L’Ue fa pressing sui governi, Draghi alla stretta finale sul Recovery

La Commissione europea dà una buona ragione all'Italia per accelerare i tempi di consegna del suo Recovery plan. In ballo c’è la prima tranche di fondi, pari al 13% del totale: già a luglio di quest'anno saranno disponibili 45 miliardi, ma i Paesi che presentano i loro progetti in ritardo, rischiano di dover attendere settembre. Per l'Italia sono in ballo 27 miliardi, una tranche che Mario Draghi intende incassare al più presto. Ecco perché' il premier lavora per inviare il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) a Bruxelles entro la scadenza del 30 aprile. Il via libera del Consiglio dei ministri dovrebbe arrivare la prossima settimana, ma prima Draghi ha convocato i partiti di maggioranza e opposizione. Saranno tutti coinvolti nella fase finale di chiusura del piano. Ma non è facile comporre tutti gli auspici: la sensibilità dei partiti è altissima, come dimostrano le barricate alzate dal M5S al solo trapelare di voci su un ridimensionamento del Superbonus 110%. Una convocazione che viene in un momento di tensione tra i partiti sull’entità dei ristori per i settori penalizzati dall'emergenza Covid ma anche dalla questione delle riaperture.  

La Commissione europea raccoglierà sui mercati 806 miliardi di euro entro il 2026, con un ritmo di circa 150 miliardi l'anno, per finanziare il Next Generation Eu. I titoli avranno durata tra i tre e i trenta anni e il 30%, circa 250 miliardi, saranno green bond. La prima emissione è pronta per giugno, ma sono ancora in corso i processi di ratifica nazionali del piano: è questa la grande tegola che pende anche sull'Italia, che è stata tra i primi Paesi a ratificare. Il vicepresidente della Bce Luis de Guindos avverte che è essenziale “evitare qualsiasi ritardo” per non intaccare la “percezione molto positiva” che ha il piano sui mercati. Il commissario Ue per il Bilancio Johannes Hahn lancia un appello agli Stati che sono in ritardo, perché' accelerino la ratifica: tra questi c’è la Germania. Se tutto filerà liscio, poi, a luglio potrà essere distribuita tra gli Stati la prima tranche di fondi.  All'appuntamento il governo italiano, che di Next Generation Eu avrà una fetta cospicua, intende farsi trovare pronto. La road map di Draghi prevede l'invio del Pnrr a Bruxelles entro il 30 aprile. Il presidente del Consiglio dovrebbe portare il piano in Cdm la prossima settimana e poi illustrarlo alla Camera il 26 e al Senato il 27 aprile.  

Il Governo vara il Def e un nuovo scostamento di bilancio da 40 mld

Il 2021 sarà l'anno del rimbalzo del Pil che crescerà al 4,5%, per salire ancora al 4,8 % nel 2022 e poi registrare il 2,6% nel 2023 e l’1,8% nel 2024. “Nello scenario programmatico già l'anno prossimo il Pil arriverebbe a sfiorare il livello del 2019”, spiega il ministro dell'Economia Daniele Franco nella premessa al Def, parlando di tassi di incremento mai sperimentati nell'ultimo decennio. Potrebbe andare meglio se l'andamento della pandemia consentisse la totale rimozione delle restrizioni nella seconda metà dell'anno, anche se “non può escludersi che nei prossimi mesi il contenimento dell'epidemia richiederà di valutare talune restrizioni alle attività che comportano maggiori rischi di contagio”. Ma potrebbe andare anche peggio in caso di limitata efficacia dei vaccini Covid-19 contro le varianti del virus: la crescita del Pil, secondo le previsioni del Governo, si fermerebbe al 2,7% quest'anno. In ogni caso la politica di bilancio resta espansiva anche per l'anno prossimo, contando sull'effetto choc del recovery plan che arriverà a valere, tra fondi Ue e il complementare decennale varato dal governo, 237 miliardi di euro, destinati a “un piano di rilancio, di uno shock positivo di investimenti pubblici e incentivi agli investimenti privati, alla ricerca e sviluppo, alla digitalizzazione e all'innovazione, senza precedenti nella storia recente”. 

Nel frattempo il Governo, in un Consiglio dei ministri durato circa 45 minuti, dopo la riunione preliminare di ieri, ha varato, oltre al Def, la nuova richiesta di scostamento di bilancio da 40 miliardi di euro destinati al nuovo decreto che sarà varato entro fine mese. Complessivamente dunque il rapporto deficit/Pil schizza per il 2021 all’11,8%, un livello molto elevato “dovuto alle misure di sostegno all’economia e alla caduta del Pil”, spiega Franco. Si scenderà, nelle previsioni del Mef, al 5,9% nel 2022, al 4,3% nel 2023 e al 3,4% nel 2024. A partire dal 2025, il rapporto deficit/Pil tornerà a scendere sotto il 3%. Il rapporto debito/Pil è stimato al 159,8% nel 2021, per poi diminuire al 156,3% nel 2022, al 155% nel 2023 e al 152,7% nel 2024. “Sebbene il Governo condivida l'opinione che le regole fiscali europee debbano essere riviste allo scopo di promuovere maggiormente la crescita e la spesa per investimenti pubblici, la riduzione del rapporto debito/PIL rimarrà la bussola della politica finanziaria del Governo”, assicura Franco che prospetta il ritorno ai valori pre-crisi entro la fine del decennio. Con l'ulteriore scostamento “i sostegni a famiglie e imprese erogati sin qui nel corso del 2021 raggiungerebbero il 4% del Pil, dopo il 6,6% dello scorso anno. L'auspicio del Governo è che, grazie ad andamenti epidemici ed economici sempre più positivi nei prossimi mesi, questo sia l'ultimo intervento di tale portata”, spiega il Ministro.  

