulla questione dei fondi Ue congelati, ha mandato un chiaro avvertimento: l'eventualità di sbloccare i finanziamenti a ridosso del vertice dei 27 non deve ripetersi. Nella risoluzione, approvata il Pe non si è limitato a condannare gli “gli sforzi sistematici del governo ungherese per minare i valori fondanti dell'Ue” e a “deplorare la mancata applicazione da parte del Consiglio Ue della procedura dell'articolo 7 dei Trattati” (ovvero la sospensione dei diritti di adesione all'Ue), ma ha anche evocato una causa presso la Corte di Giustizia europea. A nulla è servita la difesa di Ursula von der Leyen che, in Aula, ha assicurato come quei soldi siano stati scongelati perché Budapest aveva soddisfatto i criteri richiesti. L’attenzione è rivolta al vertice del 1° febbraio sulla revisione del bilancio comune, che prevede un'assistenza da 50 miliardi per l'Ucraina. Il sì dell'Ungheria è più che mai lontano e una soluzione a 26 appare ormai come l'unica via d'uscita possibile. A difendere Orban sono stati FdI e Lega, in linea con i loro gruppi di appartenenza, Ecr e Id. La questione, certamente, sarà uno dei principali della campagna per le Europee, anche perché dal primo luglio sarà l'Ungheria a prendere la presidenza di turno. E, sul tema dei diritti, i Socialisti stanno già preparando la trincea, pronti a puntare il dito contro il Ppe per il suo avvicinamento alle destre. Nel frattempo, S&d ha nominato il suo Spitzenkandiadt, ovvero il candidato alla presidenza della Commissione, il lussemburghese Nicolas Schmit, l'uomo del salario minimo.

Il Governo potrebbe decidere di cedere fino al 4% di Eni

Dopo Fs e Poste c’è anche Eni tra gli osservati speciali per il piano di privatizzazioni del Governo. Il Mef non commenta, ma è certo che l'incasso stimato aggiungerebbe un tassello utile nell'ambizioso piano di vendere ai privati fino all'1% del Pil, pari a circa 20 miliardi, in un orizzonte pluriennale. Il progetto del Governo è di vendere fino al 4% di Eni dopo che la compagnia petrolifera avrà completato il piano di buyback da 2,2 miliardi, in scadenza ad aprile, così da poter incassare circa 2 miliardi e ridurre il debito. Dal Mef, che è azionista di controllo con una quota del 32,4%, arriva un no comment ma i rumors bastano a portare il titolo dell’azienda sulle montagne russe in Borsa, dove chiude poco mosso a -0,3%. Certo è che il tema delle privatizzazioni è in cima alle priorità del Mef e il Ministro Giancarlo Giorgetti ne ha parlato proprio con gli investitori istituzionali al forum di Davos: “Le operazioni che abbiamo avviato, dal Monte dei Paschi a operazioni anche molto complesse come la Netco di Tim, hanno registrato ampia soddisfazione”, così come “molto interessati” si sono detti anche del piano di privatizzazioni. “Questi sono i primi step di un piano che noi confermiamo molto ambizioso, ma come ho ribadito più volte ai nostri interlocutori, dalla nostra abbiamo un Governo stabile, una maggioranza forte che probabilmente è un unicum in Europa”. Eni era stata al centro di rumors già a novembre. Se le voci troveranno riscontro lo diranno le prossime settimane. 

