Merkel e Macron propongono 500mld per il Recovery Fund

Un piano di ripresa “ambizioso, temporaneo e mirato” con una potenza di fuoco da 500 miliardi di euro legato al bilancio europeoper rilanciare l'economia del vecchio Continente e affrontare “la più grave crisi della storia dell'Ue”. L'asse Parigi-Berlino si rinsalda e Angela Merkel ed Emmanuel Macron mettono sul tavolo la proposta che con ogni probabilità darà una svolta alla risposta europea alla crisi scatenata dalla pandemia di coronavirus. La proposta non scontenta l'Italia, il Premier Giuseppe Conte parla di “un buon passo in avanti che va nella direzione sin dall'inizio auspicata per una risposta comune ambiziosa alla pandemia”. Plaude anche Ursula von der Leyen, che presenterà il piano dell'esecutivo Ue sul Recovery plan legato al Bilancio pluriennale dell'Unione il 27 maggio: “Proposta costruttiva in linea con quella della Commissione”. “L'Europa deve rimanere unita e solidale: a questo scopo proponiamo di mettere insieme un fondo temporaneo di 500 miliardi di euro da mettere a disposizione delle spese necessarie” per risollevare l'economia colpita dal coronavirus, annuncia Angela Merkel durante una conferenza stampa in videoconferenza con Emmanuel Macron. “È decisivo”, ha aggiunto la Cancelliera che un “tale fondo sia rispettoso dei trattati e che rispecchi l'autonomia dei diversi Stati membri dell'Ue”. La novità di rilievo è che i 500 miliardi non saranno prestiti ma donazioni agli Stati membri e il fondo assegnerà risorse direttamente ai Paesi più colpiti dalla crisi. I fondi saranno presi sul mercato e indirizzati ai settori più in crisi, spiega ancora Merkel secondo cui “sarà compito della Commissione lavorare sulla proposta franco-tedesca. Siamo pronti a contribuire perché si arrivi all’unanimità su questo”. La proposta di Parigi e Berlino, prevede che il fondo sarà “temporaneo e mirato, nel quadro del prossimo quadro finanziario pluriannuale”; la Commissione dovrà finanziarlo con un'emissione di debito comune sui mercati a nome dell'Ue su una base giuridica che rispetti in pieno il Trattato europeo, il quadro finanziario dell'Ue e i diritti dei Parlamenti nazionali. Il piano richiederà anche “un impegno chiaro da parte degli Stati membri per l'applicazione di politiche economiche sane e un programma di riforme ambizioso”. Il prossimo passo politico sarà quello di ottenere il consenso di tutti e 27. 

È battaglia su Recovery Fund, i rigoristi presenteranno una controproposta

Lo scontro tra rigoristi del Nord e i Paesi del Sud Europa trova il suo ennesimo campo di battaglia sul progetto franco-tedesco per rilanciare l’economia del blocco post-coronavirus. AustriaPaesi BassiDanimarca Svezia presenteranno una controproposta rispetto al piano Merkel-Marcron per cercare di ritrovare l’unità a 27 attorno al Recovery Fund. Per il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, capofila dell'ala “nordista”, gli aiuti economici ai Paesi più colpiti dall'emergenza sanitaria non dovranno essere contributi a fondo perduto, come previsto da Parigi e Berlino, ma mutui. In altre parole, ItaliaSpagna e Francia quando la crisi sarà finita, dovranno restituire quanto ottenuto fino a oggi. “Vogliamo essere solidali ma riteniamo che la strada giusta siano mutui e non contributi”, ha spiegato Kurz e per questo, ha aggiunto la sua ministra per gli Affari europei Karoline Edtstadler, i soldi che ora vanno a Italia, Spagna oppure Francia “vanno usati per superare la crisi e vanno restituiti”. Il piano franco-tedesco da 500 miliardi di euro a fondo perduto garantiti dall’Unione, da raccogliere direttamente sul mercato e da impiegare per sovvenzioni agli Stati più colpiti, richiede ancora il consenso di tutti i Paesi del blocco e Kurz ha annunciato che la controproposta rigorista verrà presentata nei prossimi giorni. 

Per Christine Lagarde il Patto di stabilità deve essere rivisto

Secondo la Presidente della Bce Christine Lagarde il Patto di stabilità va rivisto prima che ritorni in vigore. Intervistata dal Corriere della Sera, Lagarde ha detto: “Penso che questa crisi sia una buona occasione di modernizzare le modalità del Patto di stabilità e di crescita, oggi sospeso. In passato sono state fatte delle proposte innovative, in particolare da parte dell'Fmi, che sarebbe utile riesaminare. Ne va misurata la pertinenza e l'efficacia. Credo che i termini del Patto di stabilità e di crescita debbano essere rivisti e semplificati prima che si pensi a reintrodurlo, quando saremo usciti da questa crisi. La priorità è aiutare le economie a risollevarsi. Gli Stati stanno spendendo e naturalmente i debiti aumentano; quanto al rapporto fra debito e Pil, crescerà, perché siamo in recessione. Tutti i Paesi al mondo stanno assistendo a un aumento del loro livello di debito: secondo le previsioni dell'Fmi, il debito degli Stati Uniti supererà il 130% del Pil alla fine del 2020, mentre quello della zona euro sarà sotto al 100%. Certo è una media, ci sono differenze tra i Paesi dell'area”. “Ma per valutare la sostenibilità, non bisogna concentrarsi sul livello di debito rispetto al Pil. Bisogna prendere in considerazione il livello di crescita e i tassi d'interesse in vigore. Questi due fattori sono determinanti. La stabilità dei prezzi è il cuore del nostro mandato, con un'inflazione al di sotto ma vicina al 2%” ha spiegato ancora la presidente della Bce. “In circostanze come quelle di oggi, in cui l'inflazione e le attese di inflazione sono nettamente inferiori all'obiettivo e l'economia è in profonda recessione, la Bce deve perseguire una politica monetaria accomodante quanto necessario per stabilizzare, allo stesso tempo, l'inflazione e l'economia. Dobbiamo intervenire ogni qual volta si manifesti un rischio di restrizione delle condizioni finanziarie. E dobbiamo assicurarci che la politica monetaria si trasmetta a tutti i Paesi dell'area euro, in tutti i settori. È la ragion d'essere di quel nostro strumento eccezionale che è il Pandemic Emergency Purchase Programme (Pepp)”.

