Il Cdm vara il nuovo decreto Covid, niente zone gialle fino al 30 aprile

L'Italia resta in zona arancione o rossa fino alla fine di aprile: il Cdm ha approvato il nuovo decreto anti Covid che sarà in vigore dal 7 al 30 aprile, confermando sostanzialmente l'impianto delle misure già in atto e introducendo due importanti novità: l'obbligo di vaccinarsi per tutto il personale che opera nella sanità, farmacisti compresi, e lo stop alla possibilità per i presidenti di Regione di emanare ordinanze, come hanno fatto in quest’anno di emergenza, per chiudere le scuole nonostante le indicazioni nazionali prevedessero la presenza in classe. Il provvedimento che esce dal Cdm è il frutto della mediazione tra Mario Draghi, l'ala rigorista della maggioranza, che non voleva neanche il riferimento alle possibili deroghe, e le forze politiche aperturiste, Lega in testa, che spingevano per le riaperture: non ci sarà l'allentamento subito dopo Pasqua ma ci sarà la verifica sui dati, che potrebbe portare a riaperture anticipate con una semplice delibera del Cdm. Il decreto è composto da 12 articoli. Due sono dedicati al personale sanitario, per frenare i casi di no vax che rifiutano il vaccino e per garantire che non debbano rispondere di omicidio e lesioni personali colpose tutti i vaccinatori che nel somministrare le dosi del siero seguano le regole indicate dalle autorità sanitarie. L'altra scelta forte è quella sulla scuola. Il decreto stabilisce le lezioni in presenza fino alla prima media in zona rossa e fino alla terza media in arancione, con le superiori in presenza al 50%. 

Scontro nella maggioranza sul disegno di legge sull’omofobia

Al Senato la maggioranza potrebbe spaccarsi sul disegno di legge sull'omofobia approvata alla Camera quattro mesi fa, e non sul voto finale, ma sull'ok preliminare ad avviare la discussione nella commissione Giustizia. A chiederne la calendarizzazione sono Pd, Movimento 5 stelle e Leu, sulle barricate la Lega, convinta che il provvedimento non sia una priorità ma piuttosto, una mina per la nuova maggioranza. Ad avvertire il centrosinistra sui rischi d’implosione è il leghista Simone Pillon: “Se qualcuno preferirà forzare su quello che ci separa, anziché valorizzare quello che potrebbe unirci, si prenderà la responsabilità di dividere la maggioranza”. Il disegno di legge è frutto di varie proposte d’iniziativa firmate Leu, Pd, M5S e Forza Italia, e punta a proteggere persone omosessuali, donne e disabili dai cosiddetti reati d'odio

Letta vede Tajani per dare il massimo sostegno al Governo Draghi

Una cooperazione con Forza Italia per rendere più solida la marcia del governo Draghi e per aprire il cantiere delle riforme istituzionali con una partenza all'insegna dell'approccio bipartisan: è quanto emerso dall'incontro di Enrico Letta con Antonio Tajani. Due gli eventi che hanno spinto il nuovo leader Dem e Tajani a incontrarsi: l'esito del Consiglio europeo di giovedì scorso, dove Draghi ha rilanciato il processo d’integrazione europea, e il controcanto di Matteo Salvini alle decisioni dell'esecutivo sulle chiusure. Tajani e Letta hanno concordato sulla necessità di un “sostegno convinto” a Draghi, con una “comune responsabilità” di Pd e Fi, pur rimanendo su posizioni e schieramenti diversi. Per Letta il sostegno convinto a Draghi è indispensabile per sostenere il premier nelle due iniziative da lui prospettate al Consiglio europeo: rendere permanente il Next Generation Eu e riformare il Patto di stabilità.  

