Per l’Ocse la ripresa si rafforza e chiede alla Bce di rimanere accomodante

La ripresa dell'Eurozona si sta “rafforzando” ma al tempo stesso “la pandemia potrebbe avere conseguenze persistenti e il sostegno fiscale non dovrebbe essere ritirato anticipatamente”. Lo sottolinea un report dell'Ocse, secondo cui “in qualche settore la pandemia può indebolire la domanda durevolmente e la disoccupazione potrebbe rimanere elevata più a lungo”. Anche le interruzioni sul sistema scolastico possono “incidere sul capitale umano delle future generazioni, influendo negativamente sulla crescita futura”, si legge. Per l’Ocse “La politica fiscale dovrebbe continuare a sostenere i settori colpiti fino a quando la ripresa non sarà consolidata, evitando consolidamenti prematuri. Inoltre, una ripresa duratura richiederà il completamento di un ambizioso programma di riforme che sarebbe sostenuto da riforme dell'architettura economica dell'Eurozona”. 

L'istituto di Parigi evidenzia inoltre che una ripresa debole “potrebbe minacciare la coesione dell'Unione europea” perché porterebbe a “una crescita delle disuguaglianze, che alimenterebbe lo scontento e danneggerebbe la fiducia nell'Ue”. La crisi, spiega l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, “potrebbe lasciare cicatrici e riaprire vecchie ferite”. Per questi motivi la politica monetaria della Bce “dovrebbe rimanere accomodante” dopo la revisione strategica della banca centrale “finché l'inflazione non convergerà robustamente verso il target del 2%”.  

La Bce frenerà gradualmente gli aiuti Covid, ma il Qe prosegue

La Bce scala una marcia sugli acquisti di bond tramite il programma pandemico Pepp. Ma sul futuro del quantitative easing, che proseguirà attraverso il programma App, deciderà a dicembre e la presidente della Bce Christine Lagarde mette in chiaro che “quello che stiamo facendo non è un tapering (una riduzione pianificata di acquisti complessivi di debito), stiamo ricalibrando il Pepp che è un programma d'emergenza”. “Le condizioni di finanziamenti favorevoli possono essere mantenute con un ritmo moderatamente più basso degli acquisti netti di asset tramite il programma per l'emergenza pandemica Pepp”, ha fatto sapere la banca centrale dopo il Consiglio direttivo. Borse e spread hanno a malapena reagito. Per gli economisti significa che gli acquisti del programma lanciato a marzo 2020, dopo due trimestri con l'acceleratore, al ritmo di circa 80 miliardi al mese, scenderanno a 60-70 miliardi. La ripresa economica, ha spiegato la presidente Christine Lagarde, è “sempre più avanzata e le nostre aspettative sono per il superamento dei livelli di attività pre-pandemia per la fine di quest'anno”. 

Il Pil nel secondo trimestre ha superato le attese (+2,2% per l'Eurozona) e la Bce ha alzato a +5% (da +4,6% precedente) la stima di crescita 2021. Ma con una ripresa tutta legata alle vaccinazioni e alle riaperture resta l'incertezza per la “diffusione globale della variante Delta, che potrebbe rallentare” il ritmo della ripresa: non è escluso, con un peggioramento drastico dei contagi, che il Pepp possa tornare ad aumentare. Lo scenario principale, per Francoforte, resta quello di una riduzione progressiva via via che lo shock finanziario della pandemia sarà rientrato: la chiusura del programma è fissata a marzo 2022. Ma mantenendo in piedi gli acquisti di bond tramite l'App, lanciato da Draghi a fine mandato nell'autunno 2019, e che attualmente viaggia a 20 miliardi al mese. “Non abbiamo discusso cosa succederà dopo (il Pepp, ndr), su questo ci prepareremo nei mesi a venire e penso che ci saranno temi più interessanti che discuteremo a dicembre e su cui sarete informati prontamente”. 

