L'iter del Decreto Dignità in Parlamento è ufficialmente iniziato. Serrato il ritmo nelle Commissioni Finanze e Lavoro, per rispettare i tempi stabiliti dal calendario della Camera. La settimana si è aperta tra le polemiche relative al contenuto della relazione tecnica. Ad alimentare la tensione la constatazione, che il decreto avrà l'effetto di far perdere almeno 8 mila posti di lavoro all'anno.

La paternità di quel numero è dell'Inps, che è stato preso di mira da una nota congiunta dei ministri Di Maio e Tria dove si legge: “Il ministro dell'Economia Giovanni Tria ritiene che le stime di fonte Inps sugli effetti delle disposizioni relative ai contratti di lavoro contenute nel decreto siano prive di basi scientifiche e in quanto tali discutibili”. A questa nota ha risposto duramente Boeri, parlando di “un attacco senza precedenti alla credibilità di due istituzioni nevralgiche per la tenuta dei conti pubblici nel nostro Paese” e di “negazionismo economico”.

E' scontro tra Governo e Confindustria durante le audizioni sul decreto Dignità. Per l'organizzazione degli imprenditori le nuove norme creano rigidità e fanno perdere posti di lavoro, ben al di là degli 8mila posti all'anno stimati dall'Inps. La vera chiave per aumentare il lavoro stabile, ha spiegato la direttrice generale di Confindustria Marcella Panucci, è “agire sul costo del tempo indeterminato: gli incentivi degli anni passati dimostrano che il ricorso all'indeterminato c'è se ci sono riduzioni importanti del costo del lavoro”. Quelli di Confindustria, ha attaccato Di Maio, “sono gli stessi che gridavano alla catastrofe se avesse vinto il no al Referendum, poi sappiamo come è finita”. E “non possiamo più fidarci di chi cerca di fare terrorismo psicologico per impedirci di cambiare”.

Giovedì il presidente dell'Inps Tito Boeri ha difeso, in audizione alla Camera, l'operato dell'istituto e attaccato senza mezzi termini Salvini e Luigi Di Maio. Il numero uno dell'Istituto di previdenza ha spiegato con chiarezza di aver condotto “stime su dati quasi interamente forniti dal Ministero del Lavoro”. Poi c’è stata la ricostruzione con una decina di mail tra l'Inps e lo stesso dicastero guidato da Luigi Di Maio. In buona sostanza per Boeri il Governo sapeva.

La replica del leader del Carroccio è stata fulminea: “Mai minacciato Boeri. Il presidente super-attaccato alla poltrona dimostra ancora una volta grande fantasia, come quando chiede più immigrati per pagare le pensioni, o quando difende la legge Fornero. Se vuole fare politica con la sinistra che l'ha nominato si candidi, altrimenti lavori per migliorare la qualità dei servizi offerti dall'Inps ai cittadini”.

Dopo settimane di grande tensione politica, si è' chiusa intanto la partita delle Giunte parlamentari e delle presidenze, con Alberto Barachini di Forza Italia alla Vigilanza Rai e l’esponente del Partito Democratico Lorenzo Guerini al Copasir. Il Parlamento ha scelto anche quattro membri del cda Rai: sono stati nominati Beatrice Coletti in quota M5S, Igor De Biasio per la Lega, Giampaolo Rossi per Fdi e Rita Borioni per il Pd.

Il dossier nomine s’inceppa ancora una volta per un braccio di ferro tra il Movimento 5 Stelle, la Lega e il ministro dell’Economica Giovanni Tria. Il capo del Mef entra nuovamente nell’occhio del ciclone dopo le prese di posizione sulla necessità di non intaccare i conti pubblici con misure di spesa come riforma della legge Fornero, flat tax e reddito di cittadinanza. Tutto rinviato per CDP e Rai. Giovedì si sarebbe dovuta tenere una riunione per sbloccare l’impasse ma l’assenza di Di Maio e Salvini ha costretto il Premier Conte a rinviare tutto alla prossima settimana. 

L'Alitalia tornerà a essere italiana. Ad assicurarlo è Matteo Salvini, che conferma la posizione espressa dal ministro Danilo Toninelli: “Non m’impicco a dei numeri, però ci vuole una pianificazione che metta al centro l'Italia”. Lo scenario incontra il plauso dei sindacati e i timori del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia che chiede di non far pagare il costo ai cittadini. Critico l'ex ministro dei trasporti Graziano Delrio, che vede nella mossa del Governo solo il tentativo di prendere tempo. Davanti ci sono tre mesi: la procedura è stata recentemente prorogata al 31 ottobre e la restituzione del prestito al 15 dicembre. Per capire meglio le intenzioni del Governo si attende dunque il prossimo incontro il 27 luglio al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti con i Commissari straordinari.

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