Draghi e Conte cercano una mediazione sulla giustizia

L'atteso faccia a faccia tra Mario Draghi e Giuseppe Conte segna un punto a favore della riforma Cartabia e, in generale, chiarisce la posizione del Movimento rispetto a un governo che ad una parte dei pentastellati piace sempre meno: «Daremo il nostro contributo per velocizzare i processi ma saremo molto vigili nello scongiurare soglie di impunità» assicura l'ex premier dopo l'incontro durato circa 45 minuti, mentre il Premier non chiude alle modifiche, fermi restando due elementi cruciali per Palazzo Chigi: che i tempi devono essere rapidi e che l'impianto della riforma, sul quale in Cdm c’è stato un sostanziale accordo, non può essere stravolto. È la ministra della Giustizia Marta Cartabia a chiarire ai cronisti quello che il premier ha spiegato a Conte: «Il testo approvato non coincide con la proposta originaria. Più che di riforma Cartabia potremmo parlare di mediazione Cartabia ed è frutto di una responsabilità condivisa. Ed è una riforma approvata nel Governo» spiega la Guardasigilli. 

Conte cerca di mediare tra Governisti e Ortodossi

Da un lato la permanenza “da protagonisti” nell'esecutivo guidato da Mario Draghi, dall'altro la salvaguardia dei valori fondanti del M5S. È una strettoia tra incudine e martello quella che sta percorrendo in queste ore Giuseppe Conte, leader in pectore di un Movimento ancora disorientato dopo le tensioni sullo statuto, ma soprattutto diviso tra governisti e ortodossi. Tutti sanno che il negoziato è complicatissimo, ma c’è anche chi scommette che alla fine Conte porterà a casa il risultato non solo sulla giustizia ma anche sul reddito di cittadinanza che da qualche tempo viene messo in forte discussione. Ogni mediazione dovrà viaggiare necessariamente sui contenuti, è il refrain dei pentastellati, in primis sulla spina dell’improcedibilità, per cui il punto di caduta deve essere “sostanziale” e non di facciata. La terza grana è il nervosismo crescente sul titolare del Mite Roberto Cingolani, che ha raggiunto un livello d'allerta: le perplessità sul suo operato sono state esplicitate anche nella riunione dei parlamentari con Conte. Gli eletti hanno chiesto all'ex premier di guidare il Movimento nella difesa delle riforme simbolo messe in campo in questi anni, dalla giustizia all'ambiente. Nessun intervento da parte dei big, ma Roberto Fico in giornata si è mostrato fiducioso: «I detrattori dicono che il Movimento è finito ma siamo ancora qui e adesso partiremo più forti di prima». 

Sulla giustizia Draghi apre modifiche tecniche, ma in Aula metterà la fiducia

Il Cdm ha approvato all’unanimità l'autorizzazione a porre la questione di fiducia sulla riforma del processo penale. E potrebbe prefigurare due scenari opposti: uno di rottura con il M5S o una sua parte, e uno di accordo politico raggiunto nel frattempo in Commissione. La fiducia inoltre rappresenta anche una risposta indiretta alle critiche del Csm e di alcuni Pm, come quelle di Nicola Gratteri. Comunque sia, Mario Draghi ha chiarito che le possibili modifiche non dovranno in alcun caso “stravolgere” il testo. Poi ha aggiunto, tanto per far capire con nettezza la posizione del Governo, che: «Nessuno vuole l'impunità». A livello parlamentare la Conferenza dei capigruppo ha deciso di calendarizzare nuovamente la riforma in Aula per il 30 luglio. La Commissione a sua volta ha deciso di svolgere nella giornata di oggi una seduta puramente procedurale, dopo la quale deciderà il calendario per l'esame dei 1.631 sub emendamenti agli emendamenti del Governo (la riforma Cartabia ne conta 26). L'autorizzazione alla fiducia decisa dal Cdm significa però che il 30 in ogni caso si andrà in Aula, sia che in Commissione si raggiunga un’intesa con M5S, sia in caso contrario: nel primo si tratterebbe di una “fiducia tecnica” tesa semplicemente ad accorciare i tempi di esame dell'Aula e approvare in 48 ore la riforma, indispensabile per ottenere il Recovery Fund; nel secondo, quello della rottura, si porterebbe comunque il testo in Aula senza che la Commissione abbia concluso l'esame, e lì verrebbe presentato un maxiemendamento (con le proposte Cartabia) su cui porre la fiducia.  

