Per l’Fmi l’emergenza Covid avrà enormi ricadute su conti Paesi, balzo debito Italia

La necessaria risposta alla pandemia messa in campo dai governi con misure di Bilancio “ha salvato vite, sostenuto le imprese e i più vulnerabili e mitigato le ricadute sull'attività economica”. Tuttavia, avverte il Fondo monetario internazionale nel suo Fiscal Monitor, il rapporto annuale sulle finanze pubbliche “le conseguenze della crisi, combinate alla perdita di gettito dovuta alla contrazione economica, sono state enormi”. L'istituzione di Washington prevede che in media nel 2020 il deficit di Bilancio dei Paesi balzi al 9% del Pil e che il debito pubblico si avvicini alla soglia del 100% del Pil. In Italia, dove il debito partiva da valori ben più elevati della media, i livelli sono ancor più pesanti. Il Fmi prevede che dal'1,6% del Pil del 2019 il deficit schizzi al 13% quest'anno e poi si smorzi al 6,2% nel 2021, con a seguire 3,9% nel 2022, 2,7% nel 2023 e 2,5% in 2024 e 2025. Il debito pubblico dell'Italia, invece, dal 134,8% del Pil del 2019, volerà al 161,8% quest'anno, successivamente il Fmi pronostica 158,3% nel 2021, 156,6% nel 2022, 154,9% nel 2023, 153,8% nel 2024 e 152,6% nel 2025. Le cifre su 2020 e 2021 erano state pubblicate nel World Economic Outlook. 

Nello studio il Fmi precisa che queste previsioni si basano sul programma di Bilancio 2020 aggiornato e sui successivi provvedimenti, senza specificare se questi includano la recente Nota di aggiornamento al Def. L'Italia, assieme a Giappone e Spagna, è uno dei Paesi in cui il debito-Pil aumenterà di circa 30 punti percentuali. Peraltro il Fmi rileva che in Italia, come in Gran Bretagna, la quota di debito privato con rating speculativo supera il 50% del debito privato totale delle imprese. Questi fattori possono aver limitato la portata dei sostegni pubblici durante la crisi Covid. Ora, con margini di bilancio limitati, i governi devono valutare costi e benefici delle misure di aiuto. Le prime analisi suggeriscono che le politiche che hanno rapidamente limitato i contagi hanno anche consentito riprese più rapide e sicure e il ripristino della fiducia, riducendo i costi finanziari e sociali.  

La Lagarde rassicura che la Bce sarà pronta a tutto per sostenere l’economia

Il messaggio di Christine Lagarde è sempre lo stesso, ma ciò non significa che non sia rassicurante. D'altronde è questo il compito della numero uno della Bce: rassicurare i mercati soprattutto nei momenti più difficili. E il meeting annuale dell'Fmi a Washington è stata l'occasione per ribadire di fronte a una platea oltremodo qualificata l'approccio della Bce alla crisi. “Nell'attuale contesto di elevata incertezza, il Consiglio direttivo valuterà attentamente tutte le informazioni in arrivo, compresi gli sviluppi del tasso di cambio e le sue implicazioni sulle prospettive di inflazione a medio termine. Continuiamo a essere pronti ad adeguare tutti i nostri strumenti, se necessario”, ha affermato Lagarde, ricordando molti degli strumenti messi in campo dall'Eurotower per affrontare le conseguenze della crisi scatenata dal coronavirus. 

Lagarde ha ricordato per esempio il programma di acquisto Pepp da ben 1.350 miliardi, la decisione di allentare i vincoli per l'accesso delle banche alle iniziative di rifinanziamento Omrlt III e le operazioni di rifinanziamento Peltro. “Nel complesso, le misure di politica monetaria che abbiamo adottato dall'inizio di marzo stanno fornendo un sostegno cruciale all'economia, sostenendo l'accesso ai finanziamenti, anche per coloro che sono più colpiti dalla diffusione della pandemia, e contribuendo a mantenere condizioni di finanziamento favorevoli per tutti i settori e le giurisdizioni”. Ai mercati è stato inviato un ulteriore messaggio rassicurante. È più che altro un invito ma, in fin dei conti, nelle parole di Lagarde si legge l'intenzione della Bce di mantenere una politica accomodante per tutto il tempo necessario: "A livello globale, sarà cruciale non ritirare prematuramente le politiche di sostegno, sul fronte sia monetario che fiscale, poiché ridurre troppo presto il sostegno rischierebbe di ritardare la ripresa economica”. 

