Il Governo è al lavoro su dazi e Ucraina 

Una delegazione della Farnesina è a Washington per “parlare con i responsabili americani della situazione dazi”, in una missione “in sintonia” con Bruxelles. E il capo di Stato maggiore della Difesa, Luciano Portolano, nelle prossime ore a Parigi si confronterà con i generali della cosiddetta “coalizione dei volenterosi” sulle prospettive di una presenza militare in Ucraina dopo un'eventuale cessazione delle ostilità. Si apre una settimana cruciale per i due dossier su cui è messa alla prova la politica estera italiana: Giorgia Meloni affronterà la questione Ucraina nel summit in videocollegamento convocato dalla Gran Bretagna, e i dazi al Consiglio europeo sulla competitività di giovedì e venerdì della prossima settimana. Sin dall'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, a Palazzo Chigi si stanno esaminando tutti i possibili scenari legati ai dazi annunciati dal presidente Usa. 

Nel governo la Lega spinge affinché l'Italia tratti a livello bilaterale, senza attendere la mediazione Ue. Meloni finora ha provato a proporsi come ponte fra Bruxelles e Washington, e conta di affrontare il tema con Trump nelle prossime settimane. La missione della delegazione italiana (guidata da Alfredo Conte, direttore centrale per la Politica commerciale internazionale della Farnesina), annunciata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, non rappresenta uno strappo con l'Ue, assicurano dal governo. Anzi, l'operazione, viene spiegato, è concordata e coordinata con il commissario Ue al Commercio Maros Sefcovic. Altre capitali si starebbero muovendo, l'obiettivo è poi condividere informazioni. Tajani guarda alla situazione “in maniera non estremamente preoccupata”, e assicura che “il governo vuole accompagnare le aziende” e sostenerle anche “nella tempesta”, se dovesse arrivare. Il 21 marzo saranno presentati i piani per fronteggiare nuovi dazi, e intanto l'obiettivo è “rafforzare la nostra presenza su altri mercati, dal Messico ai Paesi del Golfo, all'Indonesia, al Giappone, alla Turchia e, contemporaneamente, trovare il modo di dialogare con gli Stati Uniti”. 

Non più semplice si annuncia per l'Europa trovare una posizione comune sull'Ucraina e sulle contromosse al disimpegno annunciato da Washington. Intanto va ben oltre il formato continentale il tentativo di Parigi e Londra di costruire la coalizione di volenterosi. Una trentina di Paesi sono annunciati, anche asiatici, al tavolo aperto per sostenere Kiev e garantire la pace dopo un cessate il fuoco. Dovrebbero essere rappresentate anche Nato e Ue. Il Generale Portolano, hanno ribadito fonti di governo, sarà in veste di “osservatore”, perché Roma non contempla interventi militari se non sotto l'egida Onu. L'esito di questa riunione e di quella di mercoledì, sempre a Parigi, con il ministro della Difesa Guido Crosetto e gli omologhi di Polonia, Francia, Germania e Regno Unito, definiranno la posizione portata al summit di sabato da Meloni, che nei prossimi due giorni avrà anche bilaterali con i primi ministri di Danimarca e Olanda. “I nostri militari non andranno al fronte in Ucraina, né con una missione Nato né europea”, ha chiarito Tajani, secondo cui serve una difesa europea “più forte”.

Salvini rilancia per un accordo con Musk

Da tempo Elon Musk l'imprenditore americano scrive post tentando di aprirsi un canale di dialogo con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Sarebbe un onore parlargli”. Un auspicio che finora non ha avuto seguito. D'altronde, l'attivismo social di Musk non ha argini: solo nelle ultime ore, da componente dell'amministrazione Trump ha caldeggiato l'uscita dell'America dalla Nato e, da proprietario di Starlink, ha ventilato l'ipotesi di disattivare la rete satellitare all'Ucraina. In Italia, fra i sostenitori di Musk c'è Matteo Salvini. Quello fra il Capo dello Stato e Musk: “Sarebbe un incontro stimolante”, ha detto il segretario della Lega. A chi chiede un commento sulla questione, dal Quirinale rispondono allargando le braccia: “la materia rientra nell'ambito delle attività del governo e vi rientra ancor di più l'interlocuzione con operatori del settore. Sulla questione sicurezza delle trasmissioni è ovvio che vi sia la doverosa attenzione del Presidente della Repubblica in quanto comandante delle forze armate e presidente del Consiglio supremo di difesa. Però non risulta che allo stato vi siano processi decisionali in corso”. 

