L’Eurogruppo conferma: politiche di bilancio espansive per 2021

L'Eurogruppo ha confermato che la clausola di sospensione del Patto di Stabilità Ue resterà in vigore l'anno prossimo e concordato sul fatto che un orientamento di politica di bilancio espansive a sostegno dell'economia è appropriato nell'eurozona per il 2021, alla luce della perdita di produzione e dei rischi al ribasso per gli effetti dell’emergenza Covid presenti in prospettiva. Nella dichiarazione pubblicata dall'Eurogruppo alla fine della riunione si legge “le politiche di bilancio dovrebbero rimanere espansive in tutti gli Stati membri della zona euro per tutto il 2021. Gli Stati membri dovrebbero continuare a fornire un sostegno di bilancio tempestivo, ben mirato e temporaneo, salvaguardando nel contempo la sostenibilità di bilancio a medio termine”. “In futuro la risposta di bilancio dovrebbe continuare a essere attentamente calibrata e regolarmente rivista, alla luce dell'incertezza associata alla pandemia, alle mutevoli condizioni economiche, alle circostanze specifiche di ciascun paese e alla necessità di evitare gli effetti di una cessazione brusca delle attuali politiche”.  

Il presidente dell'Eurogruppo Paschal Donohoe ha spiegato durante la videoconferenza conclusiva che “la strategia di bilancio dei paesi dell'Eurozona concordata oggi da tutti i ministri consiste in un continuo sostegno ai nostri cittadini e ai loro posti di lavoro nel 2021”. Fra i ministri, ha continuato “c'è un alto livello di consenso sul bisogno di concentrare le politiche di bilancio per il resto di quest'anno e per il 2021 sul sostegno alle nostre economie”. C'è ancora “preoccupazione per i danni che la pandemia sta continuando a provocare alla salute a alle vite dei nostri cittadini e per un tragitto che deve ancora essere completato, fino a che i vaccini saranno largamente disponibili, per consentire la ripresa e il ritorno alla fiducia nella sanità pubblica in futuro. Solo quando arriveremo a quel punto cominceremo a chiedere di rivedere le nostre politiche di bilancio. Riconosciamo il lavoro che sta svolgendo nella Commissione europea Paolo Gentiloni, che ci consiglierà su quando dovremmo riconoscere che quel momento si avvicina. Ma non siamo a quel punto ora, e non ci saremo fino a quando non avremo un più alto livello di fiducia nella sanità, sostanziali progressi nella lotta al Covid-19 e la disponibilità dei vaccini”, ha concluso Donohoe. 

La Bce allenta la moratoria sui dividendi delle banche dell'Eurozona

Il Consiglio di vigilanza della Banca centrale europea (Bce) ha deciso di allentare la moratoria sulla distribuzione dei dividendi e il riacquisto delle proprie azioni imposta agli istituti di credito dell'Eurozona a marzo scorso, come risposta alla crisi del coronavirus. Dal 2021, le banche “che se lo possono permettere” potranno utilizzare “almeno una piccola parte” dei loro profitti per pagare i dividendi o riacquistare azioni proprie. Tuttavia, sono previste diverse restrizioni, inizialmente in vigore fino al 30 settembre 2021. L'importo distribuito non potrà superare il 15% degli utili cumulativi degli anni 2019 e 2020, né gli 0,2 punti percentuali del capitale Tier 1 (Cet1).  

Inoltre, gli istituti di credito che intendono distribuire i dividendi dovranno informar in anticipo il Consiglio di vigilanza della Bce, al quale spetterà concedere l'autorizzazione. Dal pagamento dei dividendi sono esclusi, “per il momento”, i profitti che le banche genereranno durante il 2021. Alla scadenza del 30 settembre prossimo, se non si verificheranno “ulteriori sviluppi negativi di natura significativa”, il Consiglio di vigilanza della Bce abrogherà completamente la moratoria sui dividendi. Tuttavia, l'Eurotower ha precisato che l'allentamento della misura non equivale a un “liberi tutti”, raccomandando alle banche di esercitare “estrema prudenza” nella distribuzione dei dividendi e nel riacquisto delle proprie azioni. 