Conte prova a giocare la carta del dialogo sul Recovery

Il Recovery plan italiano sarà composto da “un numero limitato di azioni per colmare i divari che oggi ha il Paese”: per garantire che i singoli progetti siano attuati nei tempi, non solo ognuno di essi avrà un “soggetto istituzionale” responsabile, ma si valuterà anche di introdurre un meccanismo di premi e sanzioni. Giuseppe Conte lo spiega ai senatori, con una digressione rispetto all'informativa sul prossimo Consiglio europeo. Il premier accoglie la proposta dei senatori di un sistema di “bonus/malus” sui progetti per spendere i 209 miliardi, mentre dalla Camera gli chiedono di non creare task force o strutture ad hoc per la gestione. E dichiara disponibilità a collaborare, anche con l'opposizione, oltre che con gli enti locali, per elaborare quei progetti. I rapporti con il centrodestra restano tesi, ma timide prove di dialogo ci sono. 

Recovery Fund: Conte è ottimista sul negoziato con l’Europarlamento

I capi di Stato e di governo riuniti al vertice Ue di Bruxelles hanno parlato anche del difficile negoziato in corso fra gli Stati membri e il Parlamento europeo sul bilancio pluriennale comunitario e sul Recovery Fund, ma non hanno lavorato a una proposta negoziale, lasciando che di questo continui a occuparsi il Governo tedesco, come presidenza di turno del Consiglio Ue. Lo ha riferito al termine della prima giornata del Consiglio europeo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha mostrato ottimismo sulle trattative in corso: “C'è stato un aggiornamento sul Recovery Fund; come sapete c'è un negoziato che sta conducendo la presidenza di turno tedesca dell'Ue, la cancelliera Merkel, con il Parlamento europeo. 

E all'inizio della sessione di questo pomeriggio c'è stato il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, che ha riferito anche lui sullo stato del negoziato”. È un negoziato, ha sottolineato il premier, che “dobbiamo chiudere al più presto. C'è ancora qualche difficoltà, diciamo di ordine tecnico, rispetto alle richieste del Parlamento nei riguardi della posizione attuale” del Consiglio europeo, cioè “la proposta che è stata deliberata lo scorso luglio. Però le cose non mi sembrano inconciliabili, anche perché, insomma, stiamo parlando di un complessivo ammontare di 1.800 miliardi, di fronte a una richiesta del Parlamento che vuole preservare alcuni programmi a cui tiene molto, come Horizon ed Erasmus”. 

L’Istat stima un +5,1% sull’import ad agosto, +3,3% sull’export

Ad agosto 2020 si stima una crescita congiunturale per entrambi i flussi commerciali con l'estero, più intensa per le importazioni (+5,1 per cento) che per le esportazioni (+3,3 per cento). L'aumento su base mensile dell'export è dovuto in particolare all'incremento delle vendite verso i mercati Ue (+5,3 per cento) mentre quello verso l'area extra Ue è più contenuto (+1,2 per cento). Così l'Istat nella nota relativa al commercio con l'estero e prezzi all'import. Nel trimestre giugno-agosto 2020 rispetto al precedente, le esportazioni registrano un aumento del 26,2 per cento, cui contribuisce per oltre la metà il forte incremento delle vendite di beni strumentali verso entrambi i principali mercati di sbocco, Ue ed extra Ue. 

Nello stesso periodo, le importazioni crescono del 18,7 per cento. Ad agosto 2020 l'export segna un calo tendenziale in lieve ridimensionamento (-7,0 per cento, da -7,3 per cento di luglio), più marcato verso l'area extra Ue (-9,9 per cento) rispetto a quella Ue (-3,8 per cento). L'import registra una contrazione ancora molto ampia sebbene in attenuazione (-12,6 per cento, era -14,2 per cento a luglio), determinata dal calo degli acquisti sia dall'area extra Ue (-16,6 per cento), di maggiore entità, sia dall'area Ue (-9,1 per cento). Tra i settori che contribuiscono maggiormente al calo tendenziale dell'export si segnalano prodotti petroliferi raffinati (-51,0 per cento), macchinari e apparecchi n.c.a. (-9,0 per cento), articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (-12,6 per cento) e sostanze e prodotti chimici (-8,7 per cento). In aumento su base annua le esportazioni di autoveicoli (+7,9 per cento), minerali non metalliferi (+5,2 per cento) e mobili (+4,6 per cento). 



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