La Bce vede la ripresa e chiede buone riforme nel recovery

Una ripresa “solida” nella seconda parte dell'anno: la Bce vede un recupero dell'economia dall'estate in poi, grazie a un'accelerazione delle vaccinazioni, al maxi-stimolo di bilancio Usa che spinge la crescita globale e al recovery fund europeo vicino alla griglia di partenza. Ma Francoforte avverte anche che quest'ultimo funzionerà solo se ci sarà “un equilibrio adeguato tra investimenti e riforme” e chiede “un esame attento dei piani nazionali per la ripresa e la resilienza”. Nel bollettino economico c’è una sottolineatura, forse ascrivibile a una punta d'orgoglio, quando la Bce scrive che “i differenziali dei titoli di Stato italiani sono diminuiti notevolmente nel periodo precedente la formazione di un nuovo governo da parte dell'ex presidente della Bce Mario Draghi e hanno brevemente raggiunto un nuovo minimo pluriennale prima di tornare a crescere”. C’è anche un invito a non sovrastimare l'impatto economico delle misure di distanziamento sociale, cui in molti Paesi sono state date colpe in larga parte riconducibili alla pandemia in sé. L'Italia e la Spagna, scrive infatti l'Eurotower, hanno sì sofferto “cali maggiori” dell'economia nel 2020. Ma in Italia “l'impatto negativo diretto delle misure di contenimento è stato ampiamente paragonabile alla media dell'area euro”: pesa parecchio il colpo maggiore subito dal Pil italiano in un settore manifatturiero dove l'impatto “è stato largamente dovuto a fattori esterni” e cioè alla contrazione della domanda estera. 

Il quadro economico è quello tratteggiato da Christine Lagarde nell'ultima riunione della Bce: dopo un primo trimestre 2021 in ulteriore contrazione, il Pil dell'area euro tornerebbe ad accelerare crescendo al ritmo del 4% fra il 2021 e il 2022. I rischi, fino a poche settimane fa al ribasso, ora sono più equilibrati. Ma nel breve termine prevale ancora incertezza, e il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato a livello globale sarà contrastato con acquisti del programma pandemico Pepp a un ritmo “significativamente” più elevato rispetto ai primi mesi di quest'anno: la scorsa settimana la Bce ha comprato infatti 21,1 miliardi di euro di bond, contro i 14 miliardi della settimana precedente e i 18 miliardi di media settimanale del programma. Il resto della ripresa dovrebbero farlo la campagna di vaccinazione e il Next Generation Eu. Altro elemento che a Francoforte osservano con grande attenzione sono le banche, col rischio di uno “shock improvviso” quando saranno tolti gli aiuti pubblici. Uno scenario che non preoccupa più di tanto alcuni investitori: Moody's sull’Italia ha migliorato da negativo a stabile le prospettive sui rating bancari, in vista della ripresa, dello sconto sugli accantonamenti Ifrs9, e del “continuo supporto del governo” con prestiti garantiti, moratorie e magari ulteriori garanzie sulle cessioni di crediti deteriorati. Un primo segnale arriverà dal decreto di aprile, dove si preannunciano misure per il credito. 