Mattarella compie 80 anni, poi il semestre bianco

Un anniversario personale, l'ottantesimo compleanno, e pochi giorni dopo l'inizio del semestre bianco. Sergio Mattarella oggi festeggerà 80 anni e si ritaglierà qualche ora di relax pranzando con la famiglia. Ma fra soli dieci giorni ci sarà un'occasione, questa volta istituzionale, che segnerà un turning point del settennato: dal 3 agosto comincerà il semestre bianco durante il quale il Presidente non potrà sciogliere le Camere. Così si aprirà un periodo complicato per la politica italiana, ma al Quirinale si ritiene che il senso di responsabilità dovrebbe prevalere e l’impossibilità stessa di andare al voto potrebbe addirittura consigliare di non portare le tensioni fino alle estreme conseguenze; comunque, restano intatti tutti gli altri poteri del Presidente, dalla moral suasion al potere di firma. Giovedì prossimo il Presidente parteciperà alla tradizionale cerimonia del Ventaglio e molti cercheranno di interpretare le sue parole per capire se il no alla rielezione resta granitico. Certo i sondaggi continuano a vedere in Mattarella una figura molto amata e alcuni partiti sperano che il Presidente possa restare oltre gennaio permettendo così anche a Mario Draghi di restare a palazzo Chigi senza scossoni. 

Il Cdm approva il decreto green pass. Appello di Draghi alla vaccinazione

«Invito tutti gli italiani a vaccinarsi e a farlo subito, devono proteggere sé stessi e le proprie famiglie. Il green pass non è un arbitrio ma una condizione per mantenere aperte le attività economiche». Lo ha detto Mario Draghi nel corso della conferenza stampa assieme a Speranza e Cartabia al termine del Cdm che ha approvato il decreto per l'estensione del green pass ad alcune attività, tra le quali ristoranti al chiuso, palestre, piscine, teatri, cinema. «L'economia italiana va bene, si sta riprendendo e l'Italia cresce a un ritmo superiore agli altri Paesi europei. La variante delta è minacciosa perché si espande più rapidamente. Per l'Italia questo è un momento favorevole ma perché continui ad esserlo occorre agire sul fronte del Covid-19. I provvedimenti decisi oggi sono importanti perché introducono l'utilizzo della certificazione verde su base estensiva, ma dobbiamo ricordare che il merito del miglioramento è stato della campagna vaccinale». Roberto Speranza ha sottolineato il messaggio positivo del nuovo provvedimento: «Vogliamo evitare che una crescita del contagio porti a nuove chiusure e lo strumento che abbiamo è quello della vaccinazione. Vaccinarsi, vaccinarsi, vaccinarsi. Il decreto che abbiamo approvato si può racchiudere intorno a tre questioni: la proroga dello stato di emergenza al 31 dicembre; il cambio dei parametri che consentono il cambio di colori alle Regioni: abbiamo deciso di considerare come parametro prevalente il tasso di ospedalizzazione, l'aspettativa è che ci potrà essere una maggiore circolazione virale ma senza ricadute sugli ospedali. Il terzo ambito è l'estensione del green pass».

Draghi gela Salvini, è tensione sui vaccini

«L'appello a non vaccinarsi è un appello a morire, sostanzialmente. Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi, qualcuno muore». Sono raggelanti le parole di Mario Draghi. Una pietra tombale sulle “timidezze” di alcuni politici sulle vaccinazioni e soprattutto una bocciatura definitiva della posizione espressa da Matteo Salvini, che qualche giorno fa aveva detto che ai giovani vaccinarsi “non serve” e che dai 40 ai 59 si può decidere liberamente se farlo. Il leader della Lega risponde a stretto giro: «L'obiettivo di tutti, mio come di Draghi, è salvare vite, proteggere gli italiani. Comunità scientifiche e governi, come quelli di Germania e Gran Bretagna, che invitano alla prudenza sui vaccini per i minorenni, invitano forse a morire? Per fortuna no» afferma, limitando le sue perplessità ai giovanissimi. Poi, dopo aver chiesto con i suoi ministri in Cdm di limitare il più possibile l'obbligo di Green pass, ripete più volte la parola “libertà”, come principio guida per gli italiani. 

