Conte presenta a Draghi una lista di richieste. Per ora nessuno strappo

Dopo giorni di attesa mercoledì mattina Giuseppe Conte ha visto il Presidente del Consiglio Mario Draghi, un incontro reso necessario dopo la 'quasi' rottura a fronte delle dichiarazioni di Domenico De Masi, che avrebbe rivelato che il premier avrebbe chiesto a Beppe Grillo di rimuovere Conte dalla guida del M5S perché “inadeguato”. Il tema è stato affrontato ma non sono stati gli attriti personali a essere al centro della discussione bensì le richieste del Movimento. Giuseppe Conte, forte del favore, non certo unanime, del Consiglio Nazionale, ha consegnato al Premier una lettera con all’interno nove punti per la permanenza dei pentastellati nell’esecutivo di unità nazionale e per “pretendere adesso un segnale di forte discontinuità”. Insomma, per il momento nessuno strappo, come avrebbe voluto l’ala più frontista del partito. Per Conte il senso di responsabilità verso il Paese “ci impone di rivendicare con sempre maggiore forza le nostre idee e le nostre convinzioni contro la guerra, per la pace e il disarmo”. In cima alla lista c’è il Reddito di cittadinanza su cui viene chiesto “un chiarimento definitivo”. A seguire il salario minimo. Nel documento trovano poi spazio decreto dignità, scostamento di bilancio per aiutare famiglie e imprese, taglio del cuneo, cashback fiscale, transizione ecologica e tutela dell’ambiente. E non manca ovviamente il Superbonus

Il Governo Draghi ottiene la fiducia sul decreto aiuti

L'incontro tra Mario Draghi e Giuseppe Conte ha portato i suoi frutti, almeno per ora. Nonostante le tensioni, il Governo ha incassato la fiducia sul decreto Aiuti con 410 voti favorevoli e 49 contrari. Certo, più che a lunedì, quando alla Camera è in calendario il voto finale sul provvedimento (i grillini hanno già annunciato che lasceranno l'aula), i riflettori sono puntati sul Senato dove l’approvazione definitiva del decreto sarà “preda”, scommettono in maggioranza, “dell'ennesimo penultimatum di Conte”. Conte lo ha detto chiaramente: “Al Senato vedrete”. Impegnato nel suo viaggio in Africa, anche Sergio Mattarella prova a starne fuori, lasciando i partiti alle loro autonomie, pur vigilando sempre sulla stabilità dell'esecutivo. Se il M5S, come ventilato da alcuni falchi, a palazzo Madama dovesse sfilarsi, gli equilibri non sarebbero più gli stessi e la stessa tenuta del Governo sarebbe a rischio così come la legislatura. Gli uomini vicini al premier interpretano come un “segnale molto positivo” il voto della Camera e si dicono “fiduciosi” sul passaggio al Senato. 

Letta fa un appello alla stabilità del Governo per affrontare le emergenze

Stabilità e coesione per affrontare la seconda metà del 2022: Enrico Letta ha nuovamente fugato i dubbi su quale tra i partiti della maggioranza sia quello maggiormente impegnato a garantire continuità al Governo. “Io sono per fare, per quanto ci riguarda, un appello alla stabilità e al fatto che il nostro Paese, in questo momento, ha bisogno di un governo solido, stabile e con una maggioranza coesa che riesca a trovare le intese necessarie”, ha detto Letta rispondendo ai giornalisti a Bisceglie, a margine di Digithon, che gli chiedevano se il Governo fosse a rischio. La recessione, il Pnrr, il caro bollette, le piccole e medie imprese in difficoltà, il ritorno della pandemia sono gli ostacoli incombenti che il segretario del Pd segnala come quelli cui dare risposte con maggiore tempestività e decisione. È un appello a tutte le forze che sostengono il governo Draghi, che “deve continuare con forza e determinazione”, compreso il M5S, l'altra gamba del campo largo che in questi giorni è attraversata da potenti fibrillazioni che mettono in discussione una possibile permanenza al Governo. 