La Serracchiani è il nuovo capogruppo Pd alla Camera

Debora Serracchiani è stata eletta capogruppo Pd alla Camera: 66 i voti in suo favore, contro i 24 ottenuti dalla sfidante Marianna Madia. Dopo l'elezione di Simona Malpezzi alla guida dei senatori, il segretario dem è soddisfatto, ora ci sono “due donne, brave e competenti, alla testa dei gruppi. Saremo un'ottima squadra”. Dopo le scintille dei giorni scorsi, l'ultimo scambio di lettere indirizzato ai deputati è di poche ore prima del voto; il confronto è stato franco, nessuna unanimità, ma nemmeno “nessun putiferio” rimarca Letta, “Due uomini avrebbero discusso allo stesso modo. Non è che volino stracci perché sono donne”. Per il leader dem è solo un primo passo, ma assolutamente necessario: “La situazione del Pd che ho trovato è una situazione così incrostata di maschilismo che servivano gesti forti. C'è bisogno di una cura choc, i prossimi passaggi andranno in questa direzione”, assicura. In questo senso, toccasse ancora a lui ricoprire i panni del segretario nel momento fatidico di mettere nero su bianco le liste elettorali, l'impegno è quello di “non fare giochini per aggirare la legge” e diminuire la presenza delle donne. 

Letta incontra Mattarella 

Il segretario del Pd Enrico Letta è salito al Quirinale per completare il giro d’incontri istituzionali che procedono paralleli a quelli con i leader degli altri partiti e con le associazioni di categoria; il colloquio avrebbe toccato anche i temi del successore di Mattarella al Colle e della prospettiva del governo Draghi. Il segretario ha già incontrato i presidenti di Camera e Senato Roberto Fico e Maria Elisabetta Casellati. Il faccia a faccia con il capo dello Stato completa il trittico dei colloqui con le alte cariche dello Stato. Per guidare l'elezione del prossimo presidente della Repubblica, potrebbe essere utile un ritorno di Letta in Parlamento, spiegano riservatamente diversi esponenti Dem, con una candidatura nel seggio di Siena lasciato da Piercarlo Padoan; la decisione sarebbe affidata comunque al Pd senese. 

Conte accetta la sfida della rifondazione del M5S. Ma i nodi restano

Giuseppe Conte scioglie la riserva e accetta la sfida di rifondare il Movimento 5 stelle. Lo fa a qualche settimana di distanza dal primo ok alla proposta che gli è arrivata da Beppe Grillo. L'ex premier subito chiarisce: rifondare non è mera opera di “restyling” né un'operazione di “marketing” politico, significa puntare alla “rigenerazione”, al nuovo M5S 2.0 senza rinnegare il passato e i valori fondanti del Movimento, e annuncia che il nuovo sarà “accogliente” e allo stesso tempo “intransigente” sui principi. In questo primo passaggio davanti all'assemblea degli eletti in Parlamento, in Europa, nelle Regioni ed anche nei comuni, Conte traccia la linea, predispone nuovi incontri di confronto a stretto giro per proseguire il dialogo ed accogliere “suggerimenti”, lancia la piazza delle Idee, dei forum permanenti che non mireranno a raccogliere tessere, e mette alcuni puntini sulle i, non ultimo sulla necessità della trasparenza per procedere sulla strada, irrinunciabile, della democrazia digitale; ma non sembra prendere posizione sulla vexata quaestio che riguarda il tetto del secondo mandato per gli eletti. Intanto, Conte si sofferma sul principio fondante dell'uno vale uno che non va disgiunto dalla competenza: bisogna liberarsi, dice infatti Conte “di alcuni equivoci. La regola dell'uno vale uno è fondamento della democrazia, è il traguardo del suffragio universale. Ma quando si tratta di indicare il rappresentante del popolo, in una posizione di rilievo pubblico, istituzionale e di responsabilità, occorrono persone oneste ma anche con competenze specifiche e, aggiungo, capaci”. 

