Il voto francese divide il centrodestra. Solo la Lega con Le Pen

Tre partiti con tre posizioni diverse: il primo turno delle presidenziali francesi spacca il centrodestra, con il solo Matteo Salvini ad appoggiare apertamente Marine Le Pen. Sul fronte opposto, invece, seppure con toni diversi, questo voto registra il riavvicinamento tra il PD e il Movimento Cinque Stelle. Ma è nel centrodestra, la divisione più lampante: stavolta la frattura profonda si apre all'interno del cosiddetto “centrodestra di governo”, cioè tra Lega e Forza Italia. Già domenica sera, a caldo, quando lo spoglio non era ancora ultimato, il segretario federale Matteo Salvini lodava la performance della sua alleata a Bruxelles: “Molto bene Marine, siamo felici del tuo successo e orgogliosi del tuo lavoro, del tuo coraggio, delle tue idee e della tua amicizia”, twittava in serata. Lunedì il distinguo prevedibile di Silvio Berlusconi che di fatto assicura il suo endorsement al Presidente uscente. Giorgia Melonidecide di stare nel mezzo, prendendo platealmente le distanze da Macron ma anche da Marine Le Pen.

Il Governo cerca lo sprint, varato il nuovo decreto Pnrr 

La priorità è di centrare tutti i 45 obiettivi del Pnrr e per questo il Governo ha approvato un nuovo decreto per accelerare la realizzazione di tutti i progetti promessi a Bruxelles. Mentre le riforme sono rallentate dalle tensioni politiche, l’obiettivo dell’esecutivo è di non restare indietro sulla digitalizzazione della PA, sulla transizione green e sul rafforzamento della lotta all'evasione. E di evitare che restino fondi non utilizzati. Il decreto è complesso e il Cdm dura più di due ore: alla fine non c’è la semplificazione della lotteria degli scontrini ma arriva l'obbligo di fatturazione elettronica anche per le partite Iva in regime forfettario. Scatteranno invece dal 30 giugno le multe per chi non consente i pagamenti con il Pos, finora sempre rinviate dal 2014. Per la PA si spinge anche sull'acceleratore del digitale, con la NewCo per supportare la transizione. Arriva poi “all'ultimo miglio a passo spedito”, come osserva Renato Brunetta, la riforma del reclutamento del pubblico impiego, con l'obbligo per chi partecipa ai concorsi di superare “almeno una” prova di lingua, oltre all'obbligo di passare per il portale InPa (il Linkedin della Pa) per le procedure di selezione. 

La von der Leyen si complimenta con l’Italia per i risultati del Pnrr

Dopo i primi 21 miliardi del Pnrr incassati, il governo va avanti nell'attuazione del vasto programma di riforme previste, che con il Recovery Plan vanno a braccetto. Nell’ultimo Cdm, il premier Mario Draghi ha distribuito ai ministri una lettera della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, in cui esprime grande apprezzamento per “la qualità del piano” dell'Italia. “Caro presidente, caro Mario”, il versamento dei primi 21 miliardi del Next Generation Eu, è un “primo passo positivo” e le riforme messe in campo dal governo “rappresentano importanti progressi per la resilienza economica e sociale” del Paese, scrive von der Leyen. 

Garofoli ha presentato al Cdm i dati sui decreti attuativi

Quello che è certo è che per raggiungere gli obiettivi del Recovery Plan il funzionamento della macchina amministrativa sarà indispensabile. Durante la riunione dell’ultimo Cdm Roberto Garofoli ha presentato una fotografia del suo operato, sul fronte dei decreti attuativi. La sua relazione parla chiaro: in poco più di un anno il governo ha smaltito 955 provvedimenti, quasi il triplo dei due governi Conte. Eppure, la mole di lavoro è enorme, tanto che il documento definisce necessario limitare il ricorso ai provvedimenti attuativi, molti dei quali vengono aggiunti in sede di conversione parlamentare. A tal fine sarà costituito un gruppo di lavoro per predisporre “una direttiva da indirizzare a tutte le amministrazioni centrali” e saranno coinvolti per “trovare soluzioni comuni e condivise”, anche i Presidenti delle Camere

Draghi rassicura il centrodestra di Governo che le tasse non aumenteranno

Nessun “rallentamento” nell'azione di Governo, nessuna “stanchezza” né tantomeno la volontà di lasciare a metà, o prima dell'estate l'esperienza di questo esecutivo. Il ragionamento che Mario Draghi fa ai leader del centrodestra di Governo, riuniti a Palazzo Chigi insieme al ministro Daniele Franco per ricucire lo strappo sulla delega fiscale, è netto e inequivocabile. Il premier, più che essere sulla difensiva, va all'attacco. Da parte di chi è al timone, l'atteggiamento non è cambiato e gli stop&go che ci sono stati, specie negli ultimi tempi, da dopo la settimana del Quirinale in avanti, erano causati più dalle forze politiche che non da Palazzo Chigi: “Io resto alla guida del Governo, resto al mio posto”, è la linea. Mario Draghi ha ribadito a Matteo SalviniAntonio TajaniMaurizio Lupi e Lorenzo Cesa di “non voler aumentare le tasse e di non volerle aumentare sulla casa” ma di voler fare con la riforma del catasto una “operazione trasparenza”. Dopo Pasqua, quindi, dopo un lavoro di limatura tecnica, l'approvazione della delega dovrà andare avanti, spedita. 

