Il Fondo Monetario Internazionale certifica il rallentamento della crescita

Tutti gli indicatori più recenti segnalano perdita di slancio della crescita globale mentre “l'enorme incertezza” che assieme all'alta inflazione dominano il quadro attuale saranno inevitabilmente prese in considerazione quando il Fondo monetario internazionale aggiornerà le sue previsioni, nel nuovo Economic Outlook. “È troppo presto per dire se nel 2023 ci sarà recessione diffusa su scala globale, ma come recentemente ha affermato la direttrice Kristalina Gerogieva”, ha dichiarato il capo del Dipartimento comunicazioni del Fmi, Gerry Rice, “anche se dei paesi non sono tecnicamente in recessione, e registrano ancora crescita positiva, per molte persone la situazione sarà percepita come recessione”. Rice ha ricordato che da quando è stato aggiornato l'Economic Outlook, ad aprile, “la guerra si è trascinata, è peggiorato il quadro delle forniture di gas all'Europa, le materie prime sono rimaste elevate” e in Cina sono stati impositivi ulteriori lockdown. Nell'aggiornamento dello scorso aprile il Fmi prevedeva una crescita globale del 3,6% sia quest'anno che sul 2023, dopo aver operato revisioni al ribasso rispettivamente di 0,8 punti su quest'anno e di 0,2 punti sul prossimo. Per l'Italia prevedeva 2,3% di crescita quest'anno e 1,7% il prossimo. 

Accelera ancora l’inflazione in tutta l’area euro +9,1% ad agosto

Si conferma la nuova accelerazione dell'inflazione nell'area euro ad agosto: la crescita dei prezzi al consumo su base annua ha raggiunto il 9,1%, secondo i dati definitivi diffusi da Eurostat, dopo l'8,9% di luglio. In un mese i prezzi sono cresciuti dello 0,6%. La crescita su base annua segna un nuovo massimo storico nell'area valutaria. In rafforzamento anche l'inflazione di fondo, ovvero l'indice depurato dalle voci più volatili come energia o alimentari, che ad agosto è salita al più 4,3% annuo dal più 4% di luglio. I rincari di gran lunga più elevati restano quelli sull'energia, voce che tuttavia ad agosto ha registrato una limatura al più 38,6% annuo dal 39,6% di luglio. Forti rincari anche sugli alimentari più 11% sul fresco e più 10,5% su lavorati e tabacchi. In Italia, ricorda l'ente di statistica comunitario, ad agosto l'inflazione era sua volta salita il 9,1% con un aumento dei prezzi dello 0,9% rispetto al mese precedente. Il tasso più elevato è quello registrato dall'Estonia, +25,2% seguita da Lettonia e Lituania (entrambe sopra il +21%). In Germania l'inflazione ha accelerato all'8,8% mentre in Francia segnato una decelerazione al 6,6%. Sull'insieme dell'Unione Europea l'inflazione ad agosto ha raggiunto il 10,1% annuo con un aumento mensile dei prezzi dello 0,7%. I costanti rialzi dell'inflazione hanno spinto la Bce ad alzare nuovamente i tassi di interesse in maniera energia a settembre: 75 punti base in più con cui il principale riferimento ha raggiunto l'1,25% ed è possibile che nell’immediato futuro vengano fatti nuovi aumenti come ha detto Philip Lane, membro del board esecutivo e capo economista della Bce parlando ad un incontro del Money Market Contact Group. 

Inflazione, Istat conferma: ad agosto all'8,4%, al top dal 1985

Ad agosto l'inflazione ha registrato un aumento dello 0,8% su base mensile e dell'8,4% su base annua (da +7,9% del mese precedente), confermando la stima preliminare. Lo ha reso noto l'Istat spiegando che sono "l'energia elettrica e il gas che producono l'accelerazione dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (in parte mitigata dal rallentamento di quelli dei carburanti) e che, insieme con gli alimentari lavorati e i beni durevoli, spingono l'inflazione a un livello (+8,4%) che non si registrava da dicembre 1985 (quando fu pari a +8,8%)". Accelerano i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +9,1% a +9,6%), mentre rallentano quelli dei prodotti ad alta frequenza d'acquisto (da +8,7% a +7,7%). L'inflazione acquisita per il 2022 è pari a +7% per l'indice generale e a +3,5% per la componente di fondo. 

