Azione e Italia Viva si alleano, Calenda e Renzi lanciano il Terzo polo

Matteo Renzi e Carlo Calenda hanno trovato l’intesa. I due leader, dopo giorni di trattative si affidano ai social per annunciare la nascita del Terzo polo. Sarà il leader di Azione a guidare la campagna elettorale. “Sì, ne sono molto contento e onorato e ringrazio Matteo Renzi per il gesto di generosità. Penso che quello che dobbiamo fare adesso e smetterla di parlare di alchimie e parlare di programmi. Noi abbiamo già iniziato spiegando che c'è uno spazio importante per persone che vogliono un Italia seria, che dice quello che vuole fare, che non fa una lotta contro gli altri, ma fa la lotta per il paese”, commenta a caldo Calenda. Il passo indietro dell'ex premier era stato ampiamente annunciato e ha pesato anche sulla spartizione dei collegi. Alla fine, l'accordo tra Azione e Italia viva si chiude 50 e 50 con la leadership affidata appunto a Calenda. 

“Io faccio politica da tanti anni e ho avuto l'onore di servire ai livelli apicali la mia città, il mio Paese, la mia comunità. Ho imparato che bisogna sempre essere ambiziosi, puntare in alto, non sognare in piccolo. Ma ci sono dei momenti in cui le ambizioni personali lasciano il passo ai sogni collettivi. Servono gli assist per fare i gol”, scandisce il leader di Italia Viva. Il contrassegno, che racchiude in alto, su sfondo blu, i due simboli dei partiti, mentre nella parte bassa (su sfondo bianco) oltre al nome di Calenda in maiuscolo anche la scritta Renew Europe, sarà consegnato al ministero dell'Interno insieme alla dichiarazione di apparentamento e il programma. Poco più di 20 punti, l'intesa tra Renzi e Calenda ricalca l'agenda di Mario Draghi, con “l'obiettivo riportare a palazzo Chigi” l'ex capo della Bce. Una condivisione di intenti che tocca molti punti, dal termovalorizzatore, alle misure economiche, tranne che sul reddito di cittadinanza su cui le due forze politiche hanno faticato per giungere a un compromesso. Calenda front-runner e Renzi assist-man. È questo il duo politico (che vedrà in squadra anche la lista civica di Federico Pizzarotti) che vuole tirare la volata al Terzo polo

E l'ex premier rivendica il suo ruolo. Prima che si ufficializzi l'accordo spunta, infatti, in rete un video che lo vede, durante una partita di calcio, passare la palla a un compagno mandandolo in gol. “Anche in politica servono gli assist”, commenta Renzi e dopo pochi minuti l'annuncio: “Abbiamo deciso di provarci. Il 25 settembre troverete sulla scheda elettorale anche questa possibilità: non accontentatevi dei meno peggio, mandate in Parlamento persone di qualità”. E infine l'appello alla sua comunità: “Adesso tutti al lavoro con Carlo e gli amici di Azione per salvare l'Italia dai sovranisti e dai populisti”. A stretto giro il tweet dell'alleato: “Nasce oggi per la prima volta un'alternativa seria e pragmatica al bipopulismo di destra e di sinistra che ha devastato questo paese e sfiduciato Draghi”. E chi per due giorni ha atteso un incontro, dopo faticosi appostamenti, dunque, è rimasto deluso. I due leader si vedranno saranno insieme in diverse iniziative, ma ieri si è voluto evitare, a distanza di una settimana dal divorzio da Enrico Letta, un'altra foto con una stretta di mano o un bacio a favore di telecamere. 

Il centrodestra lancia il suo programma elettorale: “Per l’Italia”

A 44 giorni dal voto, il centrodestra lancia il suo programma elettorale. Come annunciato, è un documento diviso in 15 punti. “È il programma di governo che la coalizione realizzerà dopo le elezioni del 25 settembre quando, finalmente, l'Italia potrà avere un governo coeso e capace di dare al Paese delle risposte concrete”, annunciano in serata all'unisono i big di FiLega e FdI. Il documento conferma l'ultima bozza circolata nei giorni scorsi ma cambia titolo: “Per l'Italia”. Sulla politica estera, il faro della coalizione è “la tutela dell'interesse nazionale e la difesa della Patria”. Non manca il riferimento alla Nato, “anche in merito all'adeguamento degli stanziamenti per la difesa”. Nero su bianco è il ribadito “sostegno all'Ucraina di fronte all'invasione della Federazione russa e il sostegno a ogni iniziativa diplomatica volta alla soluzione del conflitto”. Un accenno pure alla “revisione delle regole del Patto di stabilità e della governance economica al fine di attuare politiche in grado di assicurare una crescita stabile e duratura e la piena occupazione”. Sul fronte energetico, l'obiettivo è l'autosufficienza da garantire con la transizione energetica sostenibile, il sostegno alle politiche di price-cap a livello europeo e il ricorso al nucleare. Qui, in realtà, il riferimento è sfumato citando solo la “creazione di impianti di ultima generazione senza veti e preconcetti, valutando anche il ricorso al nucleare pulito e sicuro”. 

