Expo 2030: stravince Riad. Roma arriva solamente terza

L'esito era quasi scontato ma non con queste proporzioni: Riad ha ottenuto di ospitare l'Expo 2030 raccogliendo il voto di 119 Paesi del Bie; seconda e staccatissima la città sudcoreana di Busan, con 37 voti (insufficienti per arrivare al ballottaggio), addirittura terza Roma che si è fermata a quota 17. Per la capitale la delusione è cocente e induce a riflessioni su come si sia arrivati a una votazione plebiscitaria tra i 182 Paesi del Bureau international des Expositions riuniti a Parigi. I numeri solo in parte sono spiegabili con il budget stanziati ufficialmente per le campagne promozionali: 190 milioni di euro per Riad, 160 per Busan e 30 per Roma. Il presidente del Comitato promotore di Expo Roma 2030 Giampiero Massol, ha denunciato “una deriva mercantile”: “Fino all'ultimo, né a noi né ai coreani risultavano numeri di questa portata, quindi, anche sull'ultimo miglio qualcosa deve essere successo. Oggi l'Expo, prima i mondiali di calcio, poi chissà le Olimpiadi. Non vorrei che si arrivasse alla compravendita dei seggi in Consiglio di sicurezza perché, se questa è la deriva io credo che l'Italia non ci debba stare”, ha avvertito. Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha parlato di “brutta sconfitta”. 

La Commissione Ue dà il via libera alla quarta rata del Pnrr 

Dopo il via libera di venerdì scorso alla revisione complessiva del Piano, la Commissione Ue ha dato luce verde alla quarta rata del Pnrr da 16,5 miliardi. “L'Ue conferma il grande impegno del Governo al fine di attuare pienamente il Pnrr per rendere il Paese più moderno e più competitivo”, ha sottolineato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Superare la quota cento, su un totale di 194,4 miliardi assegnabili con il Next Genaration Ue, per l'Italia significherà entrare ufficialmente nel secondo tempo di una partita che finirà inderogabilmente nel 2026. Il sì di Palazzo Berlaymont ai 21 milestone e 7 target della quarta rata era nell'aria ma la valutazione della task force Recovery non è stata rapida. Ad ogni modo “Le autorità italiane hanno fornito prove dettagliate ed esaurienti che dimostrano il raggiungimento delle 28 tappe. La Commissione ha valutato attentamente queste informazioni prima di presentare la sua valutazione preliminare positiva della richiesta di pagamento”, ha spiegato l'esecutivo europeo mentre, via social, arrivavano le congratulazioni dei due Commissari in prima linea sul Recovery, Valdis Dombrovskis e Paolo Gentiloni. Nei prossimi giorni il Governo varerà un decreto-legge ad hoc sull'attuazione del Pnrr modificato con l'obiettivo primario di evitare futuri ritardi.

Il Governo rassicura i sindacati sulle pensioni e si dice pronto a modifiche

L'impegno c'è, la soluzione ancora no. Giorgia Meloni si è confrontata per più di tre ore a Palazzo Chigi con i sindacati e assicura che il Governo è pronto a rivedere la stretta sulle pensioni dei dipendenti pubblici. Non saranno toccati gli assegni di vecchiaia, per tutti, non solo per i medici, l'unica certezza al tavolo, da cui i sindacati escono divisi e scontenti. Se la Cisl di Luigi Sbarra apprezza l'apertura di dialogo, Cgil e Uil confermano la mobilitazione perché “il Governo non cambia la manovra” va all'attacco Maurizio LandiniPierpaolo Bombardieri, che condivide la linea, si è presentato a Palazzo Chigi con un modellino di Frecciarossa “a batterie”: un regalo “per Salvini e Lollobrigida”, ironizza il leader Uil in radio e sui social. “Più ci precettano più le piazze si riempiono” il messaggio che affidano alla premier, visto che i due ministri “se ne sono andati via prima”. Alla riunione, durata tutta la mattinata, si parla a lungo della revisione del Pnrr; i Ministri intervengono tutti e rifanno il quadro della manovra ma, dopo due ore di confronto, ancora non si parla di pensioni. I sindacati tutti chiedono lo stralcio della norma (così come le opposizioni): eliminarla non si può ma l'esecutivo apre però a delle modifiche. Nessuno entra però nei dettagli, ancora tutti da definire, però Meloni assicura che per il comparto sanità si sta cercando di andare oltre, studiando “un ulteriore meccanismo di tutela in modo da ridurre la penalizzazione all'approssimarsi all'età della pensione di vecchiaia”. 

