È tensione sul Pnrr: Fitto difende il Governo, le opposizioni attaccano

Sul Pnrr, mentre prosegue l'interlocuzione con la Commissione Ue, le opposizioni continuano a criticare il Governo per possibili rischi sulle prossime tranches dei finanziamenti e il Pd insiste nel chiedere che l'esecutivo riferisca in Parlamento. Per il Ministro Raffaele Fitto “Porsi il problema del Pnrr è una priorità assoluta, ma analizzare quello che è accaduto dal 2014 al 2020 dal punto di vista della capacità di spesa è un altro elemento di riflessione”, sostiene e poi sottolinea: “Non voglio enfatizzare o fare polemica, dico che complessivamente, su 126 miliardi di euro previsti nell'intera programmazione, tra risorse europee e nazionali, al momento la percentuale di spesa è intorno al 34%”. Sul piatto c'è anche il rapporto con l'Europa: i contatti sono frequenti e il dialogo è “costruttivo”, ribadisce Fitto, “sia sugli obiettivi da raggiungere a fine 2022, sia sulla revisione che mira a implementare lo strumento del RePowerEu e a coordinare questi strumenti con la Coesione”. 

La circostanza è confermata anche dal commissario Paolo Gentiloni: “Siamo nella fase della valutazione del rispetto degli obiettivi e dei target legati alla terza richiesta di pagamenti” e “in questi giorni la Commissione, di comune accordo con il Governo, ha esteso i tempi di questa valutazione come già avvenuto per altri Paesi. È un segnale dell’attenzione con cui i nostri servizi verificano il pieno raggiungimento di tutti gli obiettivi, che non sono pochi (55 per questa richiesta) e in alcuni casi sono particolarmente complessi, ma stiamo lavorando insieme al Governo e continueremo a lavorare per approfondire alcune misure”. Il mese in più che Bruxelles si è preso servirà per un approfondimento sugli obiettivi raggiunti al 31 dicembre 2022 e su alcuni progetti come il Bosco dello sport di Venezia e lo stadio Artemio Franchi di Firenze. 

In attesa del responso di questa analisi, la polemica in politica prosegue. Dal Terzo polo, la vicesegretaria e portavoce di Azione Mariastella Gelmini rivendica le proposte avanzate al Governo: “La prima è che all’interno del Pnrr si tenga conto di Industria 4.0”, la seconda “che laddove ci siano alluvioni, frane e altri disastri legati al dissesto idrogeologico, non si debba fare i conti con la burocrazia dei ministeri ma ci sia un’unica unità di missione come Casa Italia”; questo atteggiamento è dovuto al fatto che “affrontiamo l'argomento non come se fosse il Piano Draghi o il Piano Meloni, ma il Piano dell’Italia”. L'Alleanza Verdi Sinistra rincara la dose: il capogruppo in Senato Giuseppe De Cristofaro ritiene che “Questo è il Governo delle mani avanti, dilettanti allo sbaraglio sulla pelle degli italiani”. 

Meloni rilancia l’impegno italiano con la Fao

La premier Giorgia Meloni fa il suo esordio alla Fao per un incontro con il direttore generale Qu Dongyu in cui sottolinea il ruolo chiave che l'alimentazione e l'agricoltura svolgono nell'affrontare queste e altre importanti sfide globali. Il legame con l'Italia, Paese che ospita l'agenzia dell'Onu, è molto stretto e infatti i due discutono della collaborazione per trasformare i sistemi agroalimentari e raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile, ponendo particolare attenzione al sostegno per l'Africa e l'intera area del Mediterraneo. Il direttore generale della Fao ringraziato il nostro Paese per aver organizzato il Dialogo mediterraneo ministeriale sulla crisi della sicurezza alimentare, occasione nella quale è stato posto l'accento sull'importanza degli investimenti rurali per aiutare i giovani agricoltori. Ma sono tanti i punti toccati nel colloquio, ad esempio, il ruolo chiave dei giovani e delle donne, specialmente nei Paesi più vulnerabili, nello sviluppo rurale.