Anche se Salvini è tornato a spingere per un accordo fra la società di Musk e l'Italia. Nel governo, però, c'è chi frena: “La scelta non deve essere assolutamente basata sull'emotività della politica e cioè non legata all'amicizia con Musk”, ha detto il portavoce di FI Raffaele Nevi. Le parole di Salvini sono sale sulla coda del dibattito sul Ddl Spazio approvato dalla Camera. Un provvedimento che per le opposizioni è stato “un regalo a Musk”. Nel mirino, c'è anche l'intervento del referente italiano, Andrea Stroppa, che a dibattito parlamentare in corso è intervenuto contro alcune proposte del Pd che “stavano per vietare tutte le tecnologie non europee, come Starlink”. Nelle ultime ore, Matteo Salvini è tornato a ribadire: “Non sono io a decidere se va bene la tecnologia A o la tecnologia B. Se Starlink connette mezzo mondo non vedo perché la sinistra debba dire pregiudizialmente di no, perché è di Musk”. All'entusiasmo del leader della Lega si contrappone la freddezza di Forza Italia. In mezzo c'è FdI con Giorgia Meloni

La Meloni incontra i comitati referendari

Garanzie sulla data del voto, sul coinvolgimento dei fuori sede e sull'informazione tv sulla consultazione popolare. È quanto chiedono i comitati referendari in vista dell'incontro previsto a Palazzo Chigi nelle prossime ore sul voto per i referendum di primavera. Incontro che segue alla lettera inviata alla premier Giorgia Meloni e che si terrà e vedrà il segretario di +Europa Riccardo Magi, per il quesito sulla cittadinanza, e il segretario della Cgil Maurizio Landini, per quelli sul lavoro, confrontarsi con il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. “Lasciateci votare” è il claim alla Toto Cutugno della petizione online con la quale i referendari insistono sulle tre questioni anti-astensionismo che porteranno sul tavolo del governo. Un'apertura sull'election day con le amministrative è arrivata, nei giorni scorsi, dal ministro dell'Interno in una intervista. La data circolata finora per il primo turno delle comunali è quella dell'11 maggio ma non è esclusa l'ipotesi di un accorpamento del referendum con il ballottaggio del 25. Diversa la questione del voto fuori sede che i referendari chiedono sia per studenti (come avvenuto alle europee) ma anche per i lavoratori. Infine, il nodo dell'informazione e in particolare quella tv. L'incontro a Palazzo Chigi sarà preceduto da un flash mob a piazza Capranica al quale parteciperanno anche le reti studentesche e giovanili che hanno aderito ai Comitati.  

Tajani rassicura sui dazi. Il 21 marzo il Governo annuncerà le contromisure

dazi restano uno dei dossier più discussi dalla politica italiana. Gli annunci del presidente Usa Donald Trump hanno provocato uno scossone, non solo sui mercati internazionali. Ma la posizione scelta da Palazzo Chigi è di rimanere alla finestra, senza alimentare polemiche che possono accelerare una guerra commerciale con il principale alleato geopolitico. Attendere, però, non significa rimanere fermi con le mani in mano. A spiegarlo è il vicepremier, Antonio Tajani: “Non so che cosa accadrà, i nostri tecnici sono a Washington proprio per capire: rimarranno qualche giorno in sintonia con la Commissione Ue”. La priorità è “capire anche quali sono le conseguenze per i nostri prodotti italiani”. Tajani usa un'espressione precisa: “Prepariamoci, ma aspettiamo perché non dobbiamo neanche farci prendere dal panico per ogni dichiarazione che viene dagli Stati Uniti”. 

Di sicuro l'Italia sta predisponendo “le contromisure, che annunceremo il 21 marzo a Roma, a Villa Madama: stiamo studiando quali mercati nuovi esplorare, penso a Messico, Vietnam, Paesi del Golfo, Turchia, Giappone. Stiamo facendo gli studi merceologici per favorire l'esportazione del nostro Paese, lavoriamo per avere una strategia”. Tutto questo, però, in accordo con Bruxelles. Perché, come ricorda sempre il ministro degli Esteri, “la competenza esclusiva del commercio internazionale è dell'Unione europea, quindi la trattativa complessiva sulle regole con gli Usa la deve fare l'Ue, mentre noi possiamo fare delle valutazioni sulle esportazioni, cioè quali prodotti esportare, quali altri mercati andare a esplorare”. 

