La Bce è pronta per il rialzo dei tassi e lo stop agli acquisiti

Fine del programma di acquisti netti, 25 punti base di rialzo dei tassi di interesse e un ulteriore aumento a settembre. Procede così il piano di normalizzazione della politica monetaria della Bce, che mantiene la barra sull'obiettivo del ritorno dell'inflazione al 2%. Tutto prevedibile, ma sufficiente a mandare al tappeto le Borse europee. Nel frattempo, la nuova stima per il 2022 è di “un incremento annuo dei prezzi del 6,8% nel 2022, che si ridurrebbe al 3,5% nel 2023 e al 2,1% nel 2024, valori superiori a quelli riportati nell'esercizio previsivo di marzo”, come rileva il Consiglio direttivo, riunitosi ad Amsterdam. Cresce anche l'inflazione al netto dei beni energetici e alimentari, “che si porterebbe in media al 3,3% nel 2022, al 2,8% nel 2023 e al 2,3% nel 2024”. Prevedibilmente in calo le stime sul Pil, che anticipano una crescita annua in termini reali del 2,8% nel 2022 e del 2,1% nel 2023 e nel 2024. “Rispetto alle proiezioni di marzo, le prospettive sono state riviste al ribasso per il 2022 e il 2023, mentre per il 2024 sono state corrette al rialzo”, osserva l'Eurotower. In questo contesto “il Consiglio direttivo ha deciso di porre fine agli acquisti netti di attività nell'ambito del PAA (Programma di acquisto di attività, APP) a partire dal 1o luglio 2022”. La Bce “intende continuare a reinvestire, integralmente, il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del PAA per un prolungato periodo di tempo successivamente alla data in cui inizierà a innalzare i tassi di interesse di riferimento della Bce e finché sarà necessario per mantenere condizioni di abbondante liquidità e un orientamento adeguato di politica monetaria”. 

Contestualmente la decisione è di “innalzare i tassi di interesse di riferimento della Bce di 25 punti base con la riunione di politica monetaria di luglio”. Mentre i “tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimarranno invariati rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,50%”. “Su un periodo più esteso” successivo a quello estivo, il Consiglio direttivo della Bce “si attende un nuovo aumento dei tassi di riferimento a settembre. La calibrazione di questo incremento dei tassi dipenderà dalle prospettive aggiornate per l'inflazione a medio termine. Se le prospettive di inflazione nel medio periodo permarranno tali o si deterioreranno, un incremento maggiore sarà appropriato alla riunione di settembre”. Come ha sottolineato Christine Lagarde, “l'elevato livello dell'inflazione rappresenta una sfida importante per tutti noi. Il Consiglio direttivo assicurerà un ritorno dell'inflazione verso il suo obiettivo del 2% a medio termine”. “Gradualità, flessibilità, ricorso ai dati e apertura alle opzioni nella conduzione della politica monetaria” restano al centro delle valutazioni per proseguire nel percorso di normalizzazione. 

L’Ocse rivede le previsioni di crescita globali a causa della guerra e gela l’Italia

La guerra in Ucraina assesta un duro colpo alle previsioni di crescita globali, Italia inclusa, mentre la fiammata dell'inflazionecontinuerà a erodere il potere d'acquisto delle famiglie, a cominciare da quelle più povere e vulnerabili. Questa la fotografia scattata dall'Ocse nelle Prospettive Economiche presentate a Parigi con un preambolo dal titolo: “Il prezzo della guerra”: “Il mondo pagherà un pesante tributo al conflitto russo contro l'Ucraina”, ha dichiarato la capoeconomista dell'Ocse Laurence Boone presentando in conferenza stampa il drastico taglio delle previsioni sull'economia mondiale. “Ovunque nel mondo, i Paesi subiscono il rincaro delle materie prime, che si aggiunge alle tensioni inflazionistiche e pesa sui redditi e la spesa reale, il che frena la crescita”, ha fatto eco il segretario generale dell'Ocse Mathias Cormann, aggiungendo che questa situazione “è direttamente imputabile alla guerra di aggressione, infondata e ingiustificabile, condotta dalla Russia che causa un calo dei redditi reali, un indebolimento della crescita e un deterioramento delle prospettive occupazionali globali”. 