Il Pd propone a Lega e Fdi un proporzionale con premio di maggioranza

Si torna a parlare di legge elettorale. Il Pd avrebbe proposto a Lega e Fdi un sistema proporzionale ma con un premio di governabilità alla coalizione che supera il 40%. La proposta ricalca il sistema della Regione Toscana senza però il secondo turno che il centrodestra di oggi non vuole. L'ipotesi a cui lavora il Pd affronta il vero punto debole del Rosatellum agli occhi dei sostenitori del maggioritario: le liti cui andrebbero incontro i partiti di una coalizione nella suddivisione dei collegi uninominali. Per certi versi sarebbe un ritorno alla legge Calderoli, ma superando i rilievi che la Consulta fece al Porcellum. Quindi sì al premio di maggioranza alla coalizione, ma qui c’è il primo scoglio, cioè il quorum richiesto per averlo: 40%, 43% o 45%? Il centrodestra propende per una soglia bassa intorno al 40%. Altro dettaglio non indifferente è la soglia di sbarramento per accedere al riparto dei seggi: si parla del 3% come nel Rosatellum o del 4%, ma non più bassa. Inoltre si ragiona se i partiti che non raggiungono tale soglia concorrano o meno al raggiungimento del quorum grazie a cui la coalizione ottiene il premio. Per ora, comunque, il livello di discussione è solo politico, se modifica della legge elettorale sarà lo capiremo dopo l’estate.

Sala ha incontrato Di Maio per un confronto sul grande centro

Il Sindaco Giuseppe Sala ha incontrato il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Ufficialmente l’occasione era la discussione del possibile spostamento a Milano del Tribunale unificato del brevetto europeo ma informalmente è stata anche un’occasione di confronto sul nuovo progetto politico di centro da costruire in vista delle elezioni del 2023. Il confronto, durato oltre un'ora e mezza, è avvenuto nell'appartamento di Sala; nessuna dichiarazione del leader di Insieme per il futuro, mentre Sala si è limitato a rispondere ai cronisti “abbiamo parlato del Tub”, ma è inevitabile che vi sia stato un accenno alla situazione politica e alla nuova formazione fondata da Di Maio, che punta a coinvolgere amministratori locali e forze dai territori. Il colloquio, che almeno nelle intenzioni doveva restare top secret, sarebbe stato infatti un primo step interlocutorio per valutare l'esistenza di basi per la partenza di un percorso politico comune. Per ora, comunque, il Sindaco sembra puntare sulla costruzione di una nuova forza politica progressista che si inserisca all’interno del centrosinistra.

Calenda e Della Vedova sono pronti a lanciare Azione Europea. No di Sala

liberali italiani, storicamente divisi tra loro, si riuniscono e danno vita a un partito e chiamano come garanti dell'iniziativa alcune grandi personalità come il presidente della Fondazione Einaudi Giuseppe Benedetto, il presidente dell'Istituto Bruno Leoni Franco Debenedetti e Carlo Scognamiglio. L'operazione è stata lanciata da Azione e +Europa, che il 24 settembre prossimo celebreranno il Congresso fondativo. Dal nuovo soggetto di Carlo CalendaBenedetto Della Vedova ed Emma Bonino si tira fuori dalle operazioni di centro di Giuseppe Sala. Il nuovo soggetto liberale (Alessandro De Nicola si è lasciato sfuggire un possibile nome, Azione Europea) mette insieme i liberali classici, i liberali progressisti, i repubblicani e i liberali di ispirazione cattolica. E una solida “identità liberale”, sottolineata da Giuseppe Benedetto, evita di confondere questa proposta con altre centriste, come quella di Giovanni Toti che verrà lanciata sabato. “Il perimetro è ben definito” insiste Della Vedova, e non ha nulla a che fare con “altre iniziative centriste che tanto non nasceranno mai perché servono solo a trattare su qualche posto nel centrodestra o nel centrosinistra” sentenzia Carlo Calenda

