L’Ocse è chiara: nel 2020 c’è stato il record di emissioni di debito sovrano: 18mila mld 

Con la crisi del Covid-19, tra maggiori necessità di spesa pubblica e minori entrare fiscali, i governi dell'area Ocse hanno preso a prestito dai mercati il record di 18mila miliardi di dollari nel 2020, con un aumento del 60% sul 2019, il maggiore mai registrato in un anno e anche nel 2021 si prospetta un incremento delle emissioni di debito sovrano. Le stime dell’Ocse puntano a 19mila miliardi per quest'anno contro la media di 10.500 miliardi osservata tra il 2010 e il 2019 e serviranno sia per finanziare i deficit pubblici sia per rifinanziare il debito in scadenza. A tracciare il quadro è un rapporto dell'Ocse che sottolinea la necessità di una prudente gestione del debito pubblico a fronte della sua escalation, mentre le prospettive economiche restano incerte. Prima dello scoppio della pandemia le previsioni puntavano ad emissioni sovrane nel 2020 per un totale di circa 12mila miliardi di dollari nell'area Ocse, per la maggiore parte per rifinanziare il debito. Con lo shock del Covid-19 e la necessità di mitigarne l'impatto sociale ed economico, il fabbisogno netto di finanziamento è balzato dai 1.700 miliardi del 2019 agli 8.600 miliardi del 2020, pari a quasi alla metà del 'funding' del 2020. Una cifra che è superiore a quella cumulativa degli ultimi cinque anni ed è il quadruplo rispetto alle stime pre-Covid. Per il 2021 le previsioni puntano a un fabbisogno netto di 5.000 miliardi, inferiore al 2020, ma ampiamente superiore alle medie storiche. Lo scorso anno, intanto, le emissioni sono state pari a quasi il 29% del Pil dell'area Ocse, con un aumento di 12 punti percentuali. 

Il livello del debito negoziabile in essere dei Governi centrali dei 37 Paesi Ocse è stimato in aumento dai 47mila miliardi del 2019 ai quasi 56mila miliardi nel 2020 e ai 61mila miliardi entro la fine del 2021. Nella prospettiva di una graduale ripresa dell'economia quest'anno, il livello medio di tale debito dovrebbe segnare un aumento di circa 20 punti percentuali tra il 2019 e il 2021, raggiungendo oltre il 90% del Pil. Se però si rendessero necessarie ancora misure di contenimento del virus e misure aggiuntive di sostegno pubblico all'economia, l'incidenza potrebbe essere superiore, rileva il rapporto. Nonostante le dimensioni monstre del debito, i costi di finanziamento per i governi si sono ridotti grazie alla robusta domanda da parte degli investitori. I programmi di acquisti su vasta scala da parte delle principali banche centrali e il loro impegno a tenere i tassi repo vicino allo zero hanno permesso ai mercati finanziari di funzionare fluidamente, facilitando l'assorbimento delle maggiori emissioni di debito. Nell'area euro, rileva l'Ocse, la Bce è diventata il principale creditore di molti Paesi. Date le incertezze sull'outlook e l'aumento del fabbisogno di finanziamenti, sottolinea l'Ocse, gli emittenti sovrani dovrebbero fare attenzione ai rischi e mantenere flessibilità nei programmi di emissioni. In particolare potrebbero prendere in considerazione la ricostituzione di strumenti di finanziamento di emergenza, aumentare la capacità di funding con nuovi titoli e calibrare le dimensioni delle aste. Sarebbe inoltre prudente secondo l'Ocse, soprattutto per i Governi che hanno aumentato in modo significativo le emissioni a breve, riequilibrare il loro fabbisogno su scadenze più lunghe.  

La pandemia ha portato ad uno shock senza precedenti sul lavoro, -470mila occupati in 9 mesi

L'emergenza sanitaria e la conseguente sospensione delle attività di interi settori produttivi hanno rappresentato, anche nel nostro Paese uno shock improvviso e senza precedenti sulla produzione di beni e servizi e, di conseguenza, sul mercato del lavoro. Secondo l’Istat, nella media dei primi tre trimestri del 2020 gli occupati diminuiscono di 470 mila unità (-2% rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente) tornando poco sopra ai livelli del 2016. Contestualmente si registra un calo di 304 mila disoccupati e un deciso aumento di inattivi tra 15 e 64 anni (+621 mila). È la fotografia scattata dal ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal nel Rapporto sul mercato del lavoro 2020. A ciò corrispondono diminuzioni del tasso di occupazione e di quello di disoccupazione (rispettivamente -1,0 e -0,9 punti percentuali in un anno) e un aumento del tasso di inattività (+1,8 punti). Il forte calo del numero di occupati e disoccupati è dovuto soprattutto alla situazione creatasi nel secondo trimestre (-841 mila occupati e -647 mila disoccupati in un anno), quando le eccezionali misure restrittive di contrasto alla pandemia hanno inciso negativamente sia sull'avvio di nuovi lavori e sulla prosecuzione di quelli in scadenza sia sulla ricerca attiva del lavoro. L'allentamento di tali misure nel terzo trimestre ha portato a una riattivazione di una quota di non occupati, con l'aumento delle persone in cerca di lavoro (+202 mila), pur in presenza di un calo occupazionale intenso (-622 mila). 

