Meloni difende la manovra: mi assumo responsabilità delle scelte

Il Governo è pronto a fare “quel che è giusto per la Nazione” anche se questo “dovesse costare in termini elettorali” e la stretta operata su reddito di cittadinanza “lo dimostra”. La premier Giorgia Meloni parla all'Assemblea generale di Confindustria Veneto e rivendica il lavoro fatto e l'assunzione di responsabilità verso una legge di Bilancio. Una “corsa contro il tempo” la definisce Meloni, scritta e presentata in “tempi record” ma senza “rinunciare a delineare le priorità” dell'azione dell'esecutivo, vale a dire la crescita economica, “a partire dalla messa in sicurezza del tessuto produttivo contro il caro-energia” e dal “sostegno alla fasce più deboli e ai redditi più bassi”. La manovra è “coerente con gli impegni presi con gli italiani” e rappresenta l'inizio del “nostro percorso per risollevare l'Italia”. “Abbiamo bisogno delle energie migliori di questa nazione, le porte del Governo saranno sempre aperte” afferma la presidente del Consiglio rivolgendosi a Confindustria; certo “siamo consapevoli che sul taglio del cuneo servano maggiore incisività e maggiori risorse” ma va riconosciuto che questa “è una strada che abbiamo voluto percorrere subito” e dalla quale il “Governo non intende tornare indietro”. Quindi l'affondo sul reddito di cittadinanza: “Il Governo intende ricostruire una cultura del lavoro” e in questo senso il giro di vite “è una misura di buonsenso che difenderemo contro ogni attacco strumentale”. 

La legge di bilancio passa alla prova del Parlamento. I tempi sono strettissimi

Con il deposito alla Camera del testo della legge di bilancio 2023 si apre l'iter parlamentare per l'approvazione della manovra. I tempi sono strettissimi, visto che la manovra va approvata dal Parlamento entro il 31 dicembre per evitare che scatti l'esercizio provvisorio. Ci sono meno di cinque settimane a disposizione ed ecco allora che dalla maggioranza di centrodestra arriva un invito a limitare il numero degli emendamenti nel corso della discussione. Le audizioni partiranno venerdì davanti Commissioni bilancio congiunte di Camera e Senato. Il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato al mercoledì 7 dicembre alle 16:30, con domenica 11 come limite ultimo per l’indicazione dei cosiddetti segnalati che in totale dovrebbero essere 450. Il calendario provvisorio prevede che il testo potrebbe approdare nell'Aula di Montecitorio il 20 dicembre per essere poi discusso e approvato nel corso della settimana di Natale. L'esame in Senato invece partirà presumibilmente il martedì 27 dicembre come ha indicato il presidente Ignazio La Russa

Meloni compatta la maggioranza: 400ml per gli emendamenti parlamentari

Martedì, nel giorno in cui la legge di bilancio viene bollinata dalla Ragioneria dello Stato, firmata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e inviata alle Camere, la premier Giorgia Meloni compatta la maggioranza: stringe sui tempi di approvazione della manovra e porta in dote un tesoretto di 400 milioni di euro da destinare alla copertura degli emendamenti parlamentari. Sono questi, in estrema sintesi, gli elementi che emergono al termine dell'incontro tra il presidente del Consiglio e i capigruppo di Camera e Senato della maggioranza, con l'obiettivo di esorcizzare lo spettro dell'esercizio provvisorio che si materializzerebbe qualora la manovra non venisse approvata entro il 31 dicembre. Ci saranno emendamenti di maggioranza ma “niente di stravolgente”, assicura per la Lega il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. La riunione è servita a delineare la road map fino a fine anno per evitare incidenti: “C'è la volontà della maggioranza di essere compatta e di arrivare all'approvazione della manovra nei tempi stabiliti”, conferma il capogruppo di FI Alessandro Cattaneo

