Dopo che venerdì i militanti del M5S hanno espresso sulla piattaforma Rousseau con il 94% dei consensi il loro favore al contratto di Governo, nel fine settimana è toccato alla Lega: dai gazebo sparsi in moltissime piazze italiane è arrivato un ok deciso da parte di militanti al contratto e quindi all’alleanza di Governo con i pentastellati. L'affluenza ai gazebo ha soddisfatto in pieno lo staff di Matteo Salvini considerata la larghissima partecipazione anche in città una volta lontane dagli ideali leghisti, come Roma e Palermo.

L’accordo di Governo ha dovuto fare subito i conti con le pressioni dello spread, schizzato ad un passo da quota 193, con il calo della Borsa di Milano e con i giudizi negativi delle agenzie di rating, ma soprattutto con le dichiarazioni del capogruppo del Ppe al Parlamento europeo Manfred Weber, che ha messo in guardia l'Italia dal rischio di provocare una nuova crisi dell'euro. Ma se da un lato l'Europa e i mercati si preoccupano, i populisti esultano. Marine Le Pen ha postato un tweet trionfante: “Dopo il Fpoe in Austria la Lega in Italia. I nostri alleati arrivano al potere e aprono prospettive strabilianti, innanzitutto con il grande ritorno delle Nazioni!”.

Lunedì pomeriggio le delegazioni di Lega e M5S hanno confermato al Presidente della Repubblica il nome di Giuseppe Conte come loro candidato alla presidenza del Consiglio. Nei colloqui Mattarella ha ribadito i suoi paletti: autonomia e potere decisionale del premier, sicurezza finanziaria e mantenimento della fiducia dei mercati, rispetto del vincolo di bilancio. Mercoledì, nonostante le fortissime polemiche sulla fondatezza del suo curriculum, a 80 giorni dalle elezioni, cinque giri di consultazioni e due incarichi esplorativi, il Capo dello Stato ha conferito a Giuseppe Conte l’incarico di formare il Governo.

Conte, che ha accettato l’incarico con riserva, si è presentato ai giornalisti al Quirinale e ha dichiarato: “Sarò l'avvocato difensore del popolo italiano senza risparmiarmi e con il massimo impegno e responsabilità”. Al contempo ha messo subito in chiaro che il programma con cui si presenterà davanti alle Camere per chiedere la fiducia si baserà “saldamente” sul contratto di Governo e sulle intese sottoscritte da Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

Giovedì mattina il neo incaricato premier ha incontrato le forze politiche. L’esito delle consultazioni è stato favorevole visto che ha ottenuto l’appoggio dei parlamentari del MAIE e degli ex M5S iscritti nel gruppo Misto, un risultato che al Senato rafforza la maggioranza che passa da 167 a 171 voti. A seguire ha incontrato una delegazione di risparmiatori alla quale ha assicurato “chi ha subito truffe o raggiri sarà risarcito”.

Restano saldamente all'opposizione il Partito Democratico, Fratelli d’Italia, anche se Giorgia Meloni assicura che i suoi voti ci saranno quando il Governo presenterà misure di centrodestra come la flat tax, e Forza Italia. Nonostante le prese di posizione Matteo Salvini ha chiesto pubblicamente a Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni di fidarsi: “Sapremo convincere e conquistare, non con i posti ma con i progetti, anche gli amici del centrodestra”.

Ottenuto l’incarico il vero nodo rimane però la squadra di Governo. Salvini e Di Maio anche per preservare l’equilibrio tra i due partiti, stanno premendo sul Quirinale affinché Mattarella accetti la figura di Paolo Savona all'Economia. Pressioni che sono mal digerite dal Colle e che rischiano di allungare i tempi per il giuramento del nuovo Governo (al momento l’ipotesi più accreditata è domenica pomeriggio). A cascata sembrano ancora incerti i nomi per il Ministero degli Esteri, dei Trasporti e della Sanità. Ad acuire gli attriti la volontà di Di Maio di guidare il super ministero dello Sviluppo Economico e Lavoro. Ruolo che non convince la Lega. A pesare è la netta contrarietà di Silvio Berlusconi al leader pentastellato.

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La Settimana Politica 19-25 maggio 2018



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