Il sottosegretario Delmastro è stato rinviato a giudizio sul Caso Cospito

Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro dovrà affrontare un processo per rivelazione del segreto d'ufficio per avere diffuso il contenuto di documenti sul caso dell'anarchico Alfredo Cospito, rinchiuso al 41bis nel carcere di Sassari, pur sapendo che erano coperti da segreto. Lo ha disposto il gup di Roma fissando il procedimento al 12 marzo e respingendo la richiesta di non luogo a procedere del procuratore aggiunto Paolo Ielo. Il Giudice per l'udienza preliminare Maddalena Cipriani ha recepito l'impostazione della collega Emanuela Attura che aveva disposto l'imputazione coatta, respingendo la richiesta di archiviazione. In quella richiesta, i pm avevano riconosciuto la violazione del segreto a cui mancava però, a loro dire, “l'elemento soggettivo” del reato, cioè la volontà dolosa. “Andrò a giudizio serenamente” ha commentato il sottosegretario sottolineando “l'anomalia” di un procedimento in cui l'imputato “è in squadra con i pm”. In ogni caso, ha aggiunto, “Sono straordinariamente fiero di non aver tenuto sotto segreto un fatto di gravità inaudita, cioè che terroristi anarchici in combutta con criminali mafiosi tentassero di fare un attacco concentrico al 41 bis”. Nel processo che si aprirà davanti ai giudici collegiali, non compariranno invece come parte civile i deputati del Pd Debora SerracchianiWalter VeriniAndrea Orlando e Silvio Lai. Le opposizioni attaccano e chiedono le dimissioni del sottosegretario mentre FdI fa quadrato a difesa del suo esponente.

Arriva lo stop dell’Ue: il mercato libero è target del Pnrr

La proroga del mercato tutelato dell'energia non sarà possibile. L'Ue spegne gli ardori dell'opposizione e della Lega e limita nettamente un eventuale intervento correttivo del Governo. Il tema è che la graduale liberalizzazione del mercato dell'energia è un obiettivo che l'Italia stessa ha messo nero su bianco nel Pnrr, non solo, è incluso nella terza rata, per la quale Bruxelles ha già erogato, lo scorso ottobre, i 18,5 miliardi previsti. Un cambio in corsa, sebbene la Commissione abbia dimostrato flessibilità, questa volta è quasi impossibile. Per l’Ue il mercato libero dell'energia, non è così dannoso: “La graduale eliminazione dei prezzi regolamentati dell'energia elettrica, che mira ad aumentare la concorrenza sul mercato, è una pietra miliare che fa parte del più ampio pacchetto di leggi sulla concorrenza incluso nel Pnrr”, ha spiegato una portavoce della Commissione, secondo la quale inoltre “i prezzi dell'elettricità sul mercato libero sono significativamente più bassi rispetto al mercato regolamentato, a vantaggio dei consumatori e delle imprese”, una posizione che era chiara a Palazzo Chigi. In via generale per le categorie cosiddette non vulnerabili si va verso il mercato libero nonostante le dichiarazioni di Salvini e dell’opposizione.

Gianni Letta interviene sul premierato. Tajani rassicura sul sì di Forza Italia

Martedì in Commissione Affari costituzionali al Senato era toccato ai presidenti emeriti della Consulta, Gaetano SilvestriGustavo ZagrebelskyMarta Cartabia e Ugo De Siervo, esprimere giudizi sul premierato. Giovedì sono stati auditi i giudici costituzionali Nicolò Zanon e Oreste Pollicino, che hanno promosso la riforma ma sottolineato anche alcune le criticità; va bene il principio della elezione diretta del premier, ma rimandando la norma antiribaltone e frenando sul premio di maggioranza del 55%.Iintanto si registrano le osservazioni di Gianni Letta che ha rimarcato come la riforma costituzionale “fatalmente” ridurrebbe i poteri del presidente della Repubblica, “Secondo la figura del PdR così com’è disegnata e l'interpretazione così come è stata data dai singoli presidenti nel rispetto della Costituzione, come tutti i costituzionalisti oggi riconoscono, sta bene così. Non l'attenuerei, non la ridisegnerei, non toglierei nessuna delle prerogative così come attualmente sono state esercitate”. 

Immediata la precisazione di Antonio Tajani: “Fi sostiene convintamente la riforma sul premierato”. Il primo step della riforma costituzionale si concluderà con la fine delle audizioni al Senato, poi si convocherà un tavolo tra i membri della maggioranza della Commissione. L'obiettivo del Governo è quello di arrivare al primo semaforo verde sulla riforma entro le Europee, così come per quella sull'autonomia. L'esecutivo è comunque impegnato a preparare anche una proposta di legge elettorale, ma una bozza di riforma arriverà solo dopo che si capirà la forma di Governo