Calenda incontra la Meloni sulla manovra e ottiene delle aperture

Carlo Calenda ha incontrato Giorgia Meloni con una delegazione del Terzo polo. Al termine dell’incontro, durato più di un’ora mezza, ha dichiarato che “Su molte cose abbiamo trovato un'apertura; siamo entrati nel merito del provvedimento e abbiamo presentato le nostre proposte”. Dunque “una collaborazione in Parlamento c'è, perché è nei fatti. Noi presenteremo i nostri emendamenti nonostante i tempi siano brevi”. “Ci siamo impegnati a non fare ostruzionismo perché non intendiamo mandare il Paese in esercizio provvisorio”; minacciando di andare solo in piazza “l'opposizione potrebbe farla anche un bambino”, continua il leader del terzo polo, lanciando così una stoccata a Pd e M5S e assicurando però che “non c'è nessuna disponibilità da parte nostra a essere parte di questa coalizione di Governo”. Calenda accusa poi Forza Italia di voler “sabotare” la manovra, procurandosi la replica piccata di Licia Ronzulli: “Appare un po' confuso e dimentica che è seduto all'opposizione. Ci fa piacere che l'opposizione sia costruttiva ma non accettiamo lezioni di chi ha perso le elezioni ed è destinato all'irrilevanza”. Ma le polemiche non mancano neanche all'interno dello stesso fronte dell'opposizione ed in particolare da Pd e M5S.

Gentiloni lancia un appello all’Italia sul Pnrr: se ci sono ritardi vanno affrontati

Il Pnrr è l'obiettivo prioritario per tutti i Governi europei e se in Italia ci sono ritardi vanno affrontati, perché non si può rischiare di mancare l'appuntamento con la rata di fine anno. Il Commissario europeo all'Economia Paolo Gentiloni torna a incoraggiare il Governo nelle ore in cui una missione di tecnici di Bruxelles sta facendo il punto sull'attuazione del cronoprogramma nei diversi ministeri. Sono diversi i dicasteri che hanno denunciato lentezze, anche a causa del caro-materiali: nelle ultime ore anche il vicepremier Matteo Salvini ha parlato di ritardi anche a causa dell'aumento dei prezzi, mentre il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin aveva quantificato “un onere maggiore di 5 miliardi” solo sugli interventi del suo settore. L’aumento dei costi preoccupa anche il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano convinto che serva una verifica su “cosa si possa stralciare o ridimensionare prima dell'avvio”. Gentiloni, parlando a un dibattito sulla recessione organizzato dal Messaggero, ha ricordato che il piano nazionale di rilancio è un'occasione imperdibile soprattutto per quei Paesi che non hanno spazio di bilancio sufficiente: “Noi abbiamo i nostri problemi strutturali e un alto debito”, che è “un limite alla possibilità di espansione e di sostegno alla nostra economia”, ma questi problemi “hanno un antidoto in questo mitico Pnrr”.  L'Italia, con il rimbalzo post-pandemia, ha smesso di essere il fanalino di coda della Ue in fatto di crescita, ma ora, con la recessione alle porte, i rischi s’intensificano: “In che modo riusciremo a spendere quei quattrini sarà molto importante”, possiamo non essere mai più il fanalino di coda dell'Europa “a patto che il Pnrr venga usato fino in fondo”, ha spiegato. 

Meloni supera lo scoglio delle mozioni sull’Ucraina

La Premier Giorgia Meloni supera lo scoglio dell'invio delle armi all’Ucraina: a Montecitorio riesce non solo a blindare la sua maggioranza, ma, dividendo di fatto l'opposizione, spiana la strada al decreto di proroga poi approvato dal Cdm giovedì. La strategia del centrodestra è stata basata con un gioco di astensioni incrociate che hanno garantito l’approvazione di ben tre mozioni, non solo quella della maggioranza, ma anche quelle di Pd e del Terzo Polo e la bocciatura di quelle di M5S e Verdi-Sinistra Italiana. La mozione del centrodestra specifica che il Governo s'impegna a continuare a fornire armi e materiali a Kiev. Il testo di maggioranza impegna il Governo a prorogare fino al 2023 l'autorizzazione, previo atto d’indirizzo delle Camere, alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari all'Ucraina, ma punta anche a “promuovere e sostenere tutte le iniziative diplomatiche” per la pace, a “promuovere il rilancio dell'Onu”, a “limitare gli effetti della crisi umanitaria in atto” e a “contribuire alla tenuta degli accordi in materia di sicurezza alimentare”. L'impegno a “conseguire l'obiettivo di una spesa per la difesa pari al 2% del pil entro il 2028” che ha portato allo scontro con Giuseppe Conte. Infine, da segnalare che le mozioni di Pd e Terzo Polo puntano a continuare a garantire pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine con “tutte le forme di assistenza necessarie” assicurando a Kiev “il diritto all'autodifesa”. 

