L’Ue apre sui migranti

Giorgia Meloni si aspetta nuovi passi avanti dal Consiglio europeo per una gestione effettivamente comunitaria della questione migratoria e le sue speranze sono confortate dalla lettera inviata da Ursula von der Leyen ai leader dei 27 in vista del vertice: nel messaggio è stato dato un ampio spazio alle priorità di Roma per una riforma complessiva sul tema dei migranti che sia più equilibrata, ed è stata recepita una logica più espansiva sugli aiuti finanziari che dovrebbero andare oltre i 500 milioni di euro già pattuiti. Per la Premier “Il terribile naufragio a largo della Calabria è stato un vivido richiamo all'urgenza della nostra azione. Una soluzione equa e duratura è possibile solo attraverso un approccio europeo e bilanciato”. Fra gli impegni di Von der Leyen, anche altri 110 milioni che la Commissione mobiliterà nel 2023, “addizionali ai 208 già impegnati per la cooperazione anti-trafficanti”. Quella battaglia è diventata la priorità del governo italiano, da coniugare con un controllo rafforzato delle frontiere e una cooperazione sui rimpatri rapidi. Temi citati nella lettera e toccati anche dalla Premier nel faccia a faccia in mattinata con il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, negli uffici di FdI alla Camera, alla vigilia delle comunicazioni della premier al Senato. Nel dossier migranti trova spazio anche la priorità di aiutare la Tunisia, che attende i finanziamenti del Fmi, sull'orlo di una crisi che, è il timore dell'esecutivo, può generare un'ondata di migranti. 

Meloni difende l’invio di armi all’Ucraina. Pesante distinguo della Lega

La Premier Giorgia Meloni ha parlato in Senato alla vigilia del Consiglio Ue e ha indicato una linea di netto sostegno all'Ucraina. Ma nell'aula di palazzo Madama, ancora una volta, deve fare i conti con i distinguo di Fi e, soprattutto, della Lega che con il capogruppo Massimiliano Romeo alza i toni mettendo in dubbio una strategia che rischia di portare a un'escalation. Il nodo è sempre quello dell'invio di armi. La presidente del Consiglio replica a chi, dall'opposizione, l'accusa di far spendere al Paese soldi che potrebbe utilizzare diversamente, ma, di fatto, risponde anche alle perplessità della maggioranza. L'Italia sta inviando a Kiev “materiali e componenti già in suo possesso, che, per fortuna, noi non abbiamo necessità di utilizzare” e lo fa “anche per poter tenere la guerra lontana dal resto d'Europa e da casa nostra. Dunque, raccontare agli italiani che se non fornissimo le armi all'Ucraina si potrebbero aumentare le pensioni o si potrebbero tagliare le tasse è una menzogna che intendo chiamare con il suo nome”. Ne fa una questione di coerenza e di credibilità internazionale

La premier sa che nel gradimento degli italiani la linea di sostegno all'Ucraina perde sempre più quota e in FdI la convinzione è che la Lega parli così per non lasciare alle opposizioni quell'elettorato. La posizione ufficiale di Palazzo Chigi è che “a parlare sono i fatti”. Tuttavia, in Fdi a colpire sarebbero stati i toni scelti da Romeo sulla Meloni: “L'Italia conta su di lei. Sento dire dalla gente che lei è una tosta, non solo perché ha avuto il coraggio di andare all'assemblea della Cgil, ma per tutta una serie di motivazioni. Se è vero che stiamo combattendo la battaglia per difendere la libertà dell'Occidente, dobbiamo essere anche pronti a difenderla all'occorrenza in casa nostra. Che libertà è quella che criminalizza qualsiasi idea che si discosti, anche di un millimetro, dal pensiero dominante? Mi faccia dire che assomiglia più ad una dolce tirannia”.

