Sono passate oltre due settimane dalle elezioni del 4 marzo e oggi le assemblee di Camera e Senato terranno la prima seduta della XVIII legislatura: la Camera dei Deputati si è riunita alle 11.00, mentre il Senato ha aperto i propri lavori alle 10.30. Entrambe le Camere hanno provveduto alla costituzione dell'Ufficio provvisorio di Presidenzadella Giunta delle elezioni provvisoria e alla proclamazione dei deputati e senatori subentranti. Terminata questa prima fase sono iniziate le votazioni per l’elezione del Presidente.

Tutta questa settimana è stata caratterizzata da un intenso dibattito politico fra i principali partiti per trovare un accordo sui nomi dei presidenti dei due rami del Parlamento. A guidare la discussione da una parte il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio e dall’altra Matteo Salvini capofila della coalizione di centrodestra.

Giovedì sera si è tenuto il vertice dei capigruppo di tutti i partiti per trovare un accordo sulle presidenze. All'incontro c'erano Toninelli e Giulia Grillo per il M5S, Fedriga e Centinaio per la Lega, Brunetta e Romani per FI, Grasso per LeU, Guerini e Martina per il Partito Democratico, Crosetto e Rampelli per FdI.

Tutti i partiti sono rimasti sulle rispettive posizioni. Nel corso della riunione, terminata intorno alle 21.30, Forza Italia ha riproposto con insistenza la candidatura di Paolo Romani per il Senato trovando la netta contrarietà del M5S che ha ribadito il suo niet in quanto Romani è stato condannato per peculato.

Per il momento comunque l’ipotesi più accreditata è quella che per le prime due votazioni la maggior parte dei parlamentari votino scheda bianca rinviando così l’elezione dei Presidenti di Camera e di Senato a sabato quando la soglia del quorum si abbasserà.

Nel centrodestra il clima è tesissimo. Da una parte Matteo Salvini cerca di riuscire a mediare tra le esigenze dei partiti della sua coalizione e dall’altro è impegnato a cercare ogni possibile strada per arrivare a ottenere dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il mandato esplorativo per formare un nuovo Governo.

Compito non facile visti i numeri ma complicato ulteriormente dalle frizioni quotidiane con gli alleati e in particolare con Silvio Berlusconi. Il leader di Forza Italia ormai da giorni cerca di uscire dall’angolo e di ritagliarsi uno spazio per non rimanere fuori dai giochi: da qui la richiesta insistita di un incontro con Luigi Di Maio e la conferma ad oltranza del nome di Maurizio Romani alla guida del Senato.

Il Partito Democratico, in linea con quanto deciso dalla direzione nazionale, rimarrà all’opposizione. Una posizione chiara e condivisa anche se diversi esponenti dem, come Walter Veltroni, Dario Franceschini e Michele Emiliano, hanno rilanciato il ruolo del Pd, magari interpellando gli iscritti del partito come in Germania ha fatto l’SPD, sia sulle presidenze di Camera e Senato sia per la costituzione del prossimo Governo. Per il momento, la linea dettata dal segretario reggente Maurizio Martina resiste anche se la fronda governista si fa di giorno in giorno più ampia.



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