C’è incertezza sulla ripresa, dal Fmi un piano da 650 miliardi di dollari

I lockdown europei, il balzo dei casi in India e il rallentamento delle aperture in diversi stati americani. Le incognite sulla ripresa mondiale si moltiplicano e spingono il Fondo Monetario Internazionale a rispolverare un piano da 650 miliardi di dollari tramite l'emissione di special drawing rights, la valuta del Fmi. Sul nuovo bazooka il Fondo ha avviato un dibattito informale approfittando dell'appoggio degli Stati Uniti, il maggiore azionista dell'istituto di Washington e l'unico con diritto di veto. Janet Yellen è infatti favorevole all'iniziativa perché' convinta che di fronte a una crisi come quella innescata dalla pandemia serva una risposta globale. Ma la strada non è in discesa: il segretario al Tesoro ha assicurato che prima di impegnarsi in via definitiva con il Fondo consulterà il Congresso, dove l'opposizione è forte. I repubblicani hanno infatti bocciato l'iniziativa sposando la tesi dell'ex ministro del tesoro americano Steven Mnuchin che in precedenza si era opposto fermamente al piano del Fmi, poichè le riserve sarebbero state distribuite a tutti i 190 membri del Fondo in proporzione alle loro quote e questo voleva dire che il 70% dell'emissione sarebbe andato ai paesi del G20 e solo il 3% ai paesi più poveri. “È vero che i paesi più ricchi otterranno Sdr”, ma molti si sono già impegnati a “riciclare” i fondi sotto forma di prestiti o concessioni ai paesi a basso reddito, ha spiegato irritata Yellen al senatore conservatore John Kennedy nel corso di un'audizione in Senato. Un'audizione durante la quale il segretario al Tesoro è stata incalzata ripetutamente dai repubblicani per la sua eccessiva disponibilità con il Fmi a spese dei contribuenti americani, ai quali il piano del Fmi costerà 180 miliardi di dollari. 

Il bazooka a cui il Fmi lavora servirebbe a sostenere l'economia globale, di cui gli Stati Uniti si stanno affermando come motore di crescita. Il pil americano secondo S&P crescerà quest'anno del 6,5%, una velocità decisamente superiore rispetto al 4,2% stimato solo in dicembre, anche se la ripresa del mercato del lavoro resta debole con quasi 10 milioni di americani senza un'occupazione rispetto ai livelli pre-pandemia. In Europa invece sulla ripresa pesa l'incertezza dei lockdown nel mezzo della terza ondata di Covid e mentre il piano di vaccinazioni di massa procede a singhiozzo fra i problemi di forniture. In Germania l'Ifo ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita per il 2021 al +3,7% rispetto al +4,2% di tre mesi fa, stimando in 405 miliardi di dollari il costo della pandemia per il 2020-2022. Un rallentamento della locomotiva tedesca pesa sull'intera Europa, che guarda con speranza e preoccupazione all'estate e alla prossima stagione turistica. Il consiglio europeo offrirà l'occasione ai leader europei di fare il punto sull'economia e soprattutto sui vaccini, elemento chiave per le riaperture e per la ripresa economica. Seguono a distanza gli sviluppi i mercati finanziari e le banche centrali. Le borse si muovono caute di fronte all'incertezza. Le piazze finanziarie europee chiudono contrastate, con Milano che avanza dello 0,39%. Si muove a due velocita' anche Wall Street, dove il Dow Jones avanza e il Nasdaq cala con i tecnologici ancora sotto pressione nonostante la corsa dei rendimenti dei Treasury si sia fermata. 

Per l’Istat a febbraio il commercio estero extra Ue ancora non decolla

A febbraio 2021 si stima, per l'interscambio commerciale con i paesi extra Ue27, un lieve calo congiunturale per le esportazioni (-0,7%) e un aumento per le importazioni (+4,2%). La flessione su base mensile dell'export interessa tutti i raggruppamenti principali di industrie, tranne i beni di consumo non durevoli (+2,5%), ed è dovuta soprattutto alla riduzione delle vendite di energia (-14,4%) e beni intermedi (-2,5%). Dal lato dell'import si rilevano aumenti congiunturali diffusi, i più marcati per beni strumentali (+11,2%), beni di consumo durevoli e non durevoli (per entrambi +3,5%). Nel trimestre dicembre 2020-febbraio 2021, rispetto ai tre mesi precedenti, l'export si riduce del 2,4%; il calo è ampio per beni strumentali (-5,1%) e beni intermedi (-2,8%), mentre si registra un aumento sostenuto per energia (+23,0%). Nello stesso periodo, l'import segna invece un rialzo congiunturale (+2,6%), determinato soprattutto dall'incremento di energia (+23,5%), beni di consumo durevoli (+6,4%) e beni strumentali (+4,9%). A febbraio 2021, l'export diminuisce su base annua del 7,3% (da -12,7% di gennaio). La flessione è più ampia per energia (-25,9%) e beni strumentali (-12,5%). Solo le vendite di beni di consumo durevoli sono in aumento (+4,6%). L'import registra un calo tendenziale meno marcato (-3,0%, da -18,3% di gennaio), cui contribuiscono le diminuzioni di energia (-20,5%) e beni di consumo non durevoli (-11,4%). 