Il Governo scrive all'Ue sull'auto: la transizione sia equa e sostenibile

La transizione verde deve essere equa e sostenibile e la proposta della Commissione sullo stop alle auto inquinanti dal 2035 non lo è. In una lettera indirizzata all'esecutivo europeo e in particolare al Vicepresidente Frans Timmermans il Governo italiano torna a puntare i piedi sul dossier dell'auto proprio mentre Bruxelles cerca faticosamente di uscire dall'impasse creatasi dopo il muro di ItaliaGermaniaPolonia e Bulgaria. La lettera è firmata dal vicepremier Matteo Salvini e dai ministri Gilberto Pichetto e Adolfo Urso, i tre membri dell'esecutivo competenti in materia ma anche esponenti di tutti e tre i partiti di maggioranza. E ed è una compattezza che rafforza la posizione di Giorgia Meloni alla vigilia di un Consiglio europeo dove politica industriale e Green Deal rischiano di essere i temi più incandescenti. La trattativa per sbloccare lo stallo sulla proposta c'è ma, Bruxelles la sta facendo fondamentalmente con Berlino: da un lato la Commissione non ha intenzione di riaprire il testo ma di lavorare sulla sua interpretazione, dall'altro la Germania vuole un chiaro e concreto impegno sugli e-fuels anche dopo il 2035. Su questo la Commissione ha avanzato una controproposta anche se la prima reazione del ministro dei Trasporti tedesco Volker Wissing è stata negativa. 

Al Consiglio Europeo è disgelo tra Meloni e Macron

Al termine del primo giorno del Consiglio Ue Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron si sono incontrati per il primo bilaterale dopo la contesa sui migranti. La Premier ha bisogno di sponde sui migranti e Patto di stabilità, Macron deve creare alleati su nucleare e competitività. L'incontro con Macron ha chiuso una giornata che Meloni considera positiva. Il tema dei migranti è stato affrontato a cena, con un report della Commissione Ue sull'attuazione delle decisioni approvate al summit del 9 febbraio. La delegazione italiana è soddisfatta perché nelle conclusioni viene ribadita la necessità di attuare gli impegni, fissando una verifica al prossimo vertice. La condizione della Tunisia è l'allarme lanciato dalla premier.  Per quanto riguarda i temi economici, Meloni ha ribadito che l'allentamento dei vincoli agli aiuti di Stato “non deve creare disparità tra Stati membri”. Per l'Italia l'obiettivo principale è assicurare da parte europea la “piena mobilitazione dei finanziamenti disponibili” e degli strumenti finanziari esistenti, compresi quelli del Pnrr. Sulla revisione del Patto di stabilità e crescita, Meloni ha ammesso che “ci sono visioni abbastanza differenti”: “la sfida” deve essere “una governance più attenta alla crescita e non solamente alla stabilità”. Così come sulla transizione green: “Fermi restando gli obiettivi della transizione, che condividiamo, noi non riteniamo che l'Ue debba occuparsi anche di stabilire quali siano le tecnologie con le quali arrivare a quegli obiettivi”, ha detto, riferendosi allo stop alle auto a benzina e diesel dal 2035. Al centro del summit anche il sostegno all'Ucraina: il presidente Volodymyr Zelensky, intervenuto da remoto, ha ribadito l'appello per l'invio a Kiev di armi a lunga gittata; da parte dei 27 c'è la piena garanzia (a parte i distinguo dell'Ungheria) di un pieno sostegno “per tutto il tempo necessario”.