Ma anche qui Draghi nella conferenza stampa che segue il Consiglio dei ministri ribatte alle perplessità leghiste con una posizione netta: «Senza vaccinazione si deve chiudere tutto di nuovo, il vaccino si sta diffondendo e con il vaccino abbiamo visto che le conseguenze, per quanto riguarda ricoverati e morti, sono molto meno serie». Insomma, Green pass o chiusure

La Meloni accoglie Malan e chiede un chiarimento alla coalizione di centrodestra

Fratelli d'Italia va all’attacco dopo la questione delle nomine Rai. E attacca gli alleati su più fronti: a Forza Italia strappa un pezzo storico del partito, il senatore Lucio Malan da 25 anni fedele a Silvio Berlusconi e numero due a Palazzo Madama; a tutto il centrodestra chiede “un chiarimento” e perciò avverte che l'accordo fatto insieme in Calabria sulla candidatura di Roberto Occhiuto alla guida della regione è in forse. Non dice di più Giorgia Meloni nella conferenza stampa in cui annuncia a sorpresa l'arrivo di Malan nel suo gruppo. Senza nascondere l'irritazione rilancia sulla necessità di un chiarimento: «Continuo a credere nel centrodestra ma voglio capire se ci credono anche gli altri, perché troppe cose sono accadute che mi fanno temere». Quasi lapidario l'unico commento di Matteo Salvini, in tour a Bologna: «Mi rifiuto di pensare che una poltrona in Rai valga il centrodestra». Ufficialmente il partito appare sereno e sembra fare spallucce oltre che prendere tempo. 

Il Ddl Zan va verso il rinvio a settembre. Si alza la tensione 

La partita del ddl Zan entra nella fase cruciale. Lo scontro tra le forze di maggioranza si è spostato nell’aula del Senato, dove l'esito resta totalmente incerto, soprattutto perché gli emendamenti presentati sono circa mille, di cui 672 solo della Lega. Ma è tutto il centrodestra a chiedere profonde modifiche al testo. Ci sono anche gli emendamenti di Italia viva, che da giorni chiede una mediazione sul testo. Quasi sicuramente, dunque, la discussione slitterà a settembre, perché nel frattempo vanno portati a casa i decreti Sostegni bis, rafforzamento della Pa, governance del Pnrr e la riforma della Giustizia

I sondaggi della settimana

Negli ultimi sondaggi realizzati dall'Istituto SWG, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni si conferma primo partito italiano. Pur indietreggiando di qualche decimale al 20,5%, rimane stabile il vantaggio sulla Lega di Matteo Salvini che si ferma al 20,1%. Inoltre, il distacco tra FdI e la terza forza politica nazionale (PD) di 1,4 punti. 

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Nell’area delle sinistre, i Verdi rimangono stabile (1,8%) mentre Sinistra Italiana e MDP Articolo Uno si attestano rispettivamente al 2,4% e al 2,6%. Nell’area centrista, +Europa non fa registrare variazioni (1,8%), così come Italia Viva (2,5%) e Azione che rimane al 4,1%. Sostanzialmente stabile il Partito Democratico al 19,1% mentre il Movimento 5 Stelle riprende quota fino al 15,2%. Nell’area del centrodestra, Forza Italia perde terreno (6,5%) così mentre Coraggio Italia, il nuovo partito di Giovanni Toti e Luigi Brugnaro, che si attesta all’1,3%.

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Negli ultimi sondaggi, i partiti che appoggiano il Governo Draghi raccolgono il 75% nelle intenzioni di voto, mentre il centrosinistra formato da PD, M5S e MDP raggiunge il 36,9%. La coalizione del centrodestra unito, invece, raggiunge il 48,4%, mentre il rassemblement dei partiti di centro (Azione, IV e +Europa) si attesta all' 8,4% dei consensi.

 

 



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