La stima del saldo commerciale a febbraio 2021 è pari a +4.114 milioni (+5.095 a febbraio 2020). Diminuisce l'avanzo nell'interscambio di prodotti non energetici (da +7.709 milioni per febbraio 2020 a +6.218 milioni per febbraio 2021). A febbraio 2021 si registra una marcata flessione su base annua dell'export verso Stati Uniti (-21,1%), paesi OPEC (-20,2%), Regno Unito (-13,8%) e Russia (-11,4%). Le vendite verso la Cina (+54,2%) sono in forte crescita. Gli acquisti da Regno Unito (-25,5%), India (-23,5%), Russia (-20,6%) e paesi OPEC (-10,0%) registrano flessioni tendenziali molto più ampie della media delle importazioni dai paesi extra Ue27. Aumentano gli acquisti dalla Cina (+15,3%). A febbraio, si registra una lieve diminuzione congiunturale dell'export verso i paesi extra Ue, causata soprattutto dal calo delle vendite di energia e beni intermedi. Su base annua, la dinamica negativa dell'export è influenzata da movimentazioni occasionali di elevato impatto (cantieristica navale), al netto delle quali la flessione risulta meno ampia (-3,9%). La contrazione delle vendite verso Stati Uniti e paesi OPEC è particolarmente marcata; all'opposto, la crescita su base annua dell'export verso la Cina è molto sostenuta. Il rialzo congiunturale dell'import è spinto dall'aumento degli acquisti di beni strumentali; il calo tendenziale, in netto ridimensionamento rispetto a gennaio, è dovuto principalmente alla caduta delle importazioni di energia.

A gennaio cresce il fatturato dell’industria: +2,5%

A gennaio si stima che il fatturato dell'industria, al netto dei fattori stagionali, aumenti del 2,5% in termini congiunturali; la crescita è più ampia sul mercato estero (+5,0%), meno marcata su quello interno (+1,2%). Lo rileva l'Istat aggiungendo che, corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 19 contro i 21 di gennaio 2020), il fatturato totale diminuisce in termini tendenziali dell'1,6%, con cali dell'1,3% sul mercato interno e del 2,2% su quello estero. Nella media degli ultimi tre mesi l'indice complessivo rimane stabile rispetto ai tre mesi precedenti. Tutti i raggruppamenti principali di industrie, a gennaio, segnano aumenti su base mensile: +7,8% l'energia, +3,2% i beni intermedi, +1,9% i beni strumentali e +1,4% i beni di consumo. Con riferimento alla manifattura, aggiunge l'Istat, il settore delle apparecchiature elettriche e quello dei macchinari e delle attrezzature registrano gli incrementi tendenziali piu' elevati (+15,4% e +9,8% rispettivamente), mentre l'industria tessile e dell'abbigliamento e le raffinerie segnano le performance peggiori (-18,6% e -29,0% rispettivamente). A gennaio nel confronto tra gli ultimi tre mesi e il trimestre immediatamente precedente, il fatturato destagionalizzato dell'industria rimane stabile, risentendo di una flessione della componente interna e di una crescita di quella estera. I comparti che contribuiscono positivamente a tale risultato sono i beni intermedi e quelli strumentali, mentre i beni di consumo e l'energia continuano a mostrare un andamento negativo. Al netto della componente di prezzo, il fatturato manifatturiero destagionalizzato segna, su base trimestrale, un leggero incremento (+0,5%) congiunturale.

 

 



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