Mattarella: “Il virus è nemico e ci divide, stop a polemiche scomposte”

Questo virus tende a dividerci. Tra fasce di età più o meno esposte ai rischi più gravi, tra categorie sociali più dalle conseguenze economiche, tra le stesse istituzioni chiamate a compiere le scelte necessarie, talvolta impopolari”. Questa volta Sergio Mattarella non si limita a ricordare la “gravità della pandemia mondiale”, ma nel suo ennesimo appello il presidente parla della necessità di “Far ricorso al nostro senso di responsabilità, per creare convergenze e collaborazione tra le forze di cui disponiamo perché operino nella stessa direzione. Anche con osservazioni critiche, ma senza disperderle in polemiche scomposte o nella rincorsa a illusori vantaggi di parte. La libertà rischia di indebolirsi quando si abbassa il grado di coesione, di unità tra le parti. È questa la prima responsabilità delle istituzioni democratiche, a tutti i livelli, e questa è la lezione che la pandemia” ribadisce con durezza. Il Presidente da mesi si rivolge alle forze politiche chiedendo “leale collaborazione”, al governo come all'opposizione

Berlusconi rilancia il supporto al Governo ma solo per l’emergenza

Silvio Berlusconi torna ad offrire la collaborazione di Forza Italia sulla manovra e le misure per fronteggiare l'emergenza coronavirus e annuncia la disponibilità del suo partito a votare a favore del nuovo scostamento di bilancio che dovrebbe essere all'esame del Parlamento il prossimo 25 novembre. Il leader azzurro, pur tornando a tendere la mano a Governo e maggioranza, tiene però a specificare che la collaborazione non ha nulla a che vedere con un ingresso nel Governo, ma si tratterebbe di un dialogo nel rispetto delle “distinzioni politiche”. L'apertura berlusconiana trova subito il plauso del Nazareno: Andrea Orlando garantisce infatti “massima attenzione” alle proposte di Forza Italia sulla manovra, auspicando “in Parlamento un dialogo costruttivo tra tutte le forze politiche” che ponga “fine a polemiche sterili e inconcludenti”. E anche i 5 stelle valutano positivamente il dialogo con le opposizioni, ma sia chiaro, scandisce il viceministro Stefano Buffagni, “Berlusconi al governo con noi non esiste”. 

Centrodestra nel caos, tre di Fi passano alla Lega

Il Centrodestra è nel caos. Matteo Salvini accusa gli azzurri di fare inciuci con il nemico e di pensare ai rimpasti, Silvio Berlusconi, in serata, cerca di gettare acqua sul fuoco, ma invano. Prima parla di “presunte divergenze con forze alleate”, poi però picchia duro ricordando alla coalizione che senza il suo partito in Italia ci sarebbe “una destra isolata e perdente” come il Front National francese. Quindi ribadisce che nessuno intende andare al governo con forze “incompatibili”, ma al contempo ammonisce che “discutere del teatrino della politica” è “offensivo” verso il “Paese che soffre”. Giorgia Meloni sceglie la linea della cautela, preferendo accusare il Governo di puntare sul “divide et impera”, ma si dice anche certa della lealtà del Cavaliere. Nel centrodestra, il clima è di rissa, tanto che arrivano anche clamorosi cambi di casacca: Laura Ravetto, ex sottosegretario del governo Berlusconi, Federica Zanella e Maurizio Carrara passano dal gruppo Fi a quello della Lega. Contro di loro l'anatema del Cavaliere; chi gli ha parlato riferisce che non si aspettava l'abbandono di Laura Ravetto. Poi ha ricordato ai suoi interlocutori che “chi ha lasciato FI non ha mai avuto fortuna altrove”. “Meglio così”, aggiunge ancora in serata parlando dei transfughi. Chi non conosce la “lealtà è meglio che lasci a energie nuove”. Insomma, la disponibilità dell'ex premier a interloquire con il Governo, accogliendo positivamente l'appello del Quirinale all’unità, invece di far fibrillare l'alleanza giallorossa, in affanno di fronte alla crisi sanitaria, provoca un terremoto politico e parlamentare all'interno dell'opposizione. 