Oggi la Commissione Bilancio chiude il decreto anticipi

Parte a pieno ritmo il voto in commissione Bilancio al Senato sugli emendamenti al decreto anticipi. Governo e maggioranza puntano a un iter veloce che dia un segnale di compattezza in vista della manovra. Nella prima giornata di votazioni spunta quasi a sorpresa la proroga dello smart working nel privato per i genitori di minori under 14: la modalità di lavoro agile viene estesa fino al 31 marzo 2024. Niente proroga invece per i fragili e nella Pa. Arriva anche l'atteso via libera al bonus psicologo, con l'ok all'unanimità a un emendamento che riformula due modifiche presentate da Pd e Fi. Per quest'anno i fondi raddoppiano con lo stanziamento di altri 5 milioni. Arriva poi l'esenzione dall'Iva sugli interventi di chirurgia estetica a fini terapeutici. Per gli integratori alimentari l'imposta si riduce al 10% nonostante diverse perplessità. Arrivano anche più garanzie per i contribuenti soggetti a verifiche fiscali, mentre viene concesso più tempo al Gse per la vendita del gas stoccato. Il lavoro della Commissione procede spedito, sotto la regia del Ministro Luca Ciriani e alla presenza del sottosegretario Federico Freni. Oggi dalle 9.00 si riprende: restano un centinaio emendamenti tra accantonati e proposte del Governo e dei relatori, tra cui anche la norma sugli affitti brevi. Ancora da votare anche l'emendamento che consente a Strada dei Parchi. Una volta approvato in Commissione il decreto sarà discusso la settimana prossima dall’Aula del Senato.

Si è aperta a Dubai la Cop 28. Oggi parlerà la Meloni

Si è aperta con un accordo definito da molti “storico” la Conferenza delle Parti-Cop28 a Dubai. Il primo atto delle 198 Parti partecipanti è stato di rendere operativo il fondo Loss & damage presso la Banca mondiale, aiuti ai Paesi più poveri e vulnerabili, in genere i più colpiti da eventi meteorologici estremi. I primi contributi sono per circa 280 milioni di dollari. Pur riconoscendo l'importanza dell'accordo per la “giustizia climatica”, la presidente del Gruppo dei 46 paesi meno sviluppati Madeleine Diouf Sarr ha osservato che “un fondo vuoto non può aiutare la nostra gente”: “Il lavoro è lontano dall'essere completato”, ha commentato l'alleanza dei piccoli Stati insulari (Aosis). Al fondo L&D sono arrivati i primi impegni (100 milioni di dollari dagli Emirati Arabi Uniti, altri 100 dalla Germania, 17,5 dagli Usa, 10 dal Giappone, 60 milioni di sterline dalla Gran Bretagna), gli altri dovrebbero essere dichiarati tra oggi e domani dai capi di Stato e di Governo negli interventi di alto livello. Giorgia Meloni è arrivata a Dubai e interverrà domani. 

Il Ppe chiude ai sovranisti e fissa i paletti in vista delle europee

Europeismo, Stato di diritto, sostegno all'Ucraina formano una linea rossa per stare nella maggioranza dell'Ue post-elezioni. Di al crescere dei sovranisti il Ppe ribadisce che per formare la futura maggioranza si dovrà partire dai componenti dell'attuale, Ppe,Socialisti europei e Renew. Non ci sarà un’apertura nei confronti dei partiti del gruppo di Identità e Democrazia. Le certezze degli europeisti, tuttavia, sembrano finire qui. L'avanzare degli estremisti anti-Ue è stato certificato dalla vittoria di Geert Wilders in Olanda. Pallottoliere alla mano, tra i parlamentari avanza l'ipotesi che Renew perda la posizione di terzo gruppo per numero di deputati, scalzato dai Conservatori e Riformisti guidati da Fdi e dai polacchi del Pis. I Socialisti, allo stesso tempo, sono in serie difficoltà nella Germania di Olaf Scholz, sono pressoché inesistenti in Francia e governano in Spagna, ma al caro prezzo dell'alleanza con i secessionisti catalani. “Noi siamo pronti a collaborare con la Lega al livello europeo ma non con Le Pen e Afd”, ha sottolineato il ministro degli Esteri Antonio Tajani tracciando una netta separazione tra i membri italiani di Id e tutti gli altri. Il via ufficiale alla campagna per le europee partirà solo tra febbraio e marzo, ma il Ppe sta tentando di tutto per non offrire sponde ai sovranisti. “La cosa più importante è concludere il Patto sulla migrazione. Le prossime elezioni sono a rischio e lo saranno ancora di più se fallisce il negoziato”, ha sottolinea Manfred Weber.

