Per il governo italiano proseguono gli impegni internazionali, il G7 andrà avanti con una serie di incontri tematici tra i ministri. Le prossime saranno ore molto importanti anche per il futuro dell'Unione europea; l'Italia – insieme alla Francia e ad altri Paesi – pretende un cambio di passo nel funzionamento dell'organizzazione. Le politiche di austerità dovranno lasciare il posto a una strategia che sia in grado di assicurare la ripresa economica e l'aumento dei posti di lavoro. L'affermazione degli euroscettici su scala continentale non permette di applicare le vecchie ricette come se non fosse successo nulla. La Germania, al momento disponibile a una virata verso una visione keynesiana, chiede però che i Paesi del Sud Europa – Italia compresa – assicurino la conclusione di un processo di riforme economiche e istituzionali.

Le novità più importanti arriveranno però dalla Banca centrale europea. L'istituto centrale ha comunicato ufficialmente di voler evitare con ogni mezzo una pericolosa “spirale deflazionistica”. “Contribuiremo a far ritornare l'inflazione a livelli più vicini al 2 per cento”, ha spiegato il governatore Mario Draghi durante una conferenza stampa in cui ha ostentato determinazione e nettezza. Momenti in cui si è capito che resta sempre in piedi l'opzione di un acquisto su larga scala dei titoli del debito pubblico dei Paesi che dovessero affrontare un periodo di difficoltà. Un chiaro segnale per la speculazione internazionale e per una Germania ingessata su una politica monetaria che – alla lunga – finirà per danneggiare anche la sua economia. I mercati hanno accolto molto positivamente le parole della Bce, la nuova tattica di Francoforte viene ritenuta in grado di far aumentare la domanda di beni e servizi. Ossigeno puro dopo una lunga serie di trimestri caratterizzati dalla recessione e dalla stagnazione. Il tasso di riferimento della Bce scende al nuovo record storico dello 0,15 per cento e l'allentamento monetario potrà proseguire anche se i tassi sono ormai al limite estremo, salvo piccoli aggiustamenti tecnici. Ma la vera novità è il taglio del tasso con cui la Bce tradizionalmente remunera le banche che parcheggiano liquidità presso di lei: il tasso sui depositi scende a -0,10 per cento dallo zero attuale, diventando di fatto una tassa che penalizzerà le banche che, per un eccesso di prudenza, preferiscono mettere quei soldi al sicuro piuttosto che prestarli agli istituti bisognosi, vale a dire quelli del Sud Europa. Il “pacchetto” messo in campo dall'ex numero uno di Bankitalia punta fortemente sul rilancio del credito, indispensabile contro un rischio di deflazione evidenziato dalle nuove stime trimestrali della Bce. L'inflazione dell'Eurozona, prevista finora all’1 per cento per quest'anno, piomba allo 0,7 per cento, con una revisione al ribasso da qui al 2016. La crescita è ora attesa all’1 per cento per quest'anno contro l'1,2 per cento  indicato tre mesi fa, anche se per il 2015 ci dovrebbe essere una ripresa più decisa (1,5 per cento contro l'1,2 per cento di marzo).

Molto dipenderà ora dai singoli Stati nazionali. Affidarsi solo alla politica monetaria non permetterà di intercettare stabilmente la ripresa. Appare sempre più urgente mettere in campo investimenti pubblici che permettano – almeno nel breve periodo – di sostenere il tessuto produttivo dei Paesi del Vecchio Continente. La vera emergenza è rappresentata dalla disoccupazione e dalla deindustrializzazione di intere aree d'Europa, un fenomeno preoccupante che, se non combattuto, rischia di vanificare gli sforzi della Banca centrale europea.

Le riforme costituzionali restano all'ordine del giorno della politica nazionale. Il Partito democratico non vuole rinunciare alla riscrittura della seconda parte della Carta e tenta di rilanciare il dialogo con Forza Italia e con gli altri alleati della maggioranza. Operazioni che non dovranno trascurare il fronte del dissenso interno; la sinistra del partito continua infatti a chiedere che il Senato resti elettivo. La riedizione del “Patto del Nazareno” sembra quindi essere l'unica opzione possibile, le maggioranze qualificate imposte dal procedimento di revisione costituzionale non lasciano alternative. I relatori del testo base – Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli – continueranno a tentare una mediazione in seno alla commissione Affari costituzionali, un lavoro che ha già dato i primi “frutti”, da 5.200 emendamenti si è passati a 4.435. Una mole di proposte di modifica che non consente né di premere sull'acceleratore né di ostentare troppa sicurezza. La strada verso la riforma del sistema parlamentare e la modifica del Titolo V resta tutta in salita.

Nei prossimi giorni potrebbero arrivare novità anche sul fronte della lotta alla corruzione e della normativa in materia di appalti e contratti pubblici. L'inchiesta sulla realizzazione del MOSE di Venezia ha spinto Palazzo Chigi a pensare a delle contromisure. Una potrebbe essere rappresentata dall'aumento dei poteri e delle competenze dall'Autorità nazionale contro la corruzione, annunciati dopo l'inchiesta di Milano su EXPO ma mai tradotti in provvedimenti legislativi. Il presidente del Consiglio ha chiarito che certi episodi non si dovranno più ripetere. La corruzione e i reati contro la pubblica amministrazione saranno combattuti senza quartiere.



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