Il Governo vara una manovra da 38 miliardi. Pronto un nuovo scostamento

Una Legge di Bilancio da 38 miliardi, ma che potrà essere potenziata con nuovo scostamento di bilancio: il Governo ha dato il via libera al testo. Approvata più di un mese fa salvo intese, ora il testo è arrivato alla Camera: una manovra “fortemente orientata alla crescita, all'occupazione, alla coesione sociale, con un focus particolare sui giovani, le donne e il Mezzogiorno”, l'ha definita Roberto Gualtieri. Quanto alle misure, allo sgravio contributivo triennale per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani si aggiunge la decontribuzione integrale per le donne e il sostegno all'imprenditoria femminile. Viene prorogato il blocco dei licenziamenti fino al 31 marzo, affiancando alla misura un fondo per le politiche attive del lavoro. Il ministro Gualtieri annuncia inoltre che gli investimenti pubblici saranno sostenuti da un nuovo fondo pluriennale da 50 miliardi e quelli privati dal potenziamento di Transizione 4.0 con uno stanziamento di 23,8 miliardi per il prossimo biennio. “Particolarmente rilevanti”, per il Ministro, anche gli interventi per il Mezzogiorno, con il finanziamento strutturale della fiscalità di vantaggio per il lavoro fino al 2030 e con la proroga del credito di imposta ricerca e sviluppo e di quello per gli investimenti. Quanto alle misure in materia sanitaria, viene aumentata la dotazione del Fondo Sanitario nazionale, attivato un fondo per l'acquisto dei vaccini, previsto un potenziamento delle diagnosi con tamponi antigenici rapidi. “I contratti di formazione specialistica per i medici specializzandi e le assunzioni di personale sanitario restano una priorità centrale, così come la scuola, l’università, la ricerca, la cultura”, ha spiegato Roberto Gualtieri

Il Governo è pronto a varare altri tre decreti per far fronte all’emergenza

Un decreto Ristori ter da 1,3 miliardi, un nuovo scostamento di bilancio per finanziare con altri 7 miliardi un decreto Ristori quater e la richiesta a gennaio di autorizzare altri 20 miliardi di deficit, per finanziare un decreto 2021: cresce di ora in ora il costo della crisi Covid. Mentre la manovra da 38 miliardi deve ancora iniziare il suo percorso in Parlamento, il Governo si prepara a stanziarne quasi altrettanti per far fronte alle difficoltà delle aziende e delle famiglie costrette a fermarsi per bloccare la curva del contagio. Il Governo, ribadisce Giuseppe Conte, farà “tutto quel che serve”. Ma sulle misure economiche, come sul piano di rilancio, col passare dei giorni aumentano le tensioni in maggioranza. Le ipotesi di lavoro sono più d'una, in vista del Consiglio dei ministri convocato per questa mattina, ma col passare delle ore si fa largo l'idea di riempire il salvadanaio delle misure, che si svuota molto più in fretta di quanto preventivato, un po' per volta. Ecco perché nel giro di un mese potrebbero arrivare altri tre decreti, che si aggiungono ai due Ristori approvati il 27 ottobre e il 7 novembre, a meno che non si riesca a finanziare l'ulteriore deficit da 7 miliardi necessario da qui a fine anno senza ricorrere a un nuovo scostamento di bilancio (e al conseguente, sempre rischioso, voto a maggioranza assoluta in Parlamento). Se sarà fattibile, potrebbe arrivare subito un decreto Ristori ter da oltre 8 miliardi, altrimenti servirà un intervento in due step: subito un primo decreto da 1,3 miliardi (risorse non spese nel corso dell'anno) e a fine novembre, dopo il voto del Parlamento sullo scostamento, un decreto Ristori quater