Il Governo congela il Mes e dice no al salario minimo

Il Governo congela il Mes: passa in Aula a Montecitorio, infatti, la mozione di maggioranza che impegna l'esecutivo a “non approvare il disegno di legge di ratifica del Mes alla luce dello stato dell'arte della procedura di ratifica in altri Stati membri e della relativa incidenza sull'evoluzione del quadro regolatorio europeo”; via libera dell'Aula alla mozione con 164 voti a favore e 138 contrari. Dal voto, puntualizza il Mef con il sottosegretario Lucia Albano, “è emerso un orientamento chiaro della maggioranza”: “Esprimiamo la nostra contrarietà alla ratifica non per motivazioni ideologiche, come molti sostengono, ma perché riteniamo che le condizioni di accesso all'assistenza finanziaria siano eccessivamente stringenti. L'organizzazione intergovernativa e le sue regole devono essere oggetto di una riflessione comune, anche in considerazione delle mutate condizioni del quadro macroeconomico europeo. Come Governo, il nostro impegno è dare seguito all'indirizzo emerso dalla Camera”. Critiche le opposizioni, ad eccezione del M5S, che vanno all'attacco ricordando alcune recenti aperture del ministro dell'Economia sul meccanismo europeo che appaiano in forte contraddizione con la decisione della Camera. 

Il Consiglio dei Ministri dà l’ok all’invio di armi a Kiev per tutto il 2023

Mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari saranno forniti all'Ucraina per combattere l'invasione russa anche in tutto il 2023. Dopo il via libera della Camera, il Consiglio dei ministri ha approvato il cosiddetto decreto Nato, per prorogare fino al 31 dicembre 2023 e “previo atto di indirizzo delle Camere”, il provvedimento già introdotto dopo l'inizio della guerra dal governo Draghi (e che era in scadenza a fine 2022). Questa volta la necessità manifestata da Kiev, con l'arrivo dell'inverno e l'intensificazione dei bombardamenti su siti strategici, è quella di avvalersi di sistemi missilistici di difesa aerea per proteggere le infrastrutture del Paese dagli attacchi russi che arrivano dal cielo. Per questo l'ipotesi più accreditata è quella dei sistemi Aspide, che in queste ore prevale sulla possibilità di fornire il sistema Samp/T, molto più avanzato ma anche più raro e per questo difficile da reperire. Comincia quindi a prendere forma il sesto pacchetto di aiuti, che sarà contenuto in un nuovo decreto. Il provvedimento, come ha più volte ribadito il ministro della Difesa Guido Crosetto, passerebbe in ogni caso per il Parlamento. 

Il Governo salva la raffineria siciliana Lukoil

Amministrazione fiduciaria temporanea per assicurare la continuità produttiva e la sicurezza degli approvvigionamenti: è questa la soluzione uscita dal Consiglio dei ministri per salvare la raffineria siciliana Isab-Lukoil di Priolo, ritenuta strategica e indispensabile per garantire all'Italia le forniture necessarie. La strategia per mettere in sicurezza il complesso di Priolo e scongiurarne la chiusura è stata messa definitivamente a punto nelle ultime ore ed è confluita nel decreto sulla tutela dell'interesse nazionale nei settori produttivi strategici approvato dal Governo. Con la richiesta di amministrazione temporanea arriverà anche la nomina di un Commissario che potrà essere incaricato per 12 mesi, prorogabili per altri 12. A esprimere soddisfazione è la premier Giorgia Meloni:“Una norma con la quale il Governo interviene, tra l'altro, per garantire la continuità del lavoro nella raffineria che impiega con l'indotto circa 10mila persone. Scopo dell'intervento d'urgenza è tutelare al tempo stesso un nodo energetico strategico nazionale e i livelli occupazionali così significativi per la Sicilia e l'intera Nazione”. La soluzione dell''amministrazione fiduciaria sotto l'egida dello Stato arriva sulla scia di quanto fatto dalla Germania lo scorso settembre per salvare la raffineria di Schwedt e le altre filiali tedesche del colosso russo Rosfnet. 