Sulle infrastrutture si parla di potenziamento della rete dell'alta velocità e nella realizzazione del ponte sullo Stretto. Il terzo capitolo si concentra su riforme istituzionali e giustizia. Primo impegno citato è l'elezione diretta del presidente della Repubblica, provvedimento-bandiera per FdI, seguito dal riconoscimento delle autonomie, che è invece la storica battaglia della Lega. Sulla giustizia si conferma la riforma del Csm e la separazione delle carriere su cui il partito di Salvini si è speso in prima persona lanciando un referendum. Sul fisco, la parola d'ordine è “meno tasse” per famiglie, imprese e lavoratori autonomi e condito dal no ferreo a “patrimoniali dichiarate e mascherate”. Sulla flat tax, che ancora divide i tre principali alleati su aliquote e tempi di realizzazione, il compromesso è stato raggiunto omettendo ogni percentuale. Si legge solo di un'estensione della flat tax per le partite Iva fino a 100.000 euro di fatturato, flat tax su incremento di reddito rispetto alle annualità precedenti, con la prospettiva di ulteriore ampliamento per famiglie e imprese”. Altre misure promesse riguardano gli aiuti a famiglia e natalità. Qui si cita l'allineamento alla media europea della spesa pubblica per infanzia e famiglia, che è un punto fermo dei Moderati di Lupi, Cesa, Toti e Brugnaro. Seguono asili nido gratuiti e aziendali. 

Nel programma non manca l'impegno per sicurezza e lotta all'immigrazione illegale: passa la linea della Lega che ottiene al primo punto il ripristino dei decreti sicurezza. Ribadita, inoltre, la difesa dei confini nazionali ed europei, ma non c’è il blocco navale ma solo un generico “controllo delle frontiere e blocco degli sbarchi per fermare, in accordo con le autorità del nord Africa, la tratta degli esseri umani”, oltre alla creazione di hot-spot nei territori extra-europei, gestiti dall'UE”. Sul Covid l'impegno riguarda interventi come “la ventilazione meccanica controllata e il potenziamento dei trasporti”, ma “senza compressione delle libertà individuali”. Sul lavoro, la promessa è il taglio del cuneo fiscale per imprese e lavoratori, insieme agli interventi per calmierare i prezzi dei beni di prima necessità. La lotta al reddito di cittadinanza viene affidata a una generica sostituzione con misure più efficaci. Un capitolo a parte è riservato all'ambiente, definito “una priorità”. Il programma accenna genericamente al rispetto e aggiornamento degli impegni internazionali presi dall'Italia contro i cambiamenti climatici, cita la piantumazione di alberi, e sull'educazione ambientale sparisce l'idea di farne una materia curricolare scolastica. 

Letta lancia Italia Democratica e Progressista

Enrico Letta, assieme agli alleati di Articolo Uno, Psi e Demos, ha lanciato il simbolo con cui correrà alle politiche la lista di centrosinistra Italia Democratica e Progressista. Prima di svelare la veste grafica, Letta ha ringraziato tutti quelli che hanno contribuito alla sua costruzione, e soprattutto ha additato un obiettivo ambizioso “Nessun destino è stato già scritto. Insieme siamo in grado di arrivare a essere il 25 settembre la prima lista del paese”. Secondo il segretario del Pd, infatti “Questa destra può essere battuta solo dalla lista dei democratici e dei progressisti”, una destra che rischia di portare indietro il Paese come quando, nel 2011, “il governo presieduto da Silvio Berlusconi ha portato al fallimento l'Italia”. 

