Accordo balneari raggiunto, si sblocca il concorrenza dopo il richiamo di Draghi

Dopo il richiamo di Mario Draghi si sblocca l'impasse sulla riforma della concorrenza. Giovedì la Commissione Industria del Senato ha quindi dato via libera al testo sulle concessioni balneari che, quindi, come previsto approderà in aula lunedì per poi passare alla Camera. La fumata bianca arriva, ma di fatto ributta la palla nel campo del Governo: scompare infatti ogni riferimento alle modalità di calcolo degli indennizzi agli imprenditori uscenti che dovessero perdere la titolarità degli stabilimenti balneari a seguito delle gare, che dovranno essere definite dai decreti delegati, i quali dovranno definire “criteri uniformi per la quantificazione dell'indennizzo da riconoscere al concessionario uscente posto a carico del concessionario subentrante”. 

“Ancora una volta siamo riusciti a trovare una via che ci permette di raggiungere gli obiettivi del Pnrr” esulta il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà. Infuriata invece la leader di Fdi Giorgia Meloni: “È ridicolo e vergognoso”, perché “rimandare la questione degli indennizzi addirittura al Governo" significa "lasciare totalmente senza tutele i concessionari attuali, che si vedranno in buona parte espropriate le loro aziende a favore delle multinazionali straniere”. Il centrodestra finisce dunque per spaccarsi e quello di Governo si difende: “Per noi era fondamentale che venisse accolto, senza definizioni che ne limitassero la portata, il principio degli indennizzi per le imprese che dovessero perdere la concessione” dichiarano in una nota congiunta i capigruppo al Senato di Forza Italia e Lega Anna Maria Bernini e Massimiliano Romeo. Soddisfatti per l'intesa si dicono invece i Cinque Stelle e il PD.

Draghi chiede a Putin di sbloccare i porti per scongiurare una crisi alimentare

Cercare una soluzione “condivisa” alla drammatica crisi alimentare che rischia di esplodere a causa della guerra in Ucraina: questo il messaggio che il presidente del Consiglio Mario Draghi recapita al Cremlino nella telefonata di giovedì con il presidente russo Vladimir Putin, la cui posizione però resta rigida: è “Kiev che blocca porti e negoziati”, “la Russia è pronta a contribuire per superare la crisi alimentare a condizione che le sanzioni occidentali siano revocate”. Il colloquio è stato voluto dal premier italiano che durante una conferenza stampa convocata a strettissimo giro a Palazzo Chigi ha spiegato che “la crisi alimentare che si sta avvicinando, e che in alcuni Paesi dell'Africa è già presente, avrà proporzioni gigantesche e conseguenze terribili. Dobbiamo vedere se è possibile una cooperazione tra Russia e Ucraina sullo sblocco dei porti” del Mar Nero “dove sono depositati enormi quantitativi di grano”. Ma alla domanda sulla possibilità di uno spiraglio di pace paventato da Putin, la risposta di Draghi è netta: “No”. 

Draghi aggiunge che al Consiglio europeo straordinario di Bruxelles farà un'informativa sui tentativi per frenare la crisi alimentare e sbloccare i depositi di grano depositati nei porti del Mar Nero. Ma Mosca non cede e condanna nuovamente le sanzioni occidentali.

Le politiche sull’energia dividono i leader europei

Non sembra esserci l'entusiasmo di tutti per il piano RePowerEu: c’è chi vorrebbe rivedere i criteri di ripartizione per le sovvenzioni extra e chi, come l'Italia, porrà nuovamente sul tavolo il tema parallelo del price cap. Sull'embargo al petrolio al momento non c’è ancora un accordo e sul sesto pacchetto di sanzioni la macchina si è inceppata. L'Ungheria mantiene il suo veto se prima non ha rassicurazioni sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sui fondi che Bruxelles metterà a disposizione di Viktor Orban per l'adeguamento delle raffinerie. Questi saranno gli argomenti sul tavolo al vertice europeo straordinario di lunedì e martedì prossimo, fortemente voluto da Charles Michel, per quanto riguarda le politiche energetiche. Poi ci sono le misure del breve termine: il primo giugno partirà la task force europea per gli acquisti comuni di gas e Gnl ma molti Paesi chiedono un intervento sul mercato. L'Italia è tra gli stati più attivi; Mario Draghi potrebbe rimettere sul tavolo il price cap da applicare al gas russo che arriva attraversa gasdotti e potrebbe evidenziare la necessità di un decoupling tra i prezzi dell’elettricità e quelli del gas. 