Che il nostro Paese non voglia alzare i toni è chiaro anche dalle parole della ministra del Turismo Daniela Santanchè: “Penso che la strategia di Trump sia quella di spararle un po' grosse per poi fare dei ragionamenti. Mettere dazi all'Europa e all'Italia sarebbe dare una mazzata sui piedi agli Stati Uniti d'America, perché come sappiamo sono tanti i prodotti che noi esportiamo”. L'esponente del Governo Meloni si augura che “il buon senso sia una categoria sempre più presente anche nella politica internazionale”. La situazione, dunque, resta in stand by in attesa di capire quali saranno le decisioni definitive di Washington. L'Italia teme contraccolpi ma, per dirla con le parole di Tajani, “quando cominciano a soffiare venti di burrasca, l’equipaggio deve dimostrare solidità, stabilità e di essere capace di portare la nave in porto. Se insorge il panico, la nave va a picco”. 

La maggioranza si compatta sulla giustizia

“Agire compatti ed evitare, riguardo ai vari provvedimenti, fughe in avanti sul tema della Giustizia”. È il messaggio che emerge dal vertice di maggioranza al ministero della Giustizia per fare il punto sulla riforma, ma anche su ulteriori proposte ed altri provvedimenti in discussione in Parlamento allo scopo di un'azione unitaria su tutto. Non si esclude che tra i temi trattati alla riunione, a cui hanno partecipato oltre al ministro Carlo Nordio anche i presidenti delle Commissioni Giustizia e i capigruppo di maggioranza di Camera e Senato, siano spuntati fuori la definizione dei limiti per l'uso dei trojan nelle indagini e il tetto per le intercettazioni di 45 giorni. Se l'obiettivo del centrodestra in vista del percorso delle riforme della Giustizia, a partire da quella sulla separazione delle carriere, è di forte coesione e al contempo di rasserenare il clima, resta alta la tensione tra la magistratura e il governo.  

Al Parlamento Ue passa la risoluzione su RearmEu e Ucraina. L’Italia si spacca

L'Europa dice sì al piano di Ursula von der Leyen per il riarmo ma l'Italia, alla Plenaria di Strasburgo, va in ordine sparso. Il testo della risoluzione che certifica il sostegno dell'Eurocamera al RearmEu, infatti, divide la maggioranza di Governo, il campo largo e anche il Pd: a prevalere sono i partiti scettici nei confronti della strategia della Commissione, votata con un chiaro via libera solo da FiFdI e da quasi la metà degli eurodeputati Dem. Ma c’è un fatto degno di nota: i meloniani hanno scelto di astenersi sulla risoluzione gemella, dedicata al sostegno militare all'Ucraina, certificando così la volontà del Governo di non voltare le spalle agli Usa di Donald Trump. L’Eurocamera non è stata chiamata a votare il riarmo, ma due risoluzioni, di cui una sulla difesa che conteneva un paragrafo sul riarmo, e l'altra centralizzata sul sostegno a Kiev. 

Alla fine, la maggioranza Ursula ha tenuto, incassando sull'Ucraina 442 voti a favore, 98 contrari e 126 astenuti. Numeri simili sul testo dedicato alla difesa europea, con 419 sì, 204 contrari e 46 astenuti. Tuttavia, è su questo secondo voto che la politica italiana si è divisa: il centrodestra è andato in frantumi con il sì di FdI e Fi e il no convinto della Lega. In ordine sparso anche l'opposizione e in particolare il Pd, che a sua volta si è diviso in due tra astenuti e favorevoli. Solo grazie agli sforzi di mediazione del capo delegazione Nicola Zingaretti, tra i dem non ci sono stati voti contrari, in particolare quello dei due indipendenti, Marco Tarquinio e Cecilia Strada