È scontro totale tra Letta e Calenda sulla legge di bilancio

È scontro aperto tra Enrico Letta e Carlo Calenda. Dopo il faccia a faccia tra il leader del Terzo Polo e la premier Giorgia Meloni sulla legge di bilancio, Letta parte all'attacco: “Si sono già proposti per sostituire Forza Italia, loro che sono stati votati per stare all'opposizione e che invece sono già pronti a passare in maggioranza”. La replica di Calenda, nel rimarcare che la sua forza politica non sosterrà questo esecutivo, è durissima: quelle del segretario del Pd sono “fesserie di un uomo che non è più neanche capace di elaborare una strategia politica. L'opposizione, come si richiede in un grande Paese europeo, si fa proponendo e non solo inseguendo i 5S e urlando no a tutto”. Le scintille tra i due fanno seguito a un diverso approccio alla manovra maturato da giorni: il Pd, in polemica contro un documento definito iniquo e “un inno all'evasione fiscale”, ha annunciato prontamente la piazza per il 17 di dicembre, il Terzo Polo, invece, ha prima presentato la sua contromanovra e poi ottenuto un incontro con Meloni. “Prima di prendere appuntamento con Meloni”, racconta Calenda, “ho detto al Pd vogliamo cercare di andare insieme con una proposta comune? Letta non ha neanche risposto”. 

Il leader dem guarda avanti, al futuro dell'esecutivo e alla rifondazione del Pd: “Questo è un Governo che naviga a vista e che già sta lavorando per sostituire i suoi alleati, basti vedere l'incontro tra Giorgia Meloni e il Terzo Polo. Noi stiamo progettando un Partito Democratico europeista che sia in grado di fare opposizione dopo otto anni al governo”. Tra le misure proposte da Azione-Iv maggiormente gradite a Palazzo Chigi ci sarebbe Industria 4.0, che per Calenda si potrebbe finanziare con il Pnrr, e il pacchetto famiglia. Secondo il Terzo polo un pezzo rilevante di Industria 4.0 si dovrebbe inserire nel capitolo della transizione ecologica e digitale del piano di ripresa e resilienza. Se il suggerimento sarà accolto da Meloni, preoccupata di perdere i fondi del piano se non spesi, è, però, ancora tutto da vedere; comunque vada, la posizione di Calenda sta creando qualche malumore nella maggioranza, in primis dentro Forza Italia, dove i sospetti che il Terzo polo possa trasformarsi in una stampella per l'esecutivo in chiave anti-azzurri sono vivissimi. 

Conte si difende dalle accuse: a Ischia nessun condono 

Il leader di M5S Giuseppe Conte si difende dalle polemiche sollevate dopo la frana a Casamicciola: in tanti nel mondo dell'ambientalismo e della politica lo additano oggi di aver introdotto di fatto nel 2018 con il cosiddetto decreto Genova, durante l'allora governo gialloverde di cui era primo ministro, una sanatoria per la ricostruzione post terremoto di Ischia, un provvedimento che secondo Legambiente avrebbe portato a un migliaio di richieste di condono a fronte di circa 600 case abusive colpite da ordinanza definitiva di abbattimento sull'isola. “L'articolo 25 del decreto sul Ponte non era affatto un condono”, spiega Conte, precisando che si è trattato di “uno dei primi dossier che abbiamo assolto con senso di responsabilità cercando di sbloccare una situazione che c'era senza derogare ai vincoli idrogeologici. Era una procedura di semplificazione”. Queste parole che non hanno fermato il polverone di accuse: “Sono dichiarazioni farneticanti. Ha fatto un condono a Ischia, ha chiuso l'Unità di missione sul dissesto e non si vergogna? Eppure, quattro anni fa glielo avevamo detto”, attacca il leader di Italia viva Matteo Renzi.

I sondaggi della settimana

Negli ultimi sondaggi realizzati dall'Istituto SWG il 28 novembre, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni si conferma il primo partito italiano con il 30,3%, davanti al Movimento 5 Stelle (16,9%). Brusca frenata per il Partito Democratico che si attesta al 15,8%. Da sottolineare come il distacco tra FdI e la seconda forza politica nazionale (M5S) sia di 13,4 punti percentuali. Nell’area delle sinistre, la lista rosso-verde Alleanza Verdi e Sinistra è stimata in leggera crescita al 4,3%, mentre Unione Popolare arriva all’1,6%. Nell’area centrista, l’alleanza tra Azione e Italia Viva supera di poco l’8%Nella coalizione del centrodestra, la Lega rimane pressoché stabile al 7,8% così come Forza Italia (6,5%). Italexit di Paragone, infine, cresce fino al 2,2%.

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La stima di voto per la coalizione di centrodestra (Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia) rimane pressoché stabile rispetto alla scorsa settimana (44,6%) mentre il centrosinistra, formato da PD, +Europa e Alleanza Verdi-Sinistra, fa registrare un leggero rallentamento, attestandosi al 22,9%. Il Polo di centro, composto da Azione e Italia Viva, rimane all’8,1%. Fuori da ogni alleanza il M5S che si ferma al 16,9%.

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