Meloni e Bill Gates hanno si sono confrontati sull’intelligenza artificiale

Giovedì Giorgia Meloni ha incontrato Bill Gates a Palazzo Chigi. Al centro dell’incontro, durato oltre un’ora, c’era la necessità condivisa di “governare i cambiamenti futuri” dell'intelligenza artificiale. La premier ha messo il tema in cima all'agenda del G7 italiano e da mesi sottolinea l'esigenza di una disciplina globale dei sistemi informatici in grado di simulare il pensiero umano. Il magnate vede nel 2024 un “punto si svolta”, dall'osservatorio privilegiato di fondatore di Microsoft, il colosso che ha investito 13 miliardi di dollari in OpenAI cui fa capo la popolare ChatGPT. Gates è in arrivo dal Forum di Davos, dove si è imposta la discussione sul potenziale impatto dell'IA sulle elezioni del 2024. OpenAI ha già annunciato che non consentirà di usare la sua tecnologia per generare testi e immagini per campagne elettorali. Il timore di operazioni di disinformazioni di massa è diffuso, al pari di quello dell'impatto dell'intelligenza artificiale sul lavoro. Giorgia Meloni ha sottolineato quest'ultimo pericolo in varie occasioni, nel lungo ciclo di incontri cominciato con il suo discorso all'Onu e poi proseguito al G20, al vertice internazionale di Londra organizzato da Rishi Sunak e nel confronto con Elon Musk. Per la premier servono “meccanismi di governance multilaterali per garantire barriere etiche all'AI”, che rappresenta “la più grande sfida intellettuale, pratica e antropologica di quest'epoca”, con rischi che vanno dalla vita privata alla produzione di armi. 

Nordio in Parlamento rilancia sulle riforme sulla giustizia

“Efficienza e rapidità” sono le parole chiave del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ieri davanti a Camera e Senato ha svolto le sue comunicazioni sull'amministrazione della giustizia. “L'assoluta priorità per potenziare l'efficienza del sistema è costituita dalle attività legate al Pnrr”, dice il guardasigilli, che spiega come agli obiettivi del Pnrr sia legata la necessità di velocizzare ulteriormente i processi, la cui durata media, nel penale, è comunque scesa sotto i mille giorni. “Entro febbraio arriveranno i decreti correttivi della riforma penale e a breve quelli per la riforma civile” e conferma: “Sono già all'esame delle Commissioni parlamentari i due schemi di decreto legislativo recanti la riforma ordinamentale della magistratura e la disciplina dei magistrati fuori ruolo”. Per quanto riguarda le carceri “servono spazi”, sostiene Nordio, “i suicidi sono una questione irrisolvibile, e certo non dobbiamo rassegnarci, ma dobbiamo ridurne il numero”, anche attraverso una giustizia che possa “rieducare con sport e lavoro”; “Costruire nuove carceri è difficilissimo. L'unica possibilità è avvalersi di strutture che già abbiamo, come le tantissime caserme dismesse”. Sulle riforme il Governo andrà avanti, assicura, dalle intercettazioni, alla separazione delle carriere, fino ai reati contro la Pa “il cui intero sistema è obsoleto” a cominciare dall'abuso d'ufficio. Sulla relazione del Ministro Carlo Nordio vengono presentate e discusse sei risoluzioni: sia alla Camera che al Senato vengono approvate quella di maggioranza e, con una riformulazione, quella presentata da AzioneItalia viva e + Europa che sul tema giustizia ritrovano unità e sintonia con l'esecutivo.