Detto questo, l'indicazione ad astenersi, che era venuta dalla segretaria Elly Schlein, è stata seguita solo da 11 eurodeputati, mentre i rimanenti 10, tra cui Stefano Bonaccini e Antonio Decaro, hanno deciso di votare a favore. Come previsto, in Europa il campo largo è evaporato: il M5S ha confermato di volersi candidare a forza pacifista, i Verdi italiani, in dissenso dal gruppo, hanno votato no, e contraria è stata anche la Sinistra, italiana ed europea. Ma il centrodestra, dalla votazione di Strasburgo, non esce più compatto, e non solo sul dossier riarmo: sul testo filo-ucraino i meloniani, a dispetto di Fi, hanno imboccato la via dell'astensione. La Von der Leyen, dal canto suo, può proseguire sulla sua strada: il RearmEu sarà ulteriormente delineato nei prossimi giorni, per finire sul tavolo del Consiglio europeo della prossima settimana. E c'è chi, come il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, ha già evocato l'idea di uno scorporo permanente delle spese per la difesa dal Patto di stabilità

Meloni valuta la posizione italiana in Europa e verso Trump. Dubbi su Londra

La risoluzione più che a favore di Kiev era diventata “contro Trump” e l'ordine di scuderia agli eurodeputati di FdI, arrivato da Roma a Strasburgo, è stato di astenersi. È una prima volta che pesa, l'astensione, dopo tre anni in prima fila tra i sostenitori dell'Ucraina, e che Giorgia Meloni ha ponderato a lungo ma che permette alla premier di rimanere equidistante, sostenendo poi con il suo partito, e tutto il gruppo Ecr, il piano di Ursula von der Leyen per la sicurezza europea. Niente avalli a un atto “politicizzato contro l'Amministrazione Trump”, il senso che riassumono i suoi fedelissimi, a maggior ragione dopo l'evoluzione delle trattative fra Stati Uniti e Ucraina a Gedda. Di fronte a uno scenario considerato fluido, a Palazzo Chigi ogni mossa è gestita all'insegna di cautela ed equilibrismo. Così è in dubbio anche la partecipazione della premier al videocollegamento della cosiddetta “coalizione dei volenterosi”, convocato per sabato dal britannico Keir Starmer

Sono in corso valutazioni. La posizione di Roma resta “fortemente contraria” all'invio di truppe in Ucraina. Se il vertice dovesse servire a portare avanti la pianificazione di un'operazione di questo tipo, allora per Meloni (che ha incontrato anche il premier olandese Dick Schoof) non avrebbe senso partecipare. In quest'ottica, solo come “osservatore” il capo di Stato maggiore della Difesa Luciano Portolano ha partecipato alla riunione a Parigi con i generali di una trentina di Paesi, organizzata dalla Francia, l'altro pilastro del gruppo dei “volenterosi”. Le diplomazie sono al lavoro. Alla riunione di Londra, la decisione definitiva sarà presa anche alla luce dei riscontri della riunione di Parigi a cui ha partecipato il ministro della Difesa Guido Crosetto con gli omologhi di Francia, Germania, Polonia e Regno Unito. 

Salvini a tutto campo al Letexpo, dai treni a Trump

Matteo Salvini è intervenuto a tutto campo a Verona alla seconda giornata del Letexpo di Verona. Il Ministro ha spaziato dai temi di preminente competenza del Mit, come le ferrovie e i cantieri infrastrutturali, alla politica estera. Il primo spunto è stato sui trasporti, in particolare ferroviari: “Io credo che chi si occupa di trasporti, infrastrutture e logistica abbia a lungo termine le soddisfazioni che a breve termine non può avere. In Italia viaggiano mediamente 10mila treni sulle rete, con 1200 cantieri aperti. È chiaro che di questi 10.000 treni, record storico, con il primato di cantieri attivi per sistemare e migliorare la rete, se ne arrivano 9.990 puntuali fa più notizia il treno che per mille e un motivi arriva in ritardo. Però noi seminiamo e l'obiettivo è di lasciare alla fine un'Italia più infrastrutturata e più moderna”. 

Stuzzicato sul palco dalle domande di Nunzia de Girolamo ha parlato dei rapporti Italia-Usa: “Dall'insediamento del presidente Trump è cambiato tutto ed è importante non dividersi in tifoserie, tra simpatia e antipatia. Salvini è trumpiano? No io cerco di essere razionale e di valutare dove sta l'interesse nazionale italiano. Qualcuno pensa che l'interesse delle nostre imprese sia di allontanarsi dagli Stati Uniti? Mi sembra evidente di no, per 1.001 motivi. Ritengo che l'interesse nazionale sia la fine del conflitto ed i buoni rapporti commerciali con gli Stati Uniti. I dazi, di cui si parla in particolar modo sull'acciaio, uno va a guardare e un terzo dell'acciaio che gli Usa comprano arriva da Canada e Messico, un quarto dall'Asia: Corea del Sud, Vietnam e Cina. Già in passato gli Usa posero dei dazi, sia con Trump che con Biden, e l'Italia ebbe non la fortuna ma l'abilità di contrattare e alcuni prodotti italiani, ad esempio il vino, furono esentati dai dazi”. 