Le proiezioni contenute nell'OECD-Economic Outlook prevedono una brusca frenata del Pil globale: dal 5,8% del 2021 al 3% del 2022 (contro il 4,5% atteso nell'Outlook di dicembre scorso) e al 2,8% del 2023. Quanto all'inflazione, le stime per il 2022 la posizionano a circa il 9% nei Paesi dell'area Ocse, il doppio rispetto a quanto annunciato precedentemente. Le ricadute economiche e sociali della guerra si fanno sentire in modo ancora più acuto in Europa, in particolare tra i Paesi maggiormente esposti al conflitto per la loro dipendenza energetica dalla Russia o il flusso di rifugiati ucraini in fuga dalle bombe. Nell'Eurozona, secondo le stime, il Pil scenderà dal 5,3% del 2021 al 2,6% del 2022 e all'1,6% del 2023. Quanto all'Italia, dopo il forte slancio del 2021 (+6,6%), si prevede una crescita al 2,5% nel 2022 e all'1,2 % nel 2023. L’inflazione, osserva poi l'Ocse, nel nostro Paese è cresciuta complessivamente del 7,3 % nel mese di maggio, “trainata dall'incremento dei prezzi dell'energia e dei prodotti alimentari”. L'inflazione alimentare “dovrebbe restare elevata per tutto il periodo considerato dalle previsioni economiche” e “gli incrementi dei salari non compenseranno completamente la spesa che le famiglie dovranno sostenere in ragione dell'aumento del costo della vita”. 

Intanto, Eurostat rivede al rialzo le stime sulla crescita del Pil e dell'occupazione nel primo trimestre dell'anno rispetto all'ultimo del 2021. Nel periodo gennaio-marzo il Prodotto interno lordo dell’Eurozona è cresciuto dello 0,6% rispetto allo 0,3% della stima flash pubblicata a metà maggio. Per l'Ue nel suo insieme la stima è passata dallo 0,4 allo 0,7%. Dalle previsioni emerge che l'Italia è terzultima tra i Paesi dell'Eurozona per la crescita registrata nel primo trimestre 2022: tra gennaio e marzo il Pil italiano è cresciuto dello 0,1%, stessa performance dell'Estonia, rispetto al trimestre precedente. Peggio hanno fatto solo la Francia, caduta in terreno negativo a -0,2%, e i Paesi Bassi, allo 0%. 

Dall’Ocse Draghi rilancia il Price cap e il nuovo Sure

Aiutare l'Ucraina ma non dimenticare “i nostri cittadini e quelli nelle aree più povere del mondo, in particolare in Africa”: è la ricetta che Mario Draghi ha dettato in apertura del Consiglio ministeriale Ocse a Parigi. Soltanto così, diventando “sostenibili nel tempo” e “coinvolgendo le economie emergenti”, i nostri sforzi potranno “essere pienamente efficaci”. Il premier sa che in Europa aumenta ogni giorno la preoccupazione per le ricadute sui cittadini della crisi generata dalla guerra. Giovedì ha tenuto il suo discorso inaugurale dell'evento più importante dell'anno per l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, un discorso molto centrato sulla protezione dell'Ucraina ma anche dei cittadini dei Paesi colpiti dalle conseguenze della crisi. 

Ed ha lanciato un primo appello: “Dobbiamo sbloccare i milioni di tonnellate di cereali che sono bloccati a causa del conflitto”. Per Mario Draghi, è essenziale che “i salari recuperino il loro potere d'acquisto”, senza però alimentare “una spirale prezzi-salari”. Il price cap, ovvero un tetto ai prezzi dell'energia, è lo strumento proposto dal premier ai rappresentanti economici dei Paesi dell'Ocse: “Offriamo un sostegno finanziario alle famiglie e alle imprese, soprattutto a quelle in maggiore difficoltà” e ancora una nuova edizione di SURE, il Sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione in caso di emergenza, lo strumento che ha consentito di erogare “prestiti stabili e a basso costo agli Stati membri dell'Unione europea affinché potessero salvare posti di lavoro e sostenere i redditi”. 

L’Istat segnala che ad aprile cresce ancora la produzione industriale +1,6% 

Ad aprile 2022 l’Istat stima che l'indice destagionalizzato della produzione industriale aumenti dell'1,6% rispetto a marzo. Nella media del periodo febbraio-aprile il livello della produzione aumenta del 2,0% rispetto ai tre mesi precedenti. L'indice destagionalizzato mensile cresce su base congiunturale per i beni intermedi (+2,0%), i beni di consumo (+1,6%) e l'energia (+1,4%), mentre i beni strumentali risultano stabili. Corretto per gli effetti di calendario, ad aprile 2022 l'indice complessivo aumenta in termini tendenziali del 4,2% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 19 contro i 21 di aprile 2021). Incrementi rilevanti caratterizzano i beni di consumo (+11,3%) e l'energia (+4,7%); più contenuta è la crescita per i beni intermedi (+2,6%) e i beni strumentali (+0,7%). I settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali più ampi sono le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+23,4%), la produzione di prodotti farmaceutici (+19,8%) e la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+9,4%). Flessioni tendenziali si registrano solo nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-2,3%), nella fabbricazione di prodotti chimici (-1,5%) e nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-0,7%). Ad aprile si registra il terzo mese consecutivo di crescita congiunturale dell'indice destagionalizzato della produzione industriale. Ad esclusione dei beni strumentali, che rimangono stabili, l'incremento è comune a tutti i principali settori di attività. In termini tendenziali, al netto degli effetti di calendario, sia l'indice generale sia quelli relativi ai raggruppamenti principali di industrie mostrano un aumento, particolarmente ampio per i beni di consumo.



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