Per l’Istat 16,4 milioni di italiani (27,3%) sono sul filo dell'esclusione sociale

Una buona fetta della popolazione italiana risulta a rischio povertà ed esclusione sociale. È quanto emerge dal rapporto dell'Istat sugli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile 2020. In Italia, nel 2018, la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è pari al 27,3% (circa 16 milioni e 400 mila individui), in diminuzione rispetto all'anno precedente (28,9%). Il livello italiano resta comunque superiore a quello europeo (21,7% nel 2018 dal 22,4% del 2017). La diffusione della terza edizione del Rapporto sui Sustainable Development Goals (SDGs) avviene in presenza della pandemia di Covid-19 che ha accelerato la necessità di una visione unitaria in grado di elaborare e implementare una strategia appropriata per uno sviluppo economico, sociale e ambientale attento alle interdipendenze dei diversi aspetti e orientato alla sostenibilità. Il Rapporto contiene prevalentemente informazioni aggiornate al 2019, ma ha anche cercato di dare conto dell’impatto del Covid-19 con un esercizio di valutazione controfattuale a partire dal lockdown. Anche analizzando i tre indicatori che compongono il rischio di povertà o esclusione sociale, la situazione nel 2018 (redditi 2017) è in miglioramento, ad eccezione del rischio di povertà, che riguarda il 20,3% della popolazione ed è stabile rispetto al 2017 (redditi 2016); in diminuzione la grave deprivazione materiale (8,5% nel 2018, dal 10,1% nel 2017), e la quota di chi vive in famiglie con una intensità di lavoro molto bassa (11,3% da 11,8%). Nel 2019 si confermano i progressi nella riduzione della povertàin Italia: l'incidenza di povertà assoluta riguarda il 6,5% delle famiglie e il 7,8% degli individui (7,8% e 8,4% nel 2018). Dati confortanti che, però, risentiranno notevolmente degli effetti generati dall’emergenza da Covid-19.

Economia agricola: Istat, nel 2019 -0,7% produzione 

Dopo la performance positiva del 2018 (+1,6% il valore aggiunto in volume), il settore dell'agricolturasilvicoltura pesca ha registrato nel 2019 una flessione: la produzione è diminuita in volume dello 0,7% e il valore aggiunto è sceso dell'1,6%. L'agricoltura in senso stretto ha fatto segnare un calo dello 0,8% del volume della produzione e dell'1,7% del valore aggiunto. È quanto emerge dal report dell'Istat sull'andamento dell'economia agricola nel 2019.Segnali negativi anche per la silvicoltura, con un decremento sia della produzione (-0,7%), che del valore aggiunto (-1,1%). In controtendenza il comparto della pesca, che ha visto un aumento sia della produzione (+1,7%), che del valore aggiunto (+1,6%). Nel 2019 è proseguita la crescita del valore aggiunto dell'industria alimentare, delle bevande e del tabacco, aumentato del 2,7% a prezzi correnti e del 2,0% in volume. Il complesso del comparto agroalimentare (che comprende agricoltura, silvicoltura e pesca e l'industria alimentare) ha segnato un aumento del valore aggiunto dell'1,0% a prezzi correnti e dello 0,1% in volume. In questo comparto si è formato il 4,1% del valore aggiunto dell'intera economia (dal 3,9% del 2018), il 2,2% nel settore primario (era il 2,1% nel 2018) e l'1,9% nell'industria alimentare (1,8% nel 2018). Nonostante le difficoltà, quindi, il settore agroalimentare è riuscito a consolidare nel 2019 il proprio peso all'interno del quadro economico nazionale.

Btp Italia da record: raccoglie 22 miliardi, 14 miliardi dalle famiglie

Nonostante qualche preoccupazione inziale, si è chiusa con un record l'emissione del Btp Italia finalizzato a recuperare risorse per finanziare la fase 2 d’uscita dall'emergenza del coronavirus: con gli 8,3 miliardi assegnati agli investitori istituzionali, l'emissione del Tesoro arriva a 22,3 miliardi. Mai, nella storia dello strumento lanciato nel 2012 e giunto alla sedicesima edizione, un valore più alto: superati di poco i 22,27 miliardi del novembre 2013. Il tasso annuo reale del titolo quinquennale, che è indicizzato all'inflazione, è stato confermato all'1,4%. La domanda delle famiglie non è mai stata così alta. L’ultimo Btp Italia, a scadenza 8 anni, collocato lo scorso ottobre, aveva raccolto in tutto 6,75 miliardi, di cui 2,99 dal retail.

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Settimana Economica 16 - 22 maggio 2020



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