Letta al lavoro sulle alleanze: incontra Si e Verdi in attesa di Conte

Enrico Letta prosegue i suoi incontri in vista delle amministrative. Giovedì ha visto il leader di Si Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli ed Elena Grandi, coordinatori dei Verdi. La tornata che coinvolgerà le grandi città italiane, è emerso negli incontri con Verdi e Si, presenterà agli elettori quella che molto probabilmente sarà anche lo schieramento delle elezioni politiche; di qui, in attesa dell'evoluzione di M5S a guida Conte, la cura nel preparare quegli appuntamenti da parte di Letta. Il segretario del Pd ha voluto incontrare Angelo Bonelli nella sede dei Verdi, un gesto per dimostrare l'attenzione verso questo partner. “La coalizione che stiamo costruendo dovrà avere una forte impronta ambientalista”, ha detto alla fine Letta. Anche Fratoianni, ha parlato di “incontro molto positivo” in vista delle amministrative, anche se “per chiarezza” il leader di Si ha ribadito che in Calabria il suo partito sosterrà De Magistris. Al termine Letta ha confermato che vedrà anche gli altri partiti del campo progressista, compresa Italia viva. Quanto ai nomi dei candidati nelle grandi città, a parte Sala a Milano, il cantiere è aperto: è emerso che si sta verificando la possibile disponibilità di Roberto Fico per Napoli e che a Bologna sta emergendo la candidatura di Matteo Lepore; si è in alto mare a Torino e Roma. Per la capitale Letta avrebbe parlato di situazione complicata: si è tirato fuori definitivamente David Sassoli così come Nicola Zingaretti.

Salvini sigla il patto con Orban e Morawiecki per una nuova destra europea

Matteo Salvini, Viktor Orban e Mateusz Morawiecki hanno costituito un’alleanza per costituire un nucleo che dia vita nel lungo termine a una nuova destra per un “rinascimento europeo”. Il segretario della Lega ha incontrato i premier ungherese e polacco a Budapest, “prima tappa”, spiega Orban, di un percorso che porterà alla costruzione di una “alternativa” alla sinistra con cui si sono alleati i Popolari europei. Ma è ancora presto per dire se il percorso darà vita a un nuovo gruppo nel Parlamento europeo, come vorrebbe Salvini. Il capo della Lega punta alla fusione di Identità e democrazia, dove a Strasburgo gli ex lumbard siedono insieme al Rassemblement national di Marine Le Pen, e i Conservatori e riformisti (Ecr), co-presieduti dal partito di Morawiecki, Diritto e giustizia, e da Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Il colloquio segue l'uscita, polemica, di Fidesz, il partito di Orban, dal Ppe. In cerca di una nuova collocazione a Strasburgo, il capo del governo ungherese salda l'asse con l'amico Salvini, elogiato, in conferenza stampa, come un “eroe” per la sua gestione del fenomeno migratorio durante i mesi al Viminale. I tre leader si sono incontrati circa un'ora e mezza nella sede del governo ungherese. Salvini ha poi ribadito: “Abbiamo parlato dei nostri valori e del nostro impegno atlantista. Rappresentiamo i valori della famiglia tradizionale e ci schieriamo contro il comunismo, contro l'antisemitismo, contro l'immigrazione illegale. Ci rivedremo nel mese di maggio. Dipenderà dalla pandemia, probabilmente ci vedremo a Varsavia e poi anche a Roma. La destra non ha estremisti e lo dimostreremo”. 

I sondaggi della settimana

Negli ultimi sondaggi realizzati dall'Istituto SWG, la Lega di Matteo Salvini continua la sua discesa nei sondaggi arrivando al 22,6%. Discorso diverso invece per il Movimento 5 Stelle. Il consenso dei pentastellati rimane stabile al 17,4%. La Lega resta il primo partito del Paese con una distanza dal secondo (PD) di 3,8 punti, mentre il gap rispetto al FdI si attesta a 4,9 punti.

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Nell’area delle sinistre, i Verdi crescono (2,3%) mentre Sinistra Italiana e MDP Articolo Uno si attestano rispettivamente al 2,5% e al 2%. Nell’area centrista, +Europa riprende quota (1,7%), mentre Italia Viva rimane stabile (2,2%) così come Azione che si ferma al 3,2%. In sostanziale parità il Partito Democratico che si attesta al 18,8%. Nell’area del centrodestra, Fratelli d’Italia torna a galoppare (17,7%), mentre Forza Italia rimane stabile (6,5%). Torna ad essere rilevato il consenso di Cambiamo!, ora fermo all’1,3%.

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Negli ultimi sondaggi, i partiti che appoggiano il Governo Draghi raccolgono il 78% nelle intenzioni di voto, mentre il centrosinistra formato da PD, M5S e MDP raggiunge il 38,2%. La coalizione del centrodestra unito, invece, il 48,1%, mentre il rassemblement dei partiti di centro (Azione, IV e +Europa) si attesta al 7,1% dei consensi.

 

 



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