A subire maggiormente la crisi sono state le categorie più vulnerabili nel mercato del lavoro: la caduta del tasso di occupazione è stata quasi il doppio tra le donne rispetto agli uomini (-1,3 contro -0,7 punti percentuali) e più forte per gli under 35 (-1,8 punti contro -0,8 dei 35-49enni e -0,3 punti per gli over50) e per gli stranieri, per i quali il valore dell'indicatore scende al di sotto di quello degli italiani. A trainare il calo dell'occupazione è stato il lavoro a termine (-394 mila, -12,9% nella media dei primi tre trimestri) e il lavoro autonomo (-162 mila, -3%), mentre quello a tempo indeterminato risulta in lieve aumento (+86 mila, +0,6%). Gli andamenti peggiori si riscontrano nel settore degli alberghi e ristorazione e nei servizi domestici (a prevalenza femminile), tra gli addetti al commercio e ai servizi e tra le professioni non qualificate. La tenuta nei settori delle costruzioni, dell'informazione e comunicazione e dell'industria in senso stretto dà conto del minore impatto della crisi sulla componente maschile. Nei primi sei mesi del 2020, le persone che hanno iniziato un lavoro sono 436 mila in meno dell'analogo periodo del 2019 (-30,2%) mentre 490 mila persone in più hanno concluso un lavoro nello stesso periodo (+62,2%). L'eccezionale crescita dell'inattività, nella media dei primi tre trimestri del 2020, è dovuta al venir meno delle condizioni per essere classificati come disoccupati durante il periodo di crisi sanitaria. Ciò ha portato all'aumento delle forze lavoro potenziali (+220 mila, +7,3%) e soprattutto di quanti non hanno né cercato lavoro né sarebbero stati disponibili a iniziare un'attività (+402 mila, +3,9%). L'emergenza sanitaria ha prodotto anche un mutamento repentino e radicale della modalità di erogazione della prestazione lavorativa, con un aumento del lavoro da remoto. Nel secondo trimestre 2020 il lavoro da casa ha interessato oltre 4 milioni di lavoratori, il 19,4% del totale (era il 4,6% nel secondo trimestre 2019). 

Il Covid affossa l’industria: fatturato 2020 a -11,5%

Il fatturato dell'industria italiana fa un balzo indietro fino a sprofondare al ritmo di oltre 10 anni fa. La scure del Covid-19 si è abbattuta sul sistema produttivo nazionale, che ha registrato nel 2020 un calo del fatturato pari all'11,5%. È l'Istat a certificare il peggior tonfo dal 2009, l'anno dello scoppio della crisi finanziaria globale. Il fatturato totale del Belpaese diminuisce dello 0,5% su base annua. Il calo riguarda in modo pressoché analogo il mercato interno (-11,5%) e quello estero (-11,8%). Tuttavia nella seconda metà dell’anno è il mercato interno a presentare un recupero più veloce, complici le riaperture nazionali. Nel semestre si registra infatti un incremento rispetto al primo del 19,4% per il fatturato interno e del 12,6% per quello estero. A dimostrare che la situazione è andata schiarendosi sul finale d'anno vi sono i dati relativi a dicembre. Nel mese il fatturato dell'industria è aumentato dell'1%. Bene anche il quarto trimestre, quando il valore è aumentato dello 0,8%. Anche gli ordinativi registrano a dicembre un incremento congiunturale (+1,7%) e nell’ultimo trimestre del 2020 aumentano del 2,6% rispetto a quello precedente. Guardando al comparto manifatturiero, il settore dei mezzi di trasporto registra la crescita più rilevante (+38,9%) su base annua, seguito dall’industria metallurgica (+7,1%). Il comparto tessile e dell’abbigliamento e le raffinerie, invece, segnano le performance peggiori (rispettivamente -19,4% e -30,7%). 

A febbraio sale la fiducia di consumatori e imprese 

Cresce a febbraio la fiducia di consumatori e imprese. La prima passa da 100,7 a 101,4, e la seconda da 88,3 a 93,2. A registrarlo è l'Istat, spiegando che, in riferimento alle componenti dell'indice di fiducia dei consumatori, il clima economico e quello futuro sono in aumento (da 83,4 a 91,5 e da 103,2 a 107,5 rispettivamente) mentre il clima personale flette da 106,5 a 104,7 e quello corrente diminuisce da 99 a 97,3. Per quel che riguarda le imprese, si registra un miglioramento della fiducia deciso e diffuso a tutti i settori. In particolare, nel manifatturiero l'indice di fiducia sale da 95,6 a 99,0 e nelle costruzioni passa da 138,0 a 141,9. Nei servizi di mercato l'indice aumenta da 82,2 a 85,7 e nel commercio al dettaglio cresce da 88,3 a 93,8. In relazione alle componenti dell'indice di fiducia, sia nell'industria manifatturiera sia nelle costruzioni, tutte sono in miglioramento. Anche per i servizi di mercato e il commercio al dettaglio si stima un aumento di tutte le componenti. Nell'ambito del commercio, a livello di circuito distributivo, la fiducia aumenta marcatamente nella grande distribuzione, mentre la crescita è più contenuta nella distribuzione tradizionale. Ma per i servizi e il commercio al dettaglio, nonostante il deciso aumento di febbraio, i livelli rimangono ancora lontani da quelli precedenti la crisi. 

 



SEGUICI SU TELEGRAM

icon-telegram.png

Nomos Centro Studi Parlamentari è una delle principali realtà italiane nel settore delle Relazioni IstituzionaliPublic Affairs, Lobbying e Monitoraggio Legislativo e Parlamentare 

Se vuoi conoscere in tempo reale tutto il monitoraggio parlamentare senza perderti nessun nostro aggiornamento seguici sul nostro canale Telegram