Martedì il Governo presenterà in Cdm il nuovo decreto aiuti

Arrivano nuovi aiuti sulle bollette, ma stavolta, grazie alla discesa drastica del prezzo del gas, basteranno 5 miliardi di euro rispetto ai 20 miliardi previsti nell'ultima legge di bilancio. Il decreto per calmierare le tariffe nel secondo trimestre dell'anno è atteso sul tavolo del Cdm di martedì prossimo e, come spiegato dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, confermerà gran parte delle misure già in vigore, introducendo però anche qualche novità. Per il gas, nel periodo aprile-giugno, l'Iva continuerà a essere ridotta al 5%, così come continueranno ad essere azzerati gli oneri di sistema; per l'elettricità invece gli oneri saranno ripristinati, ma con una serie di sconti e benefici che il Mef sta mettendo ancora a punto nei dettagli e che garantiranno comunque un calo. Allo stesso tempo, senza costi aggiuntivi per lo Stato, verrà rinnovato il bonus sociale in versione potenziata, esteso cioè alle famiglie con un Isee fino a 15.000 euro, in modo da coinvolgere come è stato finora una platea di 4,5 milioni di nuclei. I crediti d’imposta per le imprese continueranno ad esistere, ma rimodulati in base all'andamento del prezzo del gas. Nel quarto trimestre verrà introdotto un nuovo bonus termico destinato a tutte le famiglie senza limiti di reddito. 

Giorgetti chiude sul Superbonus: 120 mld sono debiti. Soluzione per esodati

La stagione del Superbonus 110% è finita: a certificarlo è Giancarlo Giorgetti durante il question time al Senato. Sollecitato sul tema dal Pd, il ministro dell'Economia spiega la strategia del governo dopo settimane di scontro con le opposizioni. Ma è meglio procedere con ordine, partendo dal dato più interessante: “Ritengo ragionevole, al di là della prudenza che mi caratterizza, proprio grazie al lavoro oscuro e non pubblico del Governo in queste settimane, dare notizie positive per tutti gli esodati da provvedimenti di governi precedenti: una soluzione sarà trovata”. Il responsabile del Mef ricorda, infatti, che in commissione Finanze alla Camera il lavoro sul decreto per la cessione del credito sta andando avanti e “sono stati già approvati degli emendamenti tesi a favorire, in particolare, la continuazione delle attività per quanto riguarda l'edilizia residenziale pubblica, le onlus e l'eliminazione delle barriere architettoniche”. Ma, assicura che verrà trovata una soluzione a chi “in questa trappola ci è caduto e si ritrova con crediti incagliati”. Poi la stoccata politica: “Ci impegneremo fino all'ultimo minuto utile, perché si tratta di famiglie e imprese che hanno creduto ai fuorvianti messaggi iniziali sulla gratuità per tutti e senza costi per nessuno”. 

Il Governo stringe sulle nomine anche se i nodi rimangono

Dietro le fibrillazioni della Lega non c'è solo l’Ucraina ma anche il risiko sulle nomine delle società partecipate. Al momento non ci sarebbe ancora un’intesa nella maggioranza; il dossier è in mano a Giorgia Meloni e condiviso, con riunione periodiche, con Matteo SalviniGiancarlo GiorgettiAntonio Tajani e Gianni Letta. La Premier Meloni l'8 marzo ha annunciato come obiettivo una donna alla guida di una grande partecipata e vari profili sono in questi giorni al vaglio: uno è quello di Roberta Neri, nome che viene accostato a Enav. Gli assetti delle partecipate non quotate dovrebbero essere definiti dal 15 al 31 maggio ed entro la prima settimana di aprile si cerca di chiudere sulle cinque grandi partecipate quotate (EniEnelTernaLeonardo e Poste italiane). Sembra ci sia la convinzione generalizzata nel Governo che nessuno intende spostare Claudio Descalzi dalla poltrona di Ad di Eni; fonti di centrodestra raccontano invece di una certa tensione sulla conferma di Stefano Donnarumma come Ad di Terna: la Lega spinge in questa direzione, da FdI c'è più freddezza. Su queste partite i protagonisti tengono molte carte ancora coperte. Da giorni circola il nome di Paolo Scaroni, accostato ora a Enel ora a Leonardo. Per sostituire Alessandro Profumo nel ruolo di AD di Leonardo, sembrerebbe prendere forza una soluzione interna come quella di Lorenzo Mariani, AD della controllata Mbda Italia. Roberto Cingolani, dato in pole per mesi, è appena entrato nel board del Fondo per l'innovazione della Nato. Il nome di Elisabetta Belloni è circolato, oltre che per Mps, anche per la presidenza della partecipata specializzata in difesa, ma le ultime indiscrezioni sembrano andare nella direzione della conferma di Luciano Carta. Si parlerebbe sempre meno, invece, di un ruolo per l'ex AD di Terna Flavio Cattaneo