Il Governo è al lavoro su un nuovo decreto sostegni

Il testo del nuovo decreto sostegni, atteso entro fine aprile, avrà come destinatari principali i lavoratori autonomi e le imprese, cui sarà dedicata più della metà delle risorse. I ristori veri e propri, che dovrebbero seguire il modello del decreto sostegno ma calcolati su due mesi e non su uno, dovrebbero coprire anche “parte dei costi fissi, sia con sgravi d’imposta che con la copertura della quota fissa delle bollette e di parte dei canoni di locazione tramite crediti di imposta”. Il decreto prorogherà le indennità a favore dei lavoratori stagionali e introdurrà nuove misure a favore dei giovani, ad esempio uno sgravio fiscale sull'accensione di nuovi mutui per l'acquisto della prima casa. Per le imprese si punta al rafforzamento della resilienza delle aziende più impattate dalle chiusure, la disponibilità di credito e la patrimonializzazione. Per sostenere l'erogazione del credito alle piccole e medie imprese la scadenza del regime di garanzia dello Stato sui prestiti e la moratoria sui crediti sarà prorogata dal 30 giugno a fine anno. Complessivamente, prevede il Governo, le misure di sostegno contenute nel decreto legge avranno un impatto positivo sul Pil dello 0,6%.  

A marzo l’inflazione accelera, +0,8% ma frena il carrello della spesa

L'inflazione accelera a marzo, ma un colpo di freno al caro prezzi arriva dal carrello della spesa. A marzo l'Istat stima che l'indice nazionale dei prezzi al consumo registra un aumento dello 0,3% su base mensile e dello 0,8% su base annua (da +0,6% di febbraio), confermando la stima preliminare. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, che compongono il cosiddetto carrello della spesa, registrano però un'inversione di tendenza da +0,2% a -0,1%, mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d'acquisto accelerano da +0,1% a +0,7%. La lieve accelerazione dell'inflazione si deve prevalentemente all'inversione di tendenza dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (che passano da -3,6% a +1,7%) e, in misura minore, all'accelerazione di quelli dei Servizi relativi ai trasporti (da +1,0% a +2,2%). L'inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici rallentano lievemente portandosi entrambe a +0,8%, da +0,9% di febbraio. L'aumento congiunturale dell'indice generale è dovuto prevalentemente alla crescita dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (+3,2%) e, in misura minore, dei servizi relativi ai trasporti (+1,3%). L'inflazione per il 2021 è pari a +0,9% per l'indice generale e a +0,5% per la componente di fondo. Il protrarsi, in alcuni casi, dei saldi stagionali (ascrivibile anche al loro avvio temporalmente diversificato tra le regioni) fa sì che l'aumento, rispetto a febbraio, dei prezzi di Abbigliamento e calzature, sia pari a +23,0%, molto meno ampio, quindi, di quello di marzo 2020, quando fu pari a +31,1%. 

I dati sull’industria vanno verso la normalità, mini-rialzo a febbraio

Prosegue a febbraio la ripresa della produzione industriale nonostante le misure prese a livello nazionale e mondiale per contenere la diffusione del Coronavirus. I dati diffusi dall'Istat registrano un costante ritorno alla normalità, prova ne è anche la fiducia favorevole delle imprese registrata dall'Istituto di Statistica nella sua nota di marzo sull'andamento dell'economia. Le aspettative per i prossimi mesi mantengono un orientamento favorevole per le imprese dell'industria, si legge nel documento, dove però si aggiunge che lo stesso sentiment non vale per le famiglie la cui fiducia è segnata da una maggiore incertezza. A febbraio l'indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato dello 0,2% rispetto a gennaio, mentre a livello tendenziale, cioè rispetto al febbraio 2020, l'indice complessivo corretto dagli effetti di calendario (i giorni lavorativi di calendario sono stati 20, come a febbraio 2020) è diminuito dello 0,6%, in netto miglioramento rispetto al -2,4% registrato a gennaio. Il dato di febbraio deve poi essere valutato tenendo conto che il febbraio 2020 è stato l'ultimo mese di attività regolare prima che intervenissero le restrizioni legate alla pandemia e all'emergenza sanitaria. Era quindi ampiamente atteso. La produzione industriale cresce anche nella media del trimestre dicembre-febbraio con un aumento dello 0,6% rispetto ai tre mesi precedenti. 



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