Riparte il tavolo delle riforme, ma rimangono le distanze nella maggioranza

Riparte il tavolo di maggioranza sulle riforme costituzionali. Dopo lo stop imposto dall'emergenza coronavirus la maggioranza riprende in mano il dossier, ma restano le distanze tra le forze politiche che sostengono il Governo. Posizioni differenti sulla tempistica: Iv vorrebbe più velocità, ma prima della legge elettorale si deve mettere mano al superamento del bicameralismo; per i dem la riforma del sistema di voto deve andare avanti con tempi rapidi, e poi c’è il no categorico di Leu a una riforma costituzionale ampia in questo momento. Ma divergenze si registrano soprattutto sulle singole riforme da mettere in campo, tanto che, alla luce delle opinioni discordanti all'interno dei giallorossi, con il ministro Federico D'Incà a tentare una mediazione per coordinare i lavori, si è deciso che, al momento, il tavolo sulle riforme ripartirà da quelle già presentate in Parlamento e il cui iter è già stato avviato, voto ai 18enni per eleggere i senatori in primis. Quanto invece al tavolo sull'aggiornamento del programma la maggioranza ha stabilito un termine massimo entro cui terminare il lavoro, i primi giorni di dicembre; il percorso si completerà con una verifica dell'attuale programma di governo all'interno dei gruppi parlamentari

Si apre un nuovo scontro tra Pd e M5S sul Mes

A innescare la miccia è Luigi Di Maio, che dichiara chiuso il capitolo sul Fondo salva Stati e a supporto delle sue parole, il ministro degli Esteri cita la posizione del dem David Sassoli, secondo il quale l'istituto va riformato. Le parole di Di Maio suscitano la dura reazione del Pd: se il Mes è un capitolo chiuso o meno “lo decide il Parlamento”, tuonano i due capigruppo Andrea Marcucci e Graziano Delrio. Non usa mezzi termini il segretario del Pd Nicola Zingaretti che in un intervento su Repubblica stigmatizza le recenti dichiarazioni dell'alleato di governo Luigi Di Maio e del presidente del Parlamento Ue David Sassoli: “Io ascolto le opinioni di tutti, ma se ricominciamo a chi la spara più grossa, la vedo dura”. A Luigi Di Maio Zingaretti risponde così: “Francamente leggere quella frase mi è dispiaciuto molto. Un atteggiamento poco comprensibile. Dieci giorni fa avevamo deciso di smetterla con le bandierine e di lavorare insieme per l'Italia e darci una visione comune del futuro: sviluppo, lavoro, sanità, lotta alle diseguaglianze per dare sicurezza alle persone. Mi sono dispiaciute molto anche le polemiche odierne sul Mes”. 

I sondaggi della settimana

Negli ultimi sondaggi realizzati dall'Istituto SWG, la Lega di Matteo Salvini fa registrare un calo nei consensi rispetto alla scorsa settimana (23%). Discorso diverso per il Movimento 5 Stelle. Il consenso del partito guidato da Vito Crimi aumenta di quasi mezzo punto raggiungendo il 15,3%. La Lega resta comunque il primo partito del Paese con una distanza dal secondo (PD) di 3,1 punti percentuali, mentre il gap rispetto a FdI, la terza forza politica italiana, si attesta a 7,7 punti.

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Nell’area delle sinistre, i Verdi tornano sotto il due per cento (1,8%) mentre Sinistra Italiana-MDP Articolo Uno rimane pressoché stabile (3,6%). Nell’area centrista, +Europa non fa registrare grosse variazioni (2,4%), mentre Italia Viva si ferma al 3,5% e Azione cresce fino al 3,4%. Il Partito Democratico invece perde mezzo punto rispetto alla scorsa rilevazione (19,9%). Nell’area del centrodestra, Fratelli d’Italia si conferma come la terza forza politica nazionale (16,7%). Nessuna variazione degna di nota da segnalare per Forza Italia (6,2%) e Cambiamo!, il partito di Giovanni Toti (1,3%).

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Ad oggi, l’area di Governo raccoglie il 42% delle preferenze di voto. La coalizione di centrodestra il 47,2%, quella di centrosinistra il 29,1%. Il Movimento 5 Stelle è dato al 15,3%.

 



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