Mattarella vede il Tebboune. Firmato accordo su gas e idrogeno con l’Algeria

Dopo sei mesi dall'incontro ad Algeri, Sergio Mattarella ha ospitato giovedì al Quirinale Abdelmadjid Tebboune, presidente della Repubblica Algerina Democratica e Popolare, in una due giorni che lo vedrà anche a Napoli per una visita a Capodimonte. Poche parole per definire relazioni iniziate molto prima della guerra in Ucraina, alimentate e rafforzate anche dal viaggio del premier Mario Draghi nella capitale della nazione africana per ridurre gli effetti del conflitto in termine di import del gas. L'Algeria era già il Paese che forniva all'Italia il 30% del fabbisogno nazionale di energia, oggi ne sostiene 9 miliardi di metri cubi in più tra il 2022 e 2023. Proprio giovedì da Palazzo Chigi l'annuncio della firma del memorandum d'intesa per sviluppi di campi a gas e idrogeno verdein Algeria siglato tra il colosso di Sonatrach ed Eni. Ulteriore tassello nel rafforzamento della cooperazione energetica tra Italia e Algeria ed è in linea con la strategia Eni di diversificazione delle fonti energetiche in un'ottica di decarbonizzazione

È scontro aperto tra Letta e Salvini

Tensione politica alta tra Enrico Letta e Matteo Salvini, mai stata così forte dall’inizio del Governo di Mario Draghi. È il segretario Pd a muovere accuse precise: alla vigilia della nuova riunione della Commissione Industria del Senato sul ddl Concorrenza, Letta ha asserito che Salvini e la sua opposizione al Governo rischiano seriamente di comprometterne la tenuta; la replica di Salvini, però, non si fa attendere. “Abbiamo difeso la casa e i risparmi degli italiani, lavoriamo per la pace in Ucraina e per la pace fiscale in Italia. Intanto Letta e il PD passano il tempo proponendo Ius Soli, Ddl Zan e cambio della legge elettorale. Vivono su Marte o vivono in Italia?”, domanda ironicamente il leader della Lega.

L’eurodeputato Giarrusso lascia il M5S. Botta e risposta con Conte

Il parlamentare europeo Dino Giarrusso ha lasciato, non senza polemiche, il Movimento 5 Stelle. Tocca al leader Giuseppe Conte tentare di calmare le acque. “Annuncio che lascerò il Movimento 5 Stelle”, dice Giarrusso, aggiungendo: “Fonderò un nuovo movimento, non solo con i fuoriusciti dal M5S ma anche con tutti quelli che sono scontenti, soprattutto al Sud”, e precisa di non aver “sentito Di Battista su questo”. Rinnova la “grandissima stima per Giuseppe Conte” ma “noi siamo a sostegno del Governo Draghi e fatico davvero a capire perché dobbiamo starci.” La risposta di Conte liquida la pratica: “Giarrusso, nei nostri molti incontri, mi ha sempre chiesto poltrone, posizioni e delegati territoriali. Vengo a sapere solo oggi di un dissenso politico, di contrarietà al sostegno al governo Draghi”, aggiungendo “Ha sempre detto che chi lascia il Movimento deve lasciare anche l'incarico che ricopre. Allora lui lasci quello di europarlamentare e sia coerente”. Parole che sorprendono l’interessato, che minaccia querele alle diffamazioni. Quello che sembra certo è che nel M5S la tensione interna è fortissima e in tanti si domandano per quanto Giuseppe Conte riuscirà a reggere.

