Il Rosatellum è il testo base della legge elettorale. Da qui si parte per arrivare in Aula il prossimo 5 giugno. Contro si sono espressi Fi, M5S, Mdp eSI; astenuti i fittiani, FdI e Civici e innovatori. Assente al voto Ap, principale partner di Governo che ha ribadito la propria contrarietà.

Il testo potrebbe essere stravolto se andasse a buon fine la trattativa tra Pd e FI che va in direzione di un sistema alla tedesca, accordo che porterebbe molto probabilmente ad elezioni anticipate. Berlusconi, dopo aver ribadito che non sarebbe un Nazareno bis ha fissato i paletti di Fi: corrispondenza fra volontà degli elettori e rapporti di forza parlamentari , no alle preferenze e sì a collegi o liste corte.

Contro queste ipotesi si è schierato Romano Prodi secondo cui un sistema fortemente proporzionale avrebbe effetti devastanti e sarebbe destinato a generare solamente instabilità. Un posizione che è stata ribadita anche dal presidente di Confindustria Vincenzo Boccia e dal ministro Carlo Calenda che ha evocato l'esercizio provvisorio nel caso non ci fosse un Governo per varare la legge di bilancio.

Ma l'esito del confronto sulla legge elettorale è tutt'altro che scontato e non è detto che alla fine il partito trasversale del voto subito prevalga. Un ostacolo ulteriore per Renzi è la fronda degli orlandiani fortemente contrari ad un accordo con Berlusconi.

Il Ministro della giustizia, in una riunione della sua mozione congressuale, ha dato il via alla trasformazione dell'area, che ha tra i suoi esponentiCuperlo, Zingaretti eFinocchiaro, con l’obiettivo di creare unanuova alleanza che raduni le forze ora esterne al Pd, daPisapia a Prodi. La prima battaglia dellaminoranza orlandiana sarà proprio sulla legge elettorale. È quindi facile pensare che quando la proposta arriverà al Senato la componente farà ben pesare il voto dei propri 30 senatori.

Ma i venti di elezioni anticipate si sono intrecciati, oltre che al dibattito sulla legge elettorale, anche con le votazioni sulla manovra correttiva. Il vero nodo politico è la reintroduzione dei voucher: il Pd vorrebbe inserirli, seppure in una versione light, nella manovrina, che la prossima settimana sarà votata con la fiducia alla Camera.

A dispetto delle voci che ipotizzavano una mediazione del Governo e nonostante la contrarietà della minoranza legata a Orlando, Renzi sarebbe determinato ad andare avanti e avrebbe annunciato l’arrivo di un emendamento del Pd. Netta chiusura di Mdp che ha minacciato di uscire dalla maggioranza. A Montecitorio un voto contrario di Mdp alla manovra non sarebbe rilevante, al Senato risulterebbe determinante e potrebbe far cadere il Governo a meno che Verdini non decida di soccorrere l’esecutivo.

Renzi non vorrebbe cedere ai ricatti della sinistra. Comunque andrà, sottolineano i renziani, questo è un ulteriore segnale del fatto che è urgente tirare subito le somme sulla nuova legge elettorale e poi andare alle urne. A favore sono la Lega Nord e il Movimento 5 Stelle, che con Di Maio dice che si può votare il 14 settembre (ma ottobre sarebbe la "finestra" più quotata) e c’è chi ipotizza che a questo scopo possa essere anticipato il varo della manovra di bilancio.

I Sondaggi della Settimana

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Nei sondaggi pubblicati dall'Istituto EMG, il Partito Democratico prosegue la sua caduta e, rispetto alla settimana scorsa, perde lo 0,4% portandosi al 27,7% delle intenzioni di voto. Consolida la sua crescita il Movimento 5 Stelle che guadagna lo 0,4% attestandosi al 30%. Al momento i pentastellati sono il primo partito. La distanza fra i due partiti torna ad ampliarsi portandosi all’ 2,3%. Cala leggermente il nuovo partito di Alfano, Alternativa Popolare, che è dato al 2,5%. Nell’area delle sinistre, prosegue la perdita di consenso del Movimento Democratici Progressisti, dato al 3%, mentre rimane stabile Sinistra Italiana che raccoglie il 2,1% delle intenzioni di voto. In tutti i tre casi i risultati sono modesti specie se rapportati alla possibilità che nella prossima legge elettorale possa essere prevista una soglia di sbarramento al 5%. In casa del centro destra, Fratelli d’Italia è al 4,5%, stabile Forza Italia, che si attesta al 13,3% che comunque rimane il primo partito, mentre la Lega Nord, cala leggermente raggiungendo il 12,7% delle preferenze.

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Nel complesso, l’area di Governo raccoglie il 30,2% delle preferenze. Distante un solo due decimi l’area di centro destra che raccoglie il 30,5%. Seguono il M5S al 30% e l’area di sinistra ferma al 5,1%. 

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Settimana Politica 20 - 27 maggio 2017 



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