Per Fitch l’economica globale è in rialzo al 6,3% nel 2021

L'economia globale crescerà del 6,3% nel 2021, in rialzo di 0,2% rispetto alle stime di marzo. È quanto emerge dall'ultimo Global Economic Outlook (GEO), pubblicato da Fitch Ratings. “Una ripresa economica globale più rapida del previsto sta facendo aumentare i prezzi”, spiega il rapporto, sottolineando che “le catene di approvvigionamento hanno faticato a tenere il passo con la domanda di beni di consumo durevoli in rapida espansione e il commercio mondiale di merci”. Il tasso di inflazione dovrebbe diminuire nel 2022, grazie a una crescita più lenta, agli aggiustamenti dell'offerta nei settori più oberati, un ritorno al consumo dei servizi e l'attenuazione degli effetti degli stimoli fiscale statunitense. 

La crescita mondiale dovrebbe rallentare al 4,3% nel 2022, secondo le stime di Fitch. L'agenzia di rating ha aumentato le previsioni di crescita per il 2021 per le economie più sviluppate, con gli Stati Uniti in rialzo al 6,8% dal 6,2%, la zona euro al 5,0% dal 4,7% e il Regno Unito al 6,6% dal 5,0%. Solo il Giappone ha visto una riduzione, al 2,5% dal 3,6%, ma questa è stata accompagnata da una revisione al rialzo nel 2022. La previsione della Cina è invariata all'8,4%, ma è stata ridotta la crescita nei mercati emergenti al 5,9% dal 6,0%. 

La Bce potrebbe rialzare i tassi prima del previsto. Ma l’ipotesi viene smentita da Francoforte

Il capo economista della Bce Philip Lane, secondo quanto rivela il Financial Times, avrebbe rivelato in un incontro privato con degli economisti tedeschi che l'istituto prevede di raggiungere il suo obiettivo di inflazione del 2% entro il 2025 e quindi potrebbe alzare i tassi di interesse nel 2023, un anno prima del previsto. La Bce, secondo Bloomberg, ha replicato che l'articolo del Ft “non è accurato” e che “il fatto che un aumento dei tassi potrebbe esserci già nel 2023 non è in linea con la nostra guidance”. Secondo il giornale britannico, Lane avrebbe anche rivelato agli economisti tedeschi che “lo scenario di medio termine” della banca centrale prevede che il target del 2% verrà raggiunto subito dopo il suo attuale periodo di previsione. 

La Bce, che inizialmente ha rifiutato di commentare, in seguito ha contestato queste indiscrezioni, definendole imprecise. “Lane non ha riferito in nessuna conversazione con gli analisti che l'Eurozona raggiungerà un'inflazione del 2% subito dopo la fine dell'orizzonte di proiezione della Bce”, ha comunicato un portavoce della Bce in una dichiarazione scritta. Intanto la Bce ha aggiornato le sue previsioni la scorsa settimana, quando ha ridotto il ritmo dei suoi acquisti. Ora stima l'inflazione al 2,2% quest'anno, all'1,7% il prossimo e all'1,5% nel 2023. La banca centrale si è impegnata a non aumentare i tassi fino a quando non vedrà l'inflazione raggiungere il 2% ben prima della fine del suo orizzonte di previsione, che in genere è tra due e tre anni.

Bankitalia segnala nuovo record del debito pubblico: ha superato i 2.700 miliardi

A luglio nuovo record del debito pubblico, che continua a salire e arriva a superare i 2.700 miliardi con un aumento di 29,7 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 2.725,9 miliardi. Sono i dati della Banca d'Italia, che spiega che l'incremento è dovuto all'aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (36,3 miliardi, a 120,8), che ha più che compensato l'avanzo di cassa delle amministrazioni pubbliche (7,1 miliardi). L'effetto degli scarti e dei premi all'emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all'inflazione e della variazione dei tassi di cambio complessivamente ha aumentato il debito per 0,4 miliardi.  

Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, il debito delle amministrazioni centrali è aumentato di 30 miliardi, mentre quello delle amministrazioni locali è diminuito di 0,3 miliardi; il debito degli Enti di previdenza è rimasto stabile. Sempre da Bankitalia si fa sapere che a luglio le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 48,4 miliardi, in aumento del 10,5% (4,6 miliardi) rispetto al corrispondente mese del 2020. Nei primi sette mesi del 2021 le entrate tributarie sono state pari a 243,2 miliardi, in aumento del 13,8% (29,5 miliardi) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Oltre al più favorevole quadro macroeconomico, questo aumento riflette l'effetto di alcuni fattori straordinari, tra i quali la revisione delle scadenze per il versamento di alcune imposte disposta nel 2020. 

L’Istat certifica che anche ad agosto cresce l’inflazione

Nel mese di agosto, l’Istat stima che l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registri un aumento dello 0,4% su base mensile e del 2,0% su base annua (da +1,9% del mese precedente); la stima preliminare era +2,1%. La lieve accelerazione tendenziale dell'inflazione si deve prevalentemente a quella dei prezzi dei beni energetici (da +18,6% di luglio a +19,8%) e in particolare di quelli della componente non regolamentata (da+11,2% a +12,8%), mentre i prezzi della componente regolamentata continuano a registrare una crescita molto ampia (e in lieve accelerazione da +34,2% a +34,4%).  

Contribuiscono a questa dinamica, ma in misura minore, i prezzi degli alimentari non lavorati (che invertono la tendenza da -0,2% a +0,8%), mentre i prezzi dei Servizi relativi ai trasporti amplificano di poco la loro flessione (da -0,2% a -0,4%). L'inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rimane stabile a +0,6%, mentre quella al netto dei soli beni energetici accelera lievemente da +0,4% di luglio a +0,5%. L'aumento congiunturale dell'indice generale è dovuto da una parte a fattori stagionali che influenzano la crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+2,8%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,7%) e dall'altra ai prezzi dei Beni energetici non regolamentati (+1,7%) e degli Alimentari non lavorati (+0,4%). 

Anche a luglio prosegue la crescita di export e import

A luglio prosegue la crescita dell'export e dell’import. L'Istat stima una crescita congiunturale per entrambi i flussi commerciali, più intensa per le esportazioni (+2,6%) che per le importazioni (+1,3%). L'aumento su base mensile dell'export è dovuto al forte incremento delle vendite verso i mercati extra Ue (+7,5%) mentre quelle verso l'area Ue sono in diminuzione (-1,8%). Nel mese in esame il saldo commerciale risulta pari a +8.762 milioni di euro (era +9.689 a luglio 2020). Al netto dei prodotti energetici il saldo è pari a +12.383 milioni (era +11.675 a luglio dello scorso anno).  

Sempre a luglio, l'export cresce su base annua del 16,1%, con un sostenuto aumento delle vendite sia verso l'area Ue (+14,9%) sia verso i mercati extra Ue (+17,4%). L’import registra un incremento tendenziale ancora più marcato (+23,8%) che coinvolge entrambe le aree, Ue (+23,2%) ed extra Ue (+24,4%). In particolare, l'export cresce in misura molto sostenuta verso tutti i principali paesi partner: Stati Uniti (+35,0%), Germania (+15,9%), Svizzera (+31,5%) e Francia (+11,5%). Soltanto l'export verso paesi ASEAN (-7,6%) e Cina (-1,0%) è in diminuzione Nel trimestre maggio-luglio 2021, rispetto al precedente, l'export cresce del 3,1%, l'import del 4,9%. A luglio prosegue la forte crescita dei prezzi all'import, più sostenuta per l'area non euro; su base annua, i prezzi accelerano ulteriormente (+10,5%, da +9,5% di giugno), spinti dai marcati rialzi dei prodotti energetici e dei beni intermedi.



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