Salvini riunisce i big della Lega e rilancia l’azione di governo del partito

Anche la Lega sta preparando un'agenda da sottoporre al premier Mario Draghi. Martedì Matteo Salvini ha visto Ministri, capigruppo, big del partito e una rappresentanza dei presidenti di Regione per analizzare il voto delle amministrative. Il ragionamento è che gli elettori si sono sentiti traditi dal fatto che la Lega non è riuscita a far passare i provvedimenti cari al partito di via Bellerio; da qui la volontà di far sì che la Lega possa essere ancora più incisiva nell'azione di governo e la richiesta ai membri dell'esecutivo di battersi affinché possa esserci un'accelerazione sulla pace fiscale, sul tema dell'autonomia, sul sostegno al ceto medio e alle categorie penalizzate come quella dei piccoli artigiani, sull'energia, sul caro bollette e contro il rialzo dell'inflazione. L'ala governista ha comunque sostenuto la necessità di evitare il fuoco amico sull'esecutivo. “Quando la Lega vincerà le elezioni farà quello che vuole”, ha osservato Giancarlo Giorgetti, “non decido io se la Lega deve restare al Governo. È il Parlamento che dà la fiducia al Governo”. Il Ministro ha rimarcato come non sia in discussione la leadership di Salvini e che per il momento la Lega rimane al Governo.

Il Governo ha proclamato lo stato di emergenza per la siccità in 5 regioni

In attesa del decreto ad hoc con la nomina di un Commissario straordinario e l'avvio delle prime procedure per contrastare la siccità in Italia, ieri sera il Consiglio dei ministri ha proclamato lo stato di emergenza nelle 5 regioni più colpite dall'emergenza siccità e ha stanziato 36,5 milioni di euro per i primi interventi. All'Emilia Romagna sono destinati 10,9 milioni, al Friuli-Venezia Giulia 4,2 milioni, alla Lombardia 9 milioni, al Piemonte 7,6 milioni, al Veneto 4,8 milioni. Il Consiglio dei ministri ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza fino al 31 dicembre 2022 in relazione alla situazione di deficit idrico in atto nei territori delle Regioni e delle Province Autonome ricadenti nei bacini distrettuali del Po e delle Alpi orientali, nonché per le peculiari condizioni ed esigenze rilevate nel territorio delle regioni Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Veneto. 

I sondaggi della settimana

Negli ultimi sondaggi realizzati dall'Istituto SWGFratelli d’Italia di Giorgia Meloni si conferma primo partito italiano con il 23,6%, sopravanzando di quasi due punti il Partito Democratico (21,8%)Inoltre, il distacco tra FdI e la terza forza politica nazionale (Lega) è di 9,3 punti. 

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Nell’area delle sinistre, i Verdi rimangono stabili (2,6%) mentre Sinistra Italiana e MDP Articolo Uno si attestano rispettivamente al 2,7% e al 2,5%. Nell’area centrista, l’alleanza tra Azione e +Europa rimane stabile (5,2%) così come Italia Viva (2,4%). In discesa il consenso del Movimento 5 Stelle che si attesta all’11,2%. Nell’area del centrodestra, la Lega perde circa mezzo punto percentuale (14,3%) mentre Forza Italia non fa registrare cambiamenti degni di nota (7,4%). Italexit di Gianluigi Paragone, infine, si attesta al 2,2%Insieme per il Futuro, il nuovo partito di Luigi Di Maio non è ancora stato stimano nei sondaggi ma lo sarà a partire dalla settimana prossima.

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Negli ultimi sondaggi, i partiti che appoggiano il Governo Draghi raccolgono il 64,8%, mentre il centrosinistra formato da PD, M5S e MDP raggiunge il 35,5%. La coalizione del centrodestra unito raggiunge il 45,3%; infine, il rassemblement dei partiti di centro (Azione Più Europa e IV) si attesta al 7,6% dei consensi.



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