Commercio estero: Istat, a luglio su export, import +44% su anno

A luglio 2022, l’export aumenta su base annua del 18,0% in termini monetari ma si riduce del 4,0% in volume. La crescita dell’export in valore è molto più sostenuta verso l’area Ue (+21,8%) rispetto ai mercati extra Ue (+14,2%). L’import registra un incremento tendenziale del 44,0%, che coinvolge sia l’area Ue (+21,3%) sia, in misura decisamente più ampia, l’area extra Ue (+72,9%). Lo segnala l'Istat in una nota. Tra i settori che contribuiscono maggiormente all’aumento tendenziale dell’export si segnalano: articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+91,4%), prodotti petroliferi raffinati (+187,7%), macchinari e apparecchi n.c.a. (+9,8%), sostanze e prodotti chimici (+22,2%), metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+9,7%) e prodotti alimentari, bevande e tabacco (+12,9%). Nei primi sette mesi del 2022 - prosegue ancora l'Istituto - la crescita tendenziale delle esportazioni (+21,8%) è dovuta in particolare all’aumento delle vendite di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+23,2%), articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+44,6%), prodotti petroliferi raffinati (+112,5%), sostanze e prodotti chimici (+27,9%) e prodotti alimentari, bevande e tabacco (+19,5%). 

Istat: nel secondo trimestre +677 mila occupati su anno

Nel secondo trimestre dell'anno gli occupati sono 175 mila in più rispetto al primo trimestre 2022 (+0,8%), mentre su base annua l'aumento è di 677 mila unità (+3,0%). Lo rileva l'Istat sottolineando che il tasso di occupazione raggiunge il 60,2%, in rialzo di +0,5 punti sul trimestre precedente. Il tasso di disoccupazione cala all'8,1% (-0,4 punti sul trimestre precedente), mentre il numero dei disoccupati scende a quota 2 milioni e 25mila. I dati provvisori del mese di luglio 2022 segnalano, rispetto al mese precedente, una lieve diminuzione degli occupati (-22 mila, -0,1%) e del tasso di occupazione (-0,1 punti). Nel secondo trimestre 2022, l'input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, è aumentato dell'1,3% rispetto al trimestre precedente e del 5,1% rispetto al secondo trimestre 2021; la dinamica è simile a quella osservata, nello stesso periodo, per il Pil che è cresciuto dell'1,1% in termini congiunturali e del 4,7% in termini tendenziali. L'aumento degli occupati riguarda i dipendenti, sia a termine (+48 mila, +1,6%) sia a tempo indeterminato (+126 mila, +0,8%), mentre rimane stabile il numero degli indipendenti. Il tasso di occupazione aumenta dunque di +0,5 punti percentuali sul trimestre precedente raggiungendo il 60,2%; l'aumento è più marcato tra gli uomini (+0,6 punti rispetto ai +0,4 punti delle donne), tra i 15-34enni (+0,9 punti, rispetto ai +0,3 punti dei 35-49enni e ai +0,4 punti dei 50-64enni) e tra i residenti del Mezzogiorno (0,8 punti rispetto ai +0,5 punti nel Nord e alla stabilità nel Centro). Il tasso di disoccupazione scende all'8,1% (-0,4 punti in tre mesi) e quello di inattività al 34,4% (-0,3 punti). 

Nelle imprese dell'industria e dei servizi, la crescita congiunturale delle posizioni lavorative dipendenti, pari all'1,3%, è il risultato di un aumento dell'1,6% della componente full time e dello 0,5% di quella part time. L'aumento in termini tendenziali, già osservato nello scorso trimestre, prosegue con una leggera decelerazione: le posizioni lavorative dipendenti aumentano del 5,9%, a seguito della crescita della componente a tempo pieno e di quella a tempo parziale (rispettivamente +6,2% e +5%). Aumentano sia il monte ore lavorate (+2,6% rispetto al trimestre precedente e +11,0% rispetto allo stesso trimestre del 2021) sia le ore lavorate per dipendente: +1,3% su base congiunturale e +5,6% su base tendenziale. Rispetto al secondo trimestre 2021, le ore di cassa integrazione (Cig) diminuiscono di 70,5 ore ogni mille ore lavorate. L'indice destagionalizzato del costo del lavoro per Unità di lavoro dipendente (Ula) aumenta dello 0,2% in termini congiunturali, quale sintesi di una crescita delle retribuzioni (+0,5%) e di un calo degli oneri sociali (-0,3%). Su base annua, invece, il costo del lavoro e le sue componenti - retribuzioni e oneri sociali - crescono della stessa intensità, pari a +0,6%. Il tasso di posti vacanti, pari al 2,2%, si attesta al livello più elevato dall'inizio del periodo di osservazione, con una variazione rispetto al trimestre precedente di 0,2 punti percentuali; in termini tendenziali, la ripresa risulta pari a 0,4 punti percentuali.



 

 

 

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