Ddl Zan, Superbonus, legge elettorale e riforma Giustizia: i nodi da sciogliere

Dopo l’accordo sulle concessioni balneari ci sono anche i temi etici, fonte di disaccordi in maggioranza. Il reddito di cittadinanzaMatteo Renzi ha annunciato che il 15 giugno partirà una raccolta di firme per abolirlo, ipotesi che ha subito fatto scattare la replica di Conte, che l’ha accusato di essere un “Robin Hood al contrario”.

Più strutturato il dibattito sulla guerra in Ucraina. Per Letta sarebbe una priorità “un’iniziativa umanitaria e militare per portare via il grano dal porto di Odessa”. La proposta rischia di aprire un nuovo fronte, viste le posizioni anti-armi del M5S che anche mercoledì sono state motivo di tensione in Senato quando lo stesso Movimento ha chiesto una modifica del calendario dei lavori già definito nella riunione dei capigruppo, per inserire delle comunicazioni di Draghi prima del vertice straordinario europeo di fine maggio, magari per presentare le risoluzioni sull'Ucraina: la richiesta, votata anche da FdI, è stata respinta. Su Ddl Zan e diritti civili, che per il Pd sono bandiere, ha frenato Salvini: “Non è il momento. Come non lo è per la legge elettorale proporzionale”, che invece piace a gran parte del Pd e al M5S. Sulla riforma della giustizia ci sono le perplessità forti di Lega e Italia Viva. Mentre i Cinque Stelle continuano a spingere per la stabilizzazione del superbonus, su cui il premier ha ben più di qualche riserva. 

La procura chiede sei anni per Berlusconi al processo Ruby Ter 

Sei anni di carcere e una maxi-confisca da oltre 10,8 milioni di euro. È questa la richiesta di condanna che il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e il pm Luca Gaglio hanno formulato per Silvio Berlusconi al processo Ruby ter, che vede l'ex premier imputato per corruzione in atti giudiziari. Per l'accusa Silvio Berlusconi avrebbe pagato le ragazze che partecipavano alle “cene eleganti” ad Arcore per non parlare con i magistrati e con i giornalisti di quelle serate. Nessuna "sorpresa" per la richiesta di condanna da parte dell'avvocato Federico Cecconi, legale del Cavaliere, che ritiene che la difesa abbia “argomenti molto solidi” per ottenere un'assoluzione a favore dell'ex premier. Immediata la presa di posizione di tutta Forza Italia ad ogni livello, dai territori al Parlamento Europeo.

I sondaggi della settimana

Negli ultimi sondaggi realizzati dall'Istituto SWGFratelli d’Italia di Giorgia Meloni si conferma primo partito italiano con il 22,6%, sopravanzando quasi un punto il Partito Democratico (21,8%)Inoltre, il distacco tra FdI e la terza forza politica nazionale (Lega) è di 7,6 punti. 

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Nell’area delle sinistre, i Verdi rimangono stabili (2,3%) mentre Sinistra Italiana e MDP Articolo Uno si attestano rispettivamente al 2,1% e al 2,4%. Nell’area centrista, l’alleanza tra Azione e +Europa rimane costante (5%), così come Italia Viva (2,5%). In leggera crescita il consenso del Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte che si attesta al 12,8%. Nell’area del centrodestra, la Lega registra un leggero calo rispetto a sette giorni fa (15%) mentre Forza Italia acquista quasi mezzo punto (8%). Italexit di Gianluigi Paragone, infine, si attesta al 2,6% mentre per la prima volta viene stimato il consenso degli ex M5S anti-Draghi di Alternativa (1%).

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Negli ultimi sondaggi, i partiti che appoggiano il Governo Draghi raccolgono il 67,5%, mentre è in crescita il centrosinistra formato da PD, M5S e MDP raggiunge il 37%. La coalizione del centrodestra unito raggiunge il 45,6%; infine, il rassemblement dei partiti di centro (Azione Più Europa e IV) si attesta al 7,5% dei consensi.



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