La Bce si confronta sulla politica monetaria ma la stagnazione complica il quadro

Dopo l'aumento dei tassi deciso da Fed e Boe arriva il turno della Bce, ma l'andamento dell'economia europea che “ristagna de facto” rischia di complicare non poco il compito dell'Eurotower. Con l'inflazione dell'Eurozona, schizzata al 7,5% su base annua a marzo, anche l'istituto di Francoforte è chiamato a serrare le basi della propria politica monetaria. Non sarà un direttivo facile quello in programma il 9 giugno. “Un aumento dei tassi è, secondo me possibile a partire da luglio”, ha affermato Isabel Schnabel, esponente tedesca nel direttivo, in un'intervista a Handelsblatt. Ma con la guerra in Ucraina che morde sull'economia, le pressioni sono aumentate. Nel primo trimestre la crescita del Pil si è fermata allo 0,2% e in alcune economie, tra cui l'Italia, è scivolata addirittura in negativo. 

La debolezza del quadro peserà sulle scelte dei guardiani dell'Euro, perché, ha rilevato Fabio Panetta, esponente italiano nel direttivo in un'intervista a La Stampa, “un restringimento monetario teso a contenere l'inflazione finirebbe per frenare una crescita già debole”. Per questo il suo suggerimento è di “attendere i dati del secondo trimestre per avere un'immagine chiara”, prima di agire. Un messaggio simile arriva anche dal capo economista dell'istituto, Philip Lane, secondo cui “il calendario per ottenere questo processo di normalizzazione monetaria è intrinsecamente incerto”. Anche perché', con la guerra in Ucraina e lo choc energetico in corso, “è poco probabile che l'economia trovi rapidamente un nuovo equilibrio”. 

Il Governo vara il decreto aiuti per un valore di 14 miliardi

Vale 14 miliardi di euro il Decreto approvato dal Consiglio dei Ministri per aiutare famiglie e imprese, con la tassa sugli extraprofittidelle aziende energetiche che sale dal 10 al 25% per finanziare un bonus da 200 euro a sostegno di 28 milioni d’italiani messi in difficoltà dall’impennata dei prezzi al consumo. Il taglio delle accise sui carburanti viene prorogato fino all'8 luglio e gli interventi contro il caro-bollette a tutela di 5,2 milioni di famiglie vengono estesi fino al terzo trimestre. “C'è un clima di grande incertezza, ma il Governo è determinato e fa il possibile per dare un senso di vicinanza agli italiani. Il decreto legge aiuti difende il potere di acquisto delle famiglie, soprattutto le più deboli”, dice Mario Draghi in conferenza stampa. 

Dall'inizio della crisi energetica, il Governo ha messo in campo 30 miliardi e lo ha fatto senza scostamenti di bilancio. Il pacchetto, spiega il ministro dell'Economia Daniele Franco, prevede una prima parte da 8 miliardi di euro che sarà finanziata attraverso i margini previsti dal Def, con la differenza tra indebitamento netto tendenziale e obiettivo, e la rimodulazione del Fondo per la coesione e lo sviluppo. Questi soldi serviranno per intervenire sull'energia, sui carburanti, sul rincaro dei prezzi per le opere pubbliche, oltre a coprire misure a favore di una serie di Enti pubblici, per i profughi e per le imprese più colpite dalle conseguenze dalla guerra. Altri 6 miliardi verranno utilizzati invece per coprire il bonus da 200 euro. Per Franco i fondi arriveranno attraverso “il proseguimento del prelievo straordinario sulle imprese produttrici, importatrici, rivenditrici di energia elettrica, gas e prodotti petroliferi per i quali si prevede un ulteriore prelievo del 15% sulla medesima base imponibile definita nel precedente intervento”.

Le misure contenute nel provvedimento non finiscono qui: tra quelle più rilevanti, c’è l'estensione fino al 31 dicembre delle garanzie sui prestiti bancari alle Pmi e alle imprese maggiori attraverso la Sace; il bonus sociale per le bollette di energia elettrica e gas diventa parzialmente retroattivo; ci sono aiuti per gli affitti e per i trasporti pubblici; viene prorogato dal 30 giugno al 30 settembre il termine per effettuare almeno il 30% dei lavori complessivi nelle villette unifamiliari ai fini dell'accesso al Superbonus 110%. Per ridurre ulteriormente la dipendenza energetica del paese, vengono velocizzate le procedure di autorizzazione per gli impianti di energia da fonti rinnovabili e le opere necessarie per i nuovi rigassificatori diventano “interventi di pubblica utilità, indifferibili e urgenti” per la cui realizzazione saranno nominati uno o più Commissari straordinari di governo. C’è poi il buono per i trasporti pubblici, la riattivazione delle cessioni multiple di crediti e i fondi per le imprese danneggiate dalla guerra che salgono a 150 milioni complessivi, perché ai 130 del Mise si aggiunge un fondo da 20 milioni per le imprese agricole.

Per l’Istat cala la disoccupazione ma è boom di contratti a termine

A marzo il tasso di disoccupazione in Italia torna ai livelli del 2010, registrando una diminuzione all'8,3%. Il dato tra i giovani cresce invece fino al 24,5% e la crescita del numero di occupati, di 800mila unità, si deve per oltre la metà dei casi a contratti a termine. È il quadro che restituisce l'ultima rilevazione dell'Istat sul mercato del lavoro. Diminuiscono del 2,3% in un mese le persone in cerca di lavoro, 48mila in meno rispetto a febbraio, concentrato tra donne e classi d'età centrali. Rispetto all'ultimo trimestre del 2021, l'occupazione cresce dello 0,6%, per 133mila occupati in più, con un calo nello stesso periodo del 6% tra chi cerca lavoro (136mila persone in meno) e gli inattivi (54mila in meno, per lo 0,4%). Nel mese di marzo l'Istat registra un aumento del numero di occupati di 804mila unità, il 3,6% in più in un anno, trasversale per genere, età e posizione professionale. L'istituto di statistica osserva che prosegue la crescita dell'occupazione e il numero di occupati torna a superare i 23 milioni, e che l'aumento si concentra soprattutto tra i dipendenti. I dipendenti a termine sono 3 milioni 150mila, il valore più alto dal 1977. Il tasso di occupazione tocca così la soglia record del 59,9% dall'inizio delle serie storiche, ma si basa su una crescita delle forme contrattuali precarie. 

L’Istat certifica il crollo della spesa per innovazione per effetto del Covid

Nel triennio 2018-2020 il 50,9% delle imprese ha svolto attività innovative, una quota in calo di circa 5 punti percentuali rispetto al periodo 2016-2018. Fra le cause della sospensione o contrazione dell'innovazione vi è stata l'emergenza sanitaria che ha interessato il 64,8% delle aziende con attività innovative, in particolare le più piccole (66,7% contro il 50,2% delle grandi). Nel 2020 la spesa sostenuta per le attività innovative è stata complessivamente pari a 33,6 miliardi di euro, oltre un quarto in meno rispetto al 2018 (45,5 miliardi). È quanto emerge dal report Istat “L'innovazione nelle imprese” anni 2018-2020. Con il 58,5% di imprese impegnate in investimenti innovativi, l'Industria resta il settore con la maggiore propensione all'innovazione ma registra un crollo pari a -7,2 punti percentuali. Anche il settore dei Servizi subisce un calo, ma più contenuto (-3,9 punti). In controcorrente le Costruzioni, in cui le attività innovative sono in aumento (+3,3%). La propensione all'innovazione delle imprese appare diversificata sia nel settore dell'Industria che in quello dei Servizi. 



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