Salvini e Tajani sono soddisfatti dell’incontro con Draghi. Il PD attacca

Le rassicurazioni del premier sono bastate a Lega e FIUdcCoraggio Italia e Noi con l'Italia per mostrarsi fiduciosi a fine incontro. Matteo Salvini, il più critico, è uscito soddisfatto per “l'ampia disponibilità di Draghi a risolvere i problemi”, accenna veloce al mantra del “niente tasse in più”' e si sfila dai cronisti augurando buona Pasqua. In serata puntualizza il no a stangate “né oggi né tra qualche anno”, visto che la riforma fiscale dovrebbe entrare in vigore dal 2026 e che questa “è e resta la condizione imprescindibile per votare la delega fiscale”. Positivo pure Antonio Tajani che sorride alla minaccia della fiducia, perché “se si trova l'accordo, non serve”, fa notare. L'ipotesi, in realtà, aleggia ancora sul provvedimento che giovedì scorso ha trasformato la Commissione Finanze della Camera in un ring, fino allo stop forzato e in attesa dell'approdo in Aula per martedì prossimo. 

Il PD avverte: basta trattative separate tra centrodestra e Governo

Enrico Letta assicura la lealtà del PD al Governo ma ribadisce che l'offensiva di Lega e FI sulla delega fiscale non è piaciuta affatto e i suoi uomini mandano un messaggio chiaro: “Sono inaccettabili trattative separate tra il centrodestra e il Governo”. Lo dice Antonio Misiani, lo ripete Gian Mario Fragomeli, lo conferma Enrico Borghi che chiarisce: “Noi modifiche a scatola chiusa decise dalla Lega non le votiamo”. Certo, precisa Borghi, il PD non intende giocare all'escalation dentro la maggioranza, “noi intendiamo tutelare Draghi”. E Letta, appunto, garantisce: “Il nostro atteggiamento è diverso da quello del centrodestra, noi non diamo ultimatum perché ci fidiamo di Draghi”. Tutti, al Nazareno, sono convinti che la levata di scudi di Lega e FI sia solo uno show da leggere in chiave campagna elettorale, una scenata per evitare di lasciare a Giorgia Meloni il tema delle tasse alla viglia delle amministrative. 

L’Italia, sempre più lontana da Mosca, firma un accordo con l’Algeria per il gas 

Nove miliardi di metri cubi di gas dall'Algeria all'Italia, 3 subito e altri 6 a partire dall'anno prossimo: questo l'accordo che l'Italia ha firmato con l'Algeria per tentare di raggiungere una minore dipendenza dal gas russo. Una risposta “significativa”, ma non l'ultima, dice il presidente del Consiglio Mario Draghi che conferma chiaramente la nuova direzione per gli approvvigionamenti energetici dopo l’attacco della Russia all'Ucraina: “Subito dopo l'invasione dell'Ucraina, avevo annunciato che l'Italia si sarebbe mossa con rapidità per ridurre la dipendenza dal gas russo” dice Draghi al termine dei colloqui con il presidente della Repubblica algerinaAbdelmadjid Tebboune, “gli accordi sono una risposta significativa a quest’obiettivo strategico, ne seguiranno altri”. 

L’accordo sul gas con l’Egitto e il caso Regeni agitano PD e M5S

Fare giustizia per Giulio Regeni, senza cedimenti di fronte a interessi fondamentali come la ricerca di fonti alternative per sostituire il gas russo. La firma di un contratto da 3 miliardi di metri cubi in più di Gnl dall'Egitto da parte dell'Eni agita la maggioranza e solleva perplessità soprattutto in casa PD, che chiede all'esecutivo di esprimere una linea chiara nei confronti del regime di Al Sisi, il quale continua a fare muro nella ricerca degli assassini del ricercatore friulano. Ma un'intesa dettata dall'emergenza energetica, assicurano da Palazzo Chigi, non significa in alcun modo indebolire un impegno che il governo “assume, ha assunto e continuerà ad assumere” nel ricercare la verità sul caso Regeni. A differenza dell'Algeria, prima tappa del un “tour del gas” in Africa che porterà Draghi la prossima settimana in Angola e Congo, e in Mozambico a inizio maggio, nessun componente dell'esecutivo, sottolineano da Palazzo Chigi, ha presenziato alla firma dell'accordo tra Eni e l'egiziana Egas per massimizzare la produzione e portare più gas liquefatto non solo in Italia, ma in tutta Europa. L’accordo esordisce però alla radio Enrico Letta, “mi lascia moltissimi dubbi”. Il segretario del PD ribadisce la necessità di introdurre un tetto al prezzo del metano e dall'altro lato la “netta richiesta” al Governo di essere molto più forte ed esigente nei confronti degli egiziani” sul caso Regeni. 

I sondaggi della settimana

Negli ultimi sondaggi realizzati dall'Istituto SWGFratelli d’Italia di Giorgia Meloni si conferma primo partito italiano con il 21,6%, sopravanzando di un’incollatura il Partito Democratico (21,2%)Inoltre, il distacco tra FdI e la terza forza politica nazionale (Lega) è di 5,7 punti. 

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Nell’area delle sinistre, i Verdi rimangono stabili (2,3%) mentre Sinistra Italiana e MDP Articolo Uno si attestano rispettivamente al 2,6% e al 2,6%. Nell’area centrista, l’alleanza tra Azione e +Europa perde quota (5%) mentre Italia Viva non fa registrare grosse variazioni (2,4%). In lieve contrazione, invece, il consenso del Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte che si attesta al 12,9%. Nell’area del centrodestra, la Lega non fa registrare grosse variazioni (15,9%) mentre recupera qualche decimale Forza Italia (8%). Italexit di Gianluigi Paragone, infine, si attesta all’1,9%.

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Negli ultimi sondaggi, i partiti che appoggiano il Governo Draghi raccolgono il 70,3%, mentre il centrosinistra formato da PD, M5S e MDP raggiunge il 36,7%. La coalizione del centrodestra unito raggiunge il 45,5%; infine il rassemblement dei partiti di centro(Azione Più Europa e IV) si attesta al 7,4% dei consensi.



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