Meloni ha ribadito l’impegno e sostegno dell'Italia al Food Systems Summit Stocktaking Moment, che si terrà dal 24 al 26 luglio prossimi proprio a Roma. Dongyu ha ringraziato e ricordato il successo del pre-summit sui sistemi alimentari che si è tenuto nel 2021 presso la sede della Fao, e confermato l'importanza fondamentale dello sviluppo agricolo per realizzare gli obiettivi dell'Agenda 2030. Alla Food and agriculture organization delle Nazioni Unite, assieme alla presidente del Consiglio, c'era anche il Ministro dell'Agricoltura, sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida, per “rinnovare il forte impegno italiano a una cooperazione internazionale che garantisca cibo di qualità e sostegno alla crescita economica delle economie deboli del mondo”. Il responsabile del Masaf ha spiegato che c’era “tra i temi trattati quello della sicurezza alimentare, del sostegno allo sviluppo dell’agricoltura dei Paesi deboli: impegno sul quale l’Italia, come ha sottolineato Dongyu, è in prima linea da sempre. Il nostro obiettivo è continuare a lavorare per garantire buon cibo a tutti”. 

Berlusconi è chiaro: non lasciare il porto di Trieste ai cinesi

“Non possiamo lasciare la più strategica delle infrastrutture, il porto di Trieste, nelle mani non amichevoli del progetto cinese della Via della Seta. Naturalmente, la Cina è un interlocutore essenziale per un territorio che vive di commerci, ma il rapporto con la Cina non può essere di subordinazione strutturale. Trieste e il suo territorio sono per la mia generazione il simbolo dell'amore per l'Italia”. Lo scrive Silvio Berlusconi in una lettera a Il piccolo di Trieste. Per il Cav “La tenace volontà dei triestini di riunirsi alla madrepatria negli anni del dopoguerra, ai tempi dell'amministrazione britannica Zona A, ma anche il martirio delle popolazioni giuliano-dalmate costrette all'esilio, le vittime delle foibe colpevoli solo di essere italiane, la lacerazione di Gorizia simboleggiata da piazza della Transalpina divisa in due dal filo spinato, sono vicende di cui ho un ricordo vivido dagli anni della mia adolescenza, gli anni in cui mi appassionai alle vicende della politica sostenendo la Democrazia Cristiana di De Gasperi”. 

“Settant'anni dopo, molte cose sono cambiate, grazie all'Europa e al crollo del comunismo. Il vostro territorio ha superato l'isolamento e può riprendere la sua funzione naturale di sbocco al mare dell'Europa centrale e di punto di riferimento del mondo balcanico nei rapporti con l'Europa e l'Occidente”. Berlusconi sottolinea anche che “il Governo di centrodestra sta lavorando in questa direzione: il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, che è coordinatore nazionale di Forza Italia e mio stretto collaboratore, ha posto i Balcani al centro delle priorità della politica estera italiana e ha promosso a Trieste una serie d’iniziative volte a raccordare le economie dei paesi balcanici con l'Italia e con l'Ue. È un’opportunità di crescita per tutti, che deve essere valorizzata e che avrà importanti ricadute proprio sul vostro territorio”. 

L’Eurocamera mette in guardia l’Italia sui figli delle coppie gay

Il Parlamento Ue censura il Governo italiano per la recente circolare del ministro Piantedosi che ha bloccato le registrazioni all'anagrafe dei figli di coppie gay da parte di alcuni sindaci. All'Eurocamera è stato infatti approvato un emendamento al testo della Risoluzione sullo Stato di diritto che condanna la circolare perché porterebbe “alla discriminazione non solo delle coppie dello stesso sesso, ma anche e soprattutto dei loro figli”, e sollecita Roma “a revocare immediatamente la decisione”, un invito che il Governo non ha intenzione di seguire, e che è stato criticato dal centrodestra e salutato positivamente dalle opposizioni. Si è invece spaccato il Ppe, con una serie di delegazioni dei paesi del nord Europa e del Portogallo che hanno votato a favore dell'emendamento, mentre la Cdu tedesca ha lasciato libertà di voto per evitare divisioni laceranti; la spaccatura dei popolari europei non riguarda solo il merito ma anche le prospettive delle future alleanze