Su questo punto Letta ha fatto leva per condurre quello che sarà un leitmotiv di questa campagna elettorale, e cioè o “o noi o Giorgia Meloni”, per polarizzare lo scontro tra quelli che i sondaggi indicano come i due partiti maggiori: “Il governo che ha fatto fallire l'Italia nel 2011 aveva Giorgia Meloni come ministra, e il suo slogan Pronti a risollevare l'Italia mi fa sorridere, perché l'Italia l'abbiamo risollevata noi che eravamo al governo, non lei che era all'opposizione. Il compitino di tre minuti per rassicurare l'Europa non avrà alcun effetto, non rassicurerà la gente”. Letta aveva anticipato sui social alcuni punti del programma del Pd, sottolineando la priorità per scuola e lavoro e aggiungendo a voce che “il taglio delle tasse lo vogliamo ma per i lavoratori, non per i più ricchi del Paese”.

Poi Letta ha ricordato il lavoro fatto in questi ultimi mesi dalle Agorà democratiche, che ha fatto maturare la candidatura da indipendente della vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Elly Schlein, oltre che del ministro della Salute e leader di Articolo Uno, Roberto Speranza. Parlando dei temi della campagna elettorale, Letta non ha mancato di indicare l'importanza della transizione ecologica, e lo ha fatto annunciando una sorta di riedizione green del pullman dell'Ulivo del 1996: “Gireremo l'Italia con un minibus elettrico, per le ultime due settimane di campagna elettorale. È una scelta impegnativa, abbiamo capito quanto l'Italia sia arretrata sulla mobilità elettrica. Fare il giro d'Italia con un minibus elettrico è praticamente impossibile. Gli incontri saranno scanditi dalle colonnine di ricarica e questo dà l'idea dei limiti con cui l'Italia deve fare i conti”.

Duro scontro tra la Raggi e Conte su candidature e alleanze

È scontro nel M5S tra Virginia Raggi e Giuseppe Conte. L'ex sindaca di Roma è chiede trasparenza sulle liste e sostiene che sarebbe stata “perfettamente candidabile” alle politiche, nonostante il limite dei due mandati. Non solo: la pentastellata, che siede nel comitato di garanzia, attacca a più riprese le scelte fatte dal leader del Movimento prospettando una possibile nuova alleanza tra il M5S e “i partiti tradizionali”. Circostanza l'avrebbe convinta a non presentarsi come parlamentare. “Vale il doppio mandato per tutti e lei sta svolgendo il terzo” ribatte con durezza Giuseppe Conte. “Non ho compreso su quali basi dica che è candidabile, non lo è”. L'ex sindaca, aggiunge, “ha avuto molte difficoltà a Roma, il Pd all'opposizione”, per cui ne è “derivata un'esperienza personale negativa”. Per l’ex premier “Noi nel Conte 2 abbiamo realizzato un processo trasformatore della società, risultati importanti avendo il Pd a fianco. E anche in alcune amministrazioni locali stiamo lavorando in modo efficace”. Nel secco botta e risposta tra i due, il convitato di pietra è l'ormai ex campo largo, che si era già attirato le dure critiche di Alessandro Di Battista. Conte rivendica i risultati ottenuti sia nel Conte 1 con la Lega, sia nel Conte 2. 

La Raggi resta fortemente critica con le alleanze passate e future e chiosa: è “giusto che si candidi alle parlamentarie chi ritiene determinati scenari possibili ed eventualmente accettabili?”. Dopo il primo post al vetriolo, in cui l'ex inquilina del Campidoglio invocava “regole, chiare e da subito, per le parlamentarie”, Conte aveva immediatamente ribattuto “Vorrei rassicurare pubblicamente Virginia Raggi che si sta agitando e tenta di agitare la comunità del M5S sulla trasparenza che viene indicata a sproposito: avremo un processo della formazione delle liste e le parlamentarie assolutamente trasparente, in linea con le previsioni statutarie. Faremo le liste non come al Comune di Roma dove lei si è autocandidata senza sentire i vertici del Movimento”, l'affondo. Dopo qualche ora, il nuovo round. Raggi punta il dito contro “le alleanze strutturali e i campi progressisti con i partiti tradizionali” sentenziando: “Ad oggi non potrei dire con certezza quali saranno, nei prossimi cinque anni, i nostri futuri compagni in Parlamento”. 

Comunque sia, quello che è certo è che l'esito delle elezioni potrebbe determinare scossoni sia all'interno delle forze politiche, sia sulle future alleanze. Se i vertici di Pd e M5S, ad oggi, si dicono certi che le strade intraprese non potranno più convergere non viene escluso che dopo il 25 settembre gli assetti possano cambiare nuovamente. Tutto dipenderà dai risultati ed ovviamente dalla permanenza di quei leader politici che, all’interno del Movimento e del Pd, hanno lavorato per la costruzione di quello che fu il campo largo. Difficile fare previsioni visto che dopo il voto ci sarà il congresso del Pd.



 

 

 

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