Gentiloni è sorpreso della crescita Ue ma il vero test per l’Italia sarà in autunno

In un’intervista al Corriere della Sera il Commissario europeo all'Economia Paolo Gentiloni è chiarissimo: “I dati di crescita dell'area euro nel secondo trimestre, +2,2%, sono anche meglio delle prime stime” e ora “andiamo verso l'autunno più importante per l'economia italiana da mezzo secolo, un autunno storico perché ci giochiamo l'ingresso in questo piano europeo che può dare qualità, durata e spinta per la ripresa”. E ancora “il grande ottimismo, i segnali positivi sono una prima parte di ciò che ci serve” perché ci vuole "la consapevolezza che qualche problema c’è e della sfida del piano europeo”. Per l'ex premier “a questa vitalità deve corrispondere una consapevolezza della missione, appunto, altrimenti l'ottimismo può portarci a sottovalutare le sfide che abbiamo davanti e magari a pensare, sbagliando, che le risorse non sono da conquistare mese per mese, semestre dopo semestre, ma sono già acquisite”, “Può farci pensare che la questione del debito sia svanita”, ha insistito. 

Sulla sospensione del Patto di stabilità ribadisce: “A Bruxelles il mio pane quotidiano è evitare le strette premature e permettere che si continui con le politiche espansive, finché serviranno. Ma è chiaro che nei Paesi con debito più alto il problema non è svanito. Ora abbiamo dei risultati, c’è una risposta dinamica di tantissime imprese. Il punto è che, per una volta, questa società molto frammentata e individualista, che noi siamo, ritrovi il senso di una missione nazionale. È fondamentale per reggere la sfida nella sua complessità. E ho fiducia perché Mario Draghi su questi obiettivi ha una leadership riconosciuta”. 

Orlando è al lavoro sul piano per l’occupazione e la riforma degli ammortizzatori

Il Governo è al lavoro su un piano per l'occupazione rivolto ad almeno 3 milioni di persone, entro il 2025, che siano disoccupati, donne, giovani Neet o anche percettori del reddito di cittadinanza. La riforma delle politiche attive punta sul programma Gol (Garanzia di occupabilità dei lavoratori) strutturando un percorso verso l'impiego, fatto di formazione, riqualificazione professionale, per l'inserimento o la ricollocazione al lavoro, e lega il nuovo strumento al Rdc, perché l'aiuto economico, che il Governo non intende aumentare ma rivedere, per le persone occupabili sia collegato con maggiore efficacia al mondo del lavoro: le misure di Gol ne rappresenteranno una condizione. Il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Andrea Orlando ha illustrato alle parti sociali i punti principali della riforma delle politiche attive, il cui perno è il programma Gol, cui sono destinati 4,9 miliardi di euro (4,4 miliardi nel Pnrr, 500 milioni nel React-Eu), accompagnato dal Piano per le nuove competenze (Pnc) e necessariamente dal rafforzamento dei centri per l'impiego e del sistema duale. Il Piano a inizio agosto era stato presentato alle Regioni, chiamate ad adottare i piani per la piena attuazione di Gol, oltre che per il potenziamento dei centri. 

L’Istat evidenzia un nuovo incremento della produzione industriale

A luglio 2021 l’Istat stima che l'indice destagionalizzato della produzione industriale aumenti dello 0,8% rispetto a giugno. Nella media del periodo maggio-luglio il livello della produzione cresce dello 0,6% rispetto ai tre mesi precedenti. Così l'Istat nella nota relativa alla produzione industriale. L'indice destagionalizzato mensile mostra un aumento congiunturale marcato per i beni strumentali (+1,9%) e per i beni intermedi (+1,4%), leggermente più contenuto per i beni di consumo (+0,9%); diminuisce, invece, nel comparto dell'energia (-1,5%). Corretto per gli effetti di calendario, a luglio 2021 l'indice complessivo aumenta in termini tendenziali del 7,0% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 22 contro i 23 di luglio 2020). Crescono in misura particolarmente marcata i beni intermedi (+11,9%) e con minore intensità i beni strumentali (+7,0%) e i beni consumo (+5,1%). L'energia registra una lieve flessione (-0,6%). Tutti i principali settori di attività economica mostrano aumenti su base tendenziale, ad esclusione delle attività estrattive. Gli incrementi maggiori riguardano la fabbricazione di apparecchiature elettriche (+12,5%), la metallurgia e la fabbricazione di prodotti in metallo (+11,9%) e la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (+9,8%). 

 



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