L'emendamento di censura al governo Meloni è stato presentato dai liberali di Renew Europe, ed è stato votato da Socialisti e DemocraticiVerdi e dalla Sinistra. Si tratta di gruppi che da soli non avrebbero avuto la maggioranza, che è stata raggiunta grazie all'appoggio delle delegazioni dei Popolari dei Paesi nordici e del Portogallo e di una parte dei tedeschi della Cdu, il partito di Ursula von der Leyen. Sui temi dei diritti nel nord Europa c'è maggiore apertura, anche tra i Popolari, ma il voto ha avuto un aspetto politico: si contrappongono infatti i Popolari favorevoli, dopo le elezioni del 2024, a continuare l'alleanza con gli Eurosocialisti, e quelli che mirano a un “ribaltone” che porti a una coalizione con i Conservatori di Giorgia Meloni. Le delegazioni di Fi, Fdi e Lega hanno votato tutte contro l'emendamento, e, pur soccombenti in termini numerici, hanno mostrato unità a Roma come Bruxelles. Dalle opposizioni sono piovute dure critiche al governo Meloni.

Schlein lavora sulle alleanze e pensa a una segreteria larga

Sul tema alleanze rimane alta l'attenzione nel Partito Democratico, non tanto e non solo in vista delle scadenze elettorali, quanto per la necessità di costruire un’opposizione coesa contro la maggioranza che sostiene il Governo Meloni. La sensazione è che, prima delle europee, difficilmente si arriverà a stipulare un accordo con le altre forze di opposizione, men che meno con i Cinque Stelle che continuano a dare prova di voler giocare la loro partita sullo stesso campo del Pd, quello del progressismo e dell'ambientalismo. I sondaggi non aiutano il dialogo: i dem tornano sulla soglia psicologica del 20% (non accadeva da inizio settembre dello scorso anno), mentre il M5S si ferma al 15,6 per cento, con un meno 0,8 per cento rispetto alle precedenti rilevazioni. Davanti a questi numeri, c'è da immaginare che Giuseppe Conte continuerà la sua corsa sui dem, puntando a marcare le differenze con il partito di Elly Schlein piuttosto che cercare il dialogo. Intanto la segretaria è impegnata nelle ultime battute della campagna elettorale in Friuli Venezia Giulia, da una parte, e nella composizione della segreteria, dall'altra. 

Non è un test probante dello stato di salute dei dem, visto che il Pd non ha schierato un proprio candidato ma sostiene l'autonomista Massimo Morettuzzo su cui convergono anche i Cinque Stelle. E comunque, interpellata sul punto, la segretaria rimarca: “Sono felice che attorno a Morettuzzo si sia costruita una coalizione ampia che prevede anche i 5 Stelle. Ci saranno anche altri scenari amministrativi in cui costruiremo alleanze di questo tipo. Ma per noi le alleanze si costruiscono su un progetto e in questo caso un progetto per il futuro della regione Friuli Venezia Giulia. (Leggi lo speciale sulle elezioni regionali in FVG) In ogni posto noi ragioneremo così: non faremo alleanze a tavolino, a scatola chiusa o tra gruppi dirigenti, ma cercheremo di trovare insieme punti di convergenza che possano migliorare la qualità della vita delle persone e del pianeta”. Molte più indicazioni arriveranno dai Comuni che andranno al voto a maggio (Leggi lo speciale su Italia al voto 2023): Pd e M5S sono alleati solo in quattro  capoluoghi. Il tema s’interseca con quello dei rapporti interni al partito, fra la maggioranza che sostiene Schlein e l'ala riformista che guarda a Bonaccini, l'una aperturista rispetto all'abbraccio con i Cinquestelle, l'altra scettica. 



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