La Russia attacca nuovamente Mattarella. Tajani convoca l’ambasciatore

Nuovo affondo dalla Russia contro il Presidente della Repubblica. Questa volta Mosca prende lo spunto dalle parole pronunciate dal Capo dello Stato lo scorso 8 marzo al Memoriale della Pace di Hiroshima: “La Russia si è fatta promotrice di una rinnovata e pericolosa narrativa nucleare, cui si aggiungono il blocco dei lavori del Trattato di non proliferazione, il ritiro dalla ratifica del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari e le minacce rivolte all'Ucraina, instillando l'inaccettabile idea che ordigni nucleari possano divenire strumento ordinario nella gestione dei conflitti come se non conducessero inevitabilmente alla distruzione totale”, aveva detto Mattarella. 

Maria Zakharova, la portavoce del ministero degli Esteri russo, durante una conferenza stampa a una domanda al riguardo ha preso di mira questo ragionamento con lo stesso tono con cui il 14 febbraio aveva commentato l'intervento di Sergio Mattarella a Marsiglia dove, secondo la rappresentante russa, il presidente italiano avrebbe paragonato l'attuale governo russo al terzo Reich di Hitler. È quanto basta per far scoppiare un nuovo caso diplomatico tra Roma e Mosca, tanto da costringere Antonio Tajani a far convocare l'ambasciatore russo alla Farnesina. “Ho capito bene? Ha dichiarato che la Russia starebbe minacciando l'Europa con le armi nucleari? Sono menzogne, è una bugia, non è vero, è un fake, è disinformazione. Di queste parole bisogna rispondere”, ha proseguito Zakharova. Il Capo dello stato italiano, ha affermato ancora la portavoce, “non troverà nessuna dichiarazione da parte di nessun rappresentante della Federazione Russa che possa essere interpretata in questo modo. Il presidente del nostro Paese, i ministri, i funzionari statali hanno ripetutamente parlato di questa questione e hanno fatto di tutto affinché fake di questo tipo siano confutate”. 

“Penso che forse il presidente dell'Italia ci abbia confusi con un altro Paese. Forse lui intendeva dire che è la Francia che minaccia l'Europa con le armi nucleari, perché proprio così si possono interpretare le recenti dichiarazioni di Emmanuel Macron quando ragionava sull'apertura sull'Europa di un certo ombrello nucleare”. Dal Quirinale, nessuna risposta diretta, una linea già adottata dal Colle in occasione del precedente affondo della Zakharova. Interviene però il Governo con il nostro ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che condanna severamente l'ennesimo attacco verbale giunto dalla Russia: “Il Presidente della Repubblica è un uomo di pace e simbolo di unità nazionale ed europea”. La netta presa di posizione viene supportata da diverse voci del centrodestra, tra cui il presidente del Senato Ignazio La Russa, il Ministro Francesco LollobrigidaMaurizio Lupi e diversi esponenti di Fi, come Giorgio Mulè e Licia Ronzulli. Tace Matteo Salvini.

Tensione nella maggioranza. La Lega fa un controvertice su ReArm

Sono giornate di tensione a Palazzo Chigi, tanto che la stessa Giorgia Meloni, dopo aver letto le notizie di una riunione della Lega voluta da Matteo Salvini per puntualizzare i paletti al ReArm Eu, si sarebbe sfogata con Giancarlo Giorgetti. Una conversazione “franca”, nella sala del Cdm a riunione appena finita, proseguita a più riprese e che è rimbalzata velocemente fuori dal palazzo tanto che si sono rincorse voci di scontri molto accesi e addirittura porte sbattute. Queste ricostruzioni vengono categoricamente smentite da entrambe le parti ma danno la misura di quanto sia alto il nervosismo tra gli alleati

Giorgetti e Meloni “sono allineati”, assicurano i loro staff, si parlano spesso e liberamente, e anche stavolta si sarebbero confrontati in un clima “più che cordiale”. Arriva anche una smentita ufficiale, in cui Mef e Palazzo Chigi bollano come “infondate e prive di ogni riscontro reale” le ricostruzioni sui contrasti. Anzi i due, assicurano, “continuano a lavorare in piena sintonia e con la massima condivisione sui vari dossier aperti, inclusa la difesa europea”. Quest'ultimo tema è stato al centro di un vertice leghista, convocato prima del Cdm dove il vicepremier leghista ha riunito anche gli esperti economici del partito e il presidente della commissione Difesa della Camera Tonino Minardo.