Conte parla davanti al Giurì d’onore sul caso Mes: voglio giustizia

Un'ora e mezza di audizione davanti al Giurì d'onore per chiedere “giustizia” dopo le accuse rivolte da Giorgia Meloni sul Mes. All'appuntamento con la Commissione d'indagine presieduta da Giorgio Mulè, che oggi alle 12.00 ascolterà la presidente del Consiglio, Giuseppe Conte si è presentato con un corposo dossier per smontare la tesi della Meloni in occasione delle comunicazioni al Parlamento rese a metà dicembre sul Consiglio Ue. La Meloni dichiarò che il Governo Conte si era impegnato alla ratifica del trattato del Mes “quando era in carica solo per gli affari correnti, senza mandato parlamentare, con il favore delle tenebre”. Ricostruzione subito negata dall'ex premier e ora contestata. “Mi rimetto ovviamente alle valutazioni che faranno i colleghi deputati, verso i quali ho pieno rispetto e piena fiducia” ha quindi aggiunto riferendosi al presidente Mulè e al resto dei membri della commissione (Fabrizio Cecchetti per la Lega, Alessandro Colucci per Nm, Stefano Vaccari del Pd e Filiberto Zaratti di Avs) che dovrà riferire alla Camera entro il 9 febbraio. Con l'ausilio della memoria illustrata nell'audizione Conte ha ripercorso l'iter parlamentare del dossier sul Mes mostrando di non aver agito “con il favore delle tenebre”. Questo perché da presidente del Consiglio è passato alle Camere 14 volte sul tema del Mes; e il numero lievita tra 30 e 40 se si considerano anche le audizioni in commissione e in Aula fatte dai Ministri competenti. E all'interno di tutti questi passaggi, viene fatto notare, la Giorgia Meloni era presente. 

Il Pd si riunisce a Gubbio. Primi contatti per il confronto Tv tra Meloni-Schlein

La notizia che giovedì sono state avviate le interlocuzioni tra i rispettivi staff per il confronto Tv in vista delle elezioni europee tra Giorgia Meloni e Elly Schlein arriva mentre ha preso il via il conclave, a porte chiuse, dei deputati Dem Gubbio. Ma la domanda è se Elly Schlein si candiderà o meno alle europee. Lei non ha sciolto la riserva e sul punto il silenzio è massimo. Certamente peserà anche la decisione della Meloni sulla sua candidatura. Sulla decisione della Schlein, Matteo Orfini non risponde e mentre su Gubbio rimarca: “Stare insieme è sempre utile”. Giovedì, in un'intervista Andrea Orlando l'ha sollecitata: “I pro e i contro sono ormai chiari”, dunque, “decida”. E sempre di giovedì è la lettera di molte donne del partito, tra Valeria Valente e Simona Malpezzi, chehanno evidenziato le “molteplici conseguenze negative” che l'ipotesi avrebbe sulle “candidature femminili e sull'immagine complessiva del Pd”. Tornando a Gubbio oggi ci saranno due i panel: “Dove va il mondo. Tra guerre e pace, l'Europa di Ventotene” e “La destra al potere: tra propaganda e sogni di egemonia”. Domani la terza sessione “Un patto tra generi e generazioni, un'altra idea di futuro” con il commissario Ue al Lavoro e ai Diritti sociali Nicolas Schmit. La segretaria è attesa questa mattina e parlerà alle 11.30, ma ha già in programma di rimontare in macchina per andare a Cantiano, nelle Marche, dove alle 12.30 incontrerà il sindaco del Paese colpito dall'alluvione del 2022.

I sondaggi della settimana

Negli ultimi sondaggi realizzati dall’Istituto SWG il 15 gennaio, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni si conferma il primo partito italiano, con il 29%, davanti al PD (19,4%). Più di tre punti percentuali in meno per il Movimento 5 Stelle al 16,1%. Da sottolineare come il distacco tra FdI e la seconda forza politica nazionale (PD) sia pari a 12,2 punti percentuali. Nell’area delle sinistre, la lista rosso-verde Alleanza Verdi e Sinistra è stimata al 3,4%, mentre Unione Popolare all’1,4%. Nell’area centrista, Azione è data al 4,0%, mentre Italia Viva al 3,5%. Nella coalizione del centrodestra, Lega scende al 8,8%, Forza Italia scende leggermente a 7,2%. Per l’Italia sale all’1,6%

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La stima di voto per la coalizione di centrodestra (Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia) scende al 45%, mentre il centrosinistra, formato da PD, +Europa e Alleanza Verdi-Sinistra, sale al 25,2%. Il Polo di centro, composto da Azione e Italia Viva, rimane invariato al 7,5%; fuori da ogni alleanza, il M5S scende al 16,1%.

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