Scontro Tajani-Sanchez; Wilders non sarà a Firenze con Identità e Democrazia

È scontro aperto tra Antonio Tajani e il premier spagnolo Pedro Sanchez sull'estrema destra in Italia e il ruolo del Ppe, mentre Geert Wilders non sarà a Firenze domenica al ritrovo di Identità e democrazia. Il leader sovranista olandese dà forfait alla reunion dei partiti alleati della Lega in Europa perché impegnato nelle trattative esplorative per un nuovo governo in Olanda. Matteo Salviniperde un ospite importante ma la Lega non si scompone e prende atto dell'assenza. Domenica si troveranno i rappresentanti di 13 delegazioni straniere: dall'Afd tedesca rappresentata da Tino Chrupalla al belga Gerolf Annemans, fino ai partiti dei paesi dell'Est. Assente annunciata Marine Le Pen, che manderà un videomessaggio e non si esclude che farà lo stesso Wilders. Ci saranno inoltre i Ministri della Lega, i governatori e i sindaci del partito. E chissà che l'assenza dell’ultradestra olandese alla fine non contribuisca a rasserenare gli animi dei leghisti dei territori, da sempre ostili agli alleati più estremi a Bruxelles, da Afd al Rassemblement francese, gli stessi partiti da cui Forza Italia e il Ppe restano distanti. A ribadirlo, indirettamente, è Antonio Tajani; al premier spagnolo che sentenzia “In Italia governa l'estrema destra”, il Ministro ribatte: “In Italia governa il Partito popolare europeo, in Spagna i secessionisti e l'estrema sinistra”. 

Schlein e Meloni si confrontano a distanza sulla mafia

Se non sarà ad Atreju, prima o poi Giorgia Meloni ed Elly Schlein si troveranno una di fronte all'altra per un confronto nella lunga strada verso le Europee. Intanto Bruno Vespa le ha inserite in uno speciale di Porta a Porta dedicato alla mafia e alle sue vittime, protagoniste entrambe per una quindicina di minuti, registrati in momenti diversi e montati in due spezzoni della trasmissione. La premier impegnata a rivendicare i provvedimenti contro la criminalità organizzata, dalla “difesa del carcere ostativo” alla riqualificazione avviata a Caivano, prima tappa di una battaglia alle zone franche. La leader dem invece è critica, “preoccupata” perché l'esecutivo “ha fatto delle cose sbagliate, come i 300 milioni tolti dal Pnrr sui beni confiscati e il loro utilizzo sociale”. Entrambe promettono pragmatismo, e impegno a trovare terreni comuni, come quello sul contrasto alla violenza sulle donne. Intanto nel salotto di Bruno Vespa i toni sono simili solo quando si ricordano i drammi degli attentati del 92 e le tante vittime della mafia

Pd e M5S: condannare la violenza ma non sminuire la piazza

La violenza si condanna sempre, senza se e senza ma, con qualche precisazione, in alcuni casi: questo sembrerebbe il senso del ragionamento del Pd e del M5S, che hanno risposto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni in merito a quanto è successo sabato durante la manifestazione contro la violenza sulle donne quando è stata presa d'assalto la sede dell’associazione Pro Vita e Famiglia. “Io non so come si pensi di combattere la violenza contro le donne rendendosi protagonisti d’intollerabili atti di violenza e intimidazione”, ha scritto la premier. Sia Giuseppe Conte sia la senatrice dem Valeria Valente hanno colto l'appello di Meloni specificando, però, che non si deve svuotare di significato quella piazza gremita di persone. L'ex presidente del Consiglio condanna sempre “tutti gli atti di violenza. Ci troveranno sempre contro. Però non vorrei che questo fosse anche un modo per sminuire una grande mobilitazione, una grande risposta a favore del riscatto delle donne, della massima libertà contro ogni sopraffazione, ogni arbitrio, ogni sopruso”. Poi l'attacco: “Meloni piuttosto dia risposte sul reddito di libertà, per esempio; noi l'abbiamo istituito nel Conte II, abbiamo chiesto sia portato in questa manovra a 1.200 euro mensili per consentire alle donne e ai propri figli di poter creare le premesse per una maggiore libertà. 

I sondaggi della settimana

Negli ultimi sondaggi realizzati dall’Istituto SWG il 20 novembre, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni si conferma il primo partito italiano, con il 28,6%, davanti al PD (19,4%). Due punti percentuali in meno per il Movimento 5 Stelle al 16,4%. Da sottolineare come il distacco tra FdI e la seconda forza politica nazionale (PD) sia pari a 9,2 punti percentuali. Nell’area delle sinistre, la lista rosso-verde Alleanza Verdi e Sinistra è stimata al 3,6%, mentre Unione Popolare all’1,4%. Nell’area centrista, Azione è data al 3,8%, mentre Italia Viva al 3,3%. Nella coalizione del centrodestra, Lega sale al 9,4% Forza Italia passa al 7,0%. Italexit di Paragone scende allo 1,6%

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La stima di voto per la coalizione di centrodestra (Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia) scende al 45%, mentre il centrosinistra, formato da PD, +Europa e Alleanza Verdi-Sinistra, scende allo 25,6%. Il Polo di centro, composto da Azione e Italia Viva, sale al 7,1%; fuori da ogni alleanza, il M5S scende al 16,4%. 

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