Il “controvertice” è visto con sospetto dagli alleati anche perché, come vanno ripetendo da Fdi e Fi, la linea in politica estera la danno “Palazzo Chigi e la Farnesina”, concetto ribadito dall'azzurro Giorgio Mulè. Comprare mezzi militari e altri strumenti per la difesa da aziende italiane, non francesi o tedesche, e chiedere all'Ue la stessa attenzione che ha per le frontiere a Est anche per il Mediterraneo è la linea della Lega, emersa da una riunione nella quale il ministro dell'Economia avrebbe comunque ribadito la posizione già espressa a Bruxelles, e in Parlamento, della necessità di attendere i dettagli del Piano per poterlo valutare a fondo, ferma restando l'attenzione massima al debito pubblico e la volontà di non intaccare le risorse destinate alla spesa sociale, a partire dalla sanità, e un totale no a “a deleghe in bianco su imprecisati eserciti europei”. Tutti temi decisamente ancora aperti e su cui, almeno per ora, Palazzo Chigi ha adottato una postura di massima cautela strategica 

Schlein rilancia: nel Pd serve chiarimento politico sulla politica estera

La spaccatura in Europa nel voto sul riarmo ha colpito soprattutto il Pd. La segretaria Elly Schlein ha risposto alle richieste di confronto e congresso rilanciando: “Serve un chiarimento politico. Le forme e i modi li valuteremo”. Come a dire: non sono io che dovrò dare spiegazioni, ma gli altri. Cioè, chi ha condiviso la scelta degli eurodeputati, come Stefano Bonaccini e Pina Picierno che a Strasburgo non hanno seguito le sue indicazioni di partito. Il dibattito europeo ha allargato le distanze anche dal M5S. Almeno sulla carta, la bocciatura di Elly Schlein al riarmo aveva riavvicinato le posizioni delle due forze, ma la scelta della segretaria di puntare sull'astensione, seguita dalla “diserzione” di metà dell'eurogruppo che ha votato “sì”, ha permesso al presidente del M5S Giuseppe Conte di attaccare: “Abbiamo visto un Pd che si è diviso in Ue, un partito in forte difficoltà. L'astensione è la cosa più incomprensibile. Di fronte a una von der Leyen che spreca 800 miliardi in armi, senza una difesa comune, tu cosa fai? Dici non mi pronuncio? Prima di fare i conti con i possibili alleati, Schlein deve badare alla tenuta del partito”

Il prossimo passaggio è in programma martedì al Senato, quando ci sarà da presentare e da votare una risoluzione sulle comunicazioni di Giorgia Meloni alla vigilia del Consiglio Ue, e il partito potrebbe essere di nuovo chiamato a esprimersi sul riarmo dell'Ue, col rischio di una riproposizione della spaccatura di Strasburgo. Schlein ha ribadito la posizione: “Quando vediamo piani d’investimenti sull'autonomia strategica dobbiamo parlare anche di difesa comune, che per noi è una cosa ben diversa dal riarmo dei singoli 27 Stati membri”. Il coordinatore dei riformisti Pd, l'area più critica con la segretaria, non dispera di evitare una rottura bis: “Ci sarà un momento di confronto nei gruppi parlamentari. Lo dico da capogruppo in Commissione prima che da membro della segreteria. Ho dato ampia disponibilità a trovare dei punti di condivisione”. 

Più di un parlamentare ha chiesto a Schlein di promuovere un confronto nel partito sulla politica estera. L'impressione è che anche al Nazareno pensino a una forma di confronto. “La segretaria e il partito decideranno come affrontare la discussione, stabiliranno quale sarà lo strumento più idoneo”, ha detto al Manifesto il capogruppo Pd al Senato Francesco Boccia. “La scelta dell'astensione è incomprensibile” ha attaccato il deputato Pd Piero Fassino, “È una mezza strada, né carne né pesce. Il Pd ha bisogno di un confronto tematico, ma non serve un congresso generale”. Il deputato Gianni Cuperlo ha difeso la posizione in Ue, ma è tornato a chiedere “un confronto aperto e capace di coinvolgere tutto il partito. Sarà la segretaria a proporne tempi, forme e modi”.  