Prometeia taglia stima del Pil 2021 a +4,8%

Dopo il calo atteso del Pil nell'ultimo trimestre del 2020 (-3,2%) e nel primo del 2021 (-0,4%), l'economia italiana dovrebbe riprendere in misura più sostenuta a partire dall'estate dell'anno prossimo, grazie anche all'arrivo dei primi fondi del Next Generation Eu. Sull'utilizzo efficace ed efficiente dei 209 miliardi a disposizione si gioca infatti la sfida principale dei prossimi anni. È quanto scrivono gli esperti di Prometeia nel rapporto di previsione per il 2021, anno per il quale è attesa ora una ripresa al ritmo del 4,8% (dal +6,2% previsto a settembre) dopo il -9,1% del 2020, a causa della recrudescenza della diffusione del virus e delle difficoltà di implementazione immediata del Next Generation Eu. Sui 209 miliardi a disposizione dell'Italia, con i primi 24,9 miliardi che verranno utilizzati l'anno prossimo, si giocherà una duplice sfida, da un lato, i progetti di investimento devono puntare a superare i limiti strutturali che hanno frenato la crescita potenziale dell'Italia, a partire dalla produttività. Dall'altro, è fondamentale l'implementazione. Secondo il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza gli investimenti pubblici arriveranno nel 2023 al 3,4% del Pil rispetto al 2,2% degli ultimi anni: è richiesto uno sforzo straordinario alle amministrazioni pubbliche, nazionali e locali, per portare a termine i progetti.  

Secondo Prometeia è prevedibile una realizzazione dell'80% rispetto ai programmi. “Il Next Generation Eu darà un impulso alla crescita di 0,3 punti percentuali nel 2021, con un impatto positivo cumulato di 1,2 punti percentuali sul Pil dell'Italia a fine 2023 (mezzo punto in meno di quanto stimato a settembre). Se infatti le nuove informazioni ci portano a rivedere leggermente le nostre ipotesi di partenza, allineando il totale delle spese aggiuntive a 120 miliardi di euro (20 miliardi in più rispetto a quanto avessimo ipotizzato in precedenza), è però diversa la composizione: non tutte le spese aggiuntive andranno a investimenti, che pur continuano a essere privilegiati. Di conseguenza, gli effetti moltiplicativi saranno inferiori”. Tuttavia, conclude il rapporto, “se i progetti selezionati rappresenteranno veramente una spinta alla digitalizzazione, alla qualità dell'istruzione, a una nuova infrastrutturazione rispettosa delle compatibilità ambientali, potrebbero davvero segnare un punto di svolta per l'economia italiana. Altrimenti sarebbe una (ulteriore) grande occasione mancata”. 

Istat calano i prezzi alla produzione -0,2% a novembre, -2,3% su anno

A novembre 2020 i prezzi alla produzione dell'industria diminuiscono dello 0,2% su base mensile e del 2,3% su base annua (era -2,4% a ottobre). Sul mercato interno i prezzi alla produzione dell'industria registrano un calo congiunturale dello 0,2% e una flessione tendenziale del 2,8%. Al netto del comparto energetico, i prezzi aumentano dello 0,1% su base mensile e dello 0,3% su base annua. Sul mercato estero i prezzi diminuiscono dello 0,1% (+0,1% per l'area euro, -0,2% per l'area non euro) e registrano una flessione tendenziale meno ampia rispetto a quella sul mercato interno (-1,1%; -0,5% per l'area euro, -1,6% per l'area non euro). 

Nel trimestre settembre-novembre 2020, rispetto al precedente, i prezzi alla produzione dell'industria registrano un aumento dello 0,9%, dovuto all'incremento dei prezzi sul mercato interno (+1,3%), mentre i prezzi sul mercato estero sono in lieve calo (-0,2%). Nel mese di novembre, fra le attività manifatturiere, gli aumenti tendenziali più elevati interessano i settori altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine e apparecchiature (+2,3% area non euro) e mezzi di trasporto (+1,4% mercato interno, +1,7% area non euro). Le flessioni più ampie, su tutti e tre i mercati di riferimento, si registrano per coke, prodotti petroliferi raffinati (-19,6% mercato interno, -5,6% area euro, -23,7% area non euro) e prodotti chimici (-1,3% mercato interno, -4,8% area euro, -5,2% area non euro). A novembre 2020 i prezzi alla produzione delle costruzioni per "Edifici residenziali e non residenziali" diminuiscono dello 0,2% su base mensile e aumentano dello 0,2% su base annua. I prezzi di "Strade e Ferrovie" diminuiscono dello 0,1% in termini congiunturali e crescono dello 0,7% in termini tendenziali. 



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