A due settimane dal primo turno, domenica 24 giugno, si sono tenuti i ballottaggi per il rinnovo di molte amministrazioni comunali. L’affluenza è calata fortemente: a urne chiuse, in 67 dei 75 Comuni chiamati al voto si è recato ai seggi solamente il 47,6% degli elettori. Tra i comuni al ballottaggio c’erano 13 capoluoghi di provincia ed uno di regione: tra questi, undici erano retti da un’amministrazione di centrosinistra, mentre i restanti tre erano governati dal centrodestra (Teramo), da una coalizione di sinistra (Messina) e dal M5S (Ragusa).

Com’era immaginabile, la Lega di Matteo Salvini e il Centrodestra hanno ottenuto risultati importanti consolidando i successi di questi mesi e conquistano i comuni di TerniSondrio, Messina, Ragusa, Viterbo, Pisa, Siena, Massa. Il M5S, sebbene al ballottaggio in 3 comuni, non è riuscito a sfondare. Perde a Terni e Ragusa ma vince ad Avellino.

Il Centrosinistra viene letteralmente travolto in Toscana e in Emilia, dove vince solo in 5 comuni (ne aveva 17) e perde le roccaforti di SienaPisaMassaTerni e Avellino. Conferma però i sindaci di Ancona (unico capoluogo di regione) e strappa al centrodestra i comuni di Brindisi Teramo. Le liste civiche strappano al Centrosinistra i sindaci di Siracusa e Imperia. Nel capoluogo ligure è tornato al governo della città, dopo aver battuto la coalizione di centrodestra, l’ex sindaco Claudio Scajola.

Luigi Di Maio ha lanciato la sua controffensiva per rilanciare il M5S dopo settimane di prevalenza mediatica di Matteo Salvini. In diverse occasioni ha parlato del decreto dignità (che arriverà in Cdm la prossima settimana) di dazi come “tabù da infrangere” ma anche di battaglia a burocrazia, vitalizi e pensioni d'oro; dell'ammorbidimento del codice appalti sul principio che l'impresa “è onesta fino a prova contraria”; della difesa delle aziende italiane in UE; della flat tax e della necessità di garantire “mezz'ora di Internet gratis” ai poveri.

Al contempo il Presidente della Camera Roberto Fico è passato al contrattacco sui vitalizi. Il capo di Montecitorio non ha aspettato il Senato, che ancora non ha avviato l’istruttoria e che vede la contrarietà della sua presidente Elisabetta Casellati, e ha presentato le delibere per avviare l’iter. Secondo Fico, quando il taglio dei vitalizi sarà in vigore, il risparmio calcolato (almeno per Montecitorio) dovrebbe aggirarsi tra i 30 e i 40 milioni di euro annui.

Sulla Vigilanza Rai e sul Copasir, da assegnare a un membro delle opposizioni, non c'è ancora l'accordo. Il PD reclama insieme a FdI la presidenza del Comitato di controllo sui servizi, mentre FI resta a guardare, difendendo la poltrona più alta in Vigilanza. Per quest’ultima solo Leu ha presentato la lista dei commissari per la Vigilanza Rai. Per quanto riguarda invece le giunte anche su questo tema il braccio di ferro tra i gruppi di opposizione sta rallentando l'arrivo al traguardo. Al PD sarebbe stata offerta la giunta per le Elezioni della Camera, mentre FdI punterebbe a quella delle Immunità ed Elezioni del Senato. Anche questa partita però è legata a quella di Copasir e Vigilanza.

Nel PD è guerra di tutti contro tutti. Matteo Orfini ha criticato Carlo Calenda, Marco Minniti e Paolo Gentiloni. Nicola Zingaretti ha lanciato l’idea di replicare su base nazionale il modello laziale coinvolgendo sindaci e associazioni con il Pd al centro e l’apertura a LeU. L’ex ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda ha pubblicato il manifesto del Fronte repubblicano, una “grande lista civica nazionale” che superi il Pd. Da Bologna, Romano Prodi propone di andare oltre il Pd, ma in modo diverso da Calenda.

L'ora della verità scoccherà sabato 7 luglio all'hotel Ergife di Roma quando i mille delegati dell’Assemblea Nazionale saranno chiamati per la seconda volta a votare un nuovo segretario (o la conferma di Maurizio Martina) oppure a indire il Congresso (breve, lungo o costituente). Se da un lato Orlando, Emiliano e Cuperlo lo vorrebbero subito, l'area renziana e AreaDem invece sono contrati a questa ipotesi. Al momento, gli unici a essere usciti allo scoperto sono Maurizio Martina che vorrebbe essere confermato segretario con pieni poteri e Nicola Zingaretti che vorrebbe essere incoronato dopo il Congresso. Il nome di Paolo Gentiloni aleggia nell'aria, mentre quello di Graziano Delrio resta sullo sfondo. Per ora si sa che Matteo Renzi non intende tornare in prima linea nel Pd almeno per qualche anno.

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Settimana Politica 23-29 giugno 2018



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