Il Governo ha varato il decreto elezioni per le Amministrative e Referendum

Il Consiglio dei ministri ha varato il decreto elezioni che consentirà di votare in due giorni (domenica dalle 7.00 alle 23.00 e lunedì dalle 7.00 alle 15.00) già dalla prossima tornata di elezioni amministrative. La data per il primo turno delle Comunali è stata individuata nel 25-26 maggio mentre l'election day con i referendum sarà nelle date dei ballottaggi, l'8 e 9 giugno. Il prossimo 25-26 maggio sono chiamati al voto 461 Comuni su 7.896 (il 5,8%), fra cui 9 capoluoghi di Provincia (dei quali 2 sono anche capoluoghi di Regione: Genova e Aosta), oltre a Trento e Bolzano, capoluoghi delle rispettive Province autonome. Gli altri capoluoghi di Provincia chiamati alle urne sono MateraNuoroPordenoneRavenna e Taranto.

Gli elettori saranno chiamati a esprimersi, in occasione del ballottaggio, anche su cinque quesiti referendari: quello sulla cittadinanza, promosso da +Europa e dai radicali, punta a dimezzare da 10 a 5 anni i tempi di legale soggiorno per l'ottenimento della cittadinanza italiana per cittadini stranieri ed extracomunitari. Gli altri quattro sono stati promossi dalla Cgil e puntano a modificare le normative in tema di licenziamenti illegittimiindennità alle piccole imprese e sull'utilizzo dei contratti a termine (di fatto modificano il Jobs Act) e sugli infortuni sul lavoro (esclusione della responsabilità solidale del committente, dell'appaltante e del subappaltante).

Torna la paura ai Campi Flegrei: il Governo segue con attenzione

Torna la paura nei Campi Flegrei: una scossa di magnitudo 4.4, la più forte scossa registrata in epoca strumentale nella zona, insieme a quella del 20 maggio 2024, 11 le persone rimaste ferite. “Abbiamo seguito le vicende attentamente, la situazione complessiva ci lascia moderatamente tranquilli”, spiega il prefetto di Napoli Michele Di Bari. È stato uno stress test importante per il patrimonio edilizio e non ci sono stati danni strutturali. La convivenza col grande sisma è l'unica risposta”, ammette il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che è stato contattato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato si è informato sulla situazione che vive il territorio e ha espresso vicinanza ai cittadini. La premier Giorgia Meloni fa sapere dal mattino di monitorare costantemente l’evolversi della situazione. Si tiene in contatto con il sottosegretario Alfredo Mantovano, con il Ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci e con il capo del Dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano; il Ministro per la protezione Civile ha firmato lo stato di mobilitazione nazionale chiesto dal presidente della Regione Vincenzo De Luca

“E’ una delle zone più complesse al mondo, ve lo dico senza ipocrisia, chiedetela agli altri l’ipocrisia”, ribadisce Musumeci, denunciando una mancanza di attenzione delle istituzioni precedenti per una zona su cui insiste sia il rischio vulcanico che quello bradisismico. Una delle soluzioni, per il ministro, passa dalla prevenzione non strutturale, che prevede anche di istruire i ragazzi del territorio dei rischi e su come comportarsi in caso di evento. La mobilitazione nazionale permette al Dipartimento di Protezione Civile di coordinare gli interventi e le strutture operative a supporto delle autorità regionali, garantendo assistenza alle popolazioni e interagendo direttamente con Forze dell'ordine, Vigili del fuoco, ambulanze. 

Al momento, l'ipotesi di evacuazione dei “non è da scartare”, spiega il Ministro, ma avverrà solo ascoltati i vulcanologi e sarà oggetto di esame tra i tecnici “solo qualora dovessero dirci di essere in prossimità di evoluzione accentuata”. Il piano che prevede l'evacuazione e il gemellaggio con le altre Regioni, però, è solo sulla pianificazione del rischio vulcanico; il piano di emergenza per rischio bradisismico prevede lo spostamento persone che voglio lasciare la propria casa in aree di accoglienza. Il Ministro rivendica di aver “aperto una breccia” nel “muro della rassegnazione” con le esercitazioni previste dal piano e alle opposizioniche chiedono di riferire in Parlamento risponde di “non avere nessuna difficoltà”, ma “non abbiamo novità”: “Lo sciame sismico c’è e lo sappiamo tutti, lo riferirò con piacere”, scandisce. 

Il Governo fa il punto su Starlink e ribadisce che non c’è nessun accordo

Il Governo non ha ancora “siglato alcun accordo” con Space X per il sistema satellitare Starlink, sono solo in corso delle “interlocuzioni” per vedere di connettere le “aree più remote” del Paese e sono state avviate “delle sperimentazioni, sia in Lombardia, sia con “le sedi diplomatiche di Uagadugu, Dhaka, Beirut, Teheran e Bamakò” che “sono state dotate di antenne Starlink”, di cui nessuna però al momento risulta attiva. È questa in estrema sintesi la posizione del Governo espressa dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani durante il sindacato ispettivo nell'Aula di Palazzo Madama a proposito del “caso Musk” e dei timori che nutre soprattutto l'opposizione sul fatto che le comunicazioni italiane, anche le più segrete e riservate, vengano affidate a un privato e alle persone più vicine al presidente Usa Donald Trump

Lo stesso che qualche giorno fa, come si ricorda anche in Aula, ha minacciato di “spegnere” i satelliti di Starlink” in Ucraina dicendo che in questo modo sarebbe “crollata la prima linea di Kiev”. La minaccia poi è rientrata, ma l'impressione lasciata nei politici di mezza Europa e in buona parte del centrodestra italiano è ancora molto forte, come si evince dai dubbi espressi in più occasioni da FI e Noi Moderati. Ciriani cerca di tranquillizzare gli animi e, rispondendo a tre interrogazioni di Pd e IV, assicura prima di tutto che il Governo “non intende emendare l'impostazione dei Piani PNRR sulle reti ultraveloci che, in particolare riferimento al Piano “Italia 1 Giga”, vedono la fibra ottica come la tecnologia di riferimento”. 

Poi aggiunge che, avendo “ereditato un grave ritardo dai precedenti esecutivi rispetto ai Piani PNRR”, si stanno “profondendo tutti gli sforzi per recuperare terreno”. Ma, insiste, “non c'è stato” alcun affidamento di infrastrutture “critiche del Paese a Starlink” anche perché, “ogni eventuale sviluppo sulla questione sarà gestito secondo le consuete procedure”. Ciriani esclude, infine, che sia stato istituito a Palazzo Chigi un “tavolo tecnico operativo per lo studio della concessione a Starlink della gestione delle infrastrutture di connessione e telecomunicazione” di sedi diplomatiche o navi militari. “Dopo le sue parole” commenta il capogruppo Pd al Senato, Francesco Boccia “siamo ancora più preoccupati” perché “è evidente che il Governo tra Trump e l'Europa sceglie Trump”. 

I sondaggi della settimana

Negli ultimi sondaggi realizzati dall’Istituto SWG il 3 marzo, tra i partiti del centrodestra riprende a crescere Fratelli d’Italia che guadagna uno 0,2% e sale al 30,2%. In seconda battuta il Partito Democratico perde 0,1 punti e si attesta al 22,4%. Terza forza nazionale il Movimento 5 Stelle che guadagna lo 0,2% e sale al 12,4%. Scendono Forza Italia, che perde lo 0,2% (9,2%) e la Lega che perde lo 0,3% (8,0%). Nella galassia delle opposizioni, AVS perde lo 0,2% e arretra al 6.3%, mentre i centristi sono rilevati singolarmente con Azione (3,5%)IV (2,4%) e +Europa (2,0%). Chiudono il quadro settimanale le rilevazioni con Noi Moderati all’1,0%.

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La stima di voto per la coalizione di centrodestra (FdI, Lega, FI e NM), frenata dalle forze minori, perde rispetto alla scorsa settimana, scendendo al 48,4%. Il centrosinistra (Pd, All. Verdi Sinistra) registra il 28,7% delle preferenze perdendo 0,3 punti; fuori da ogni alleanza, il M5S guadagna lo 0,4% e si attesta all’12,4%. A chiudere il Centro inverte il trend delle ultime settimane e guadagna 0,1 punti salendo all’ 7,9%.

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