Per Mollicone la maternità surrogata è peggio della pedofilia. Polemiche

Bufera sul presidente della Commissione cultura Federico Mollicone (FdI) che in tv definisce la maternità surrogata un reato “più grave” della pedofilia. Ospite di Omnibus su La7 gli viene chiesto un commento sulla posizione del leghista Simone Pillon, secondo cui la maternità surrogata deve essere un reato da perseguire “come la pedofilia”. Ma sul punto Mollicone va persino oltre: “E' un reato grave, più grave della pedofilia. Siamo di fronte a persone che vogliono scegliere un figlio come la tinta di casa”. In serata, da FdI comunicano in modo informale una netta presa di distanza: “Si tratta di parole non condivise”, è il commento laconico del partito di Giorgia Meloni. Durissima invece la reazione delle opposizioni. Per il deputato dem, Alessandro Zan “c'è la volontà di criminalizzare le famiglie arcobaleno e la comunità lgbtqia+”. Molto critico anche il M5S: secondo la coordinatrice del Comitato Politiche di Genere e Diritti Civili del partito Alessandra Maiorino le parole di Mollicone “sono gravissime e meritano il massimo sdegno da parte di tutti”. Tuttavia, sul tema dei diritti civili, si riapre qualche faglia, con FI molto attenta a smarcarsi dal resto della maggioranza: Giorgio Mulè, sul Corriere, infatti, esorta al dialogo e auspica la ripresa di un confronto che parta dal ddl Zan, ipotesi accolta freddamente da FdI.

Parte l’esame della pdl sulla maternità surrogata. Critiche le opposizioni

L'esame vero e proprio inizierà la prossima settimana ma è già scontro sulla proposta di legge di FdI che introduce la perseguibilità universale del reato di maternità surrogata. Il testo è stato illustrato in commissione Giustizia della Camera dalla relatrice Carolina Varchi ed estende l’attuale divieto anche se il fatto è commesso all'estero. Critico il Pd: la proposta “tecnicamente non sta in piedi. Non puoi stabilire che è un reato universale, devi tener conto che ci sono Paesi anche europei dove è legale. Come fai a stabilire che i genitori debbano essere arrestati nel momento in cui mettono piede in Italia?”, osserva la capogruppo dem a Montecitorio Debora Serracchiani, “Noi abbiamo una posizione di contrarietà” alla maternità surrogata ma “questo furore punitivo è terribile come la non trascrizione dei bambini che già ci sono. Se vogliono rendere invisibili le persone per risolvere i problemi per noi è inaccettabile”. Intanto, interpellata durante il Question time in Senato, la ministra della Famiglia Eugenia Roccella ha rimarcato che i diritti dei bambini in Italia “non sono in discussione” anche se nati all'estero con pratiche illegali, in quanto “nel caso di un atto di nascita prodotto all'estero, in cui risultano come genitori due padri, la trascrizione in Italia prevede quella del solo padre biologico”. “Nessuna discriminazione nei confronti dei bambini” dunque, per la ministra, mentre “permane la condanna dell'utero in affitto”.  

C’è tensione nel Pd sui nuovi capigruppo. Schlein al bivio

I capigruppo Pd rischiano di far saltare la gestione unitaria, la decisione di Elly Schlein di indicare due nomi della maggioranza per la guida dei gruppi manda in fibrillazione l'area che ha sostenuto Stefano Bonaccini e mette a dura prova il patto che ha portato il governatore dell'E-R alla presidenza del partito. I gruppi si riuniranno prima lunedì pomeriggio, congiuntamente, per un punto sulla situazione politica con la segretaria, e poi separatamente martedì per eleggere i presidenti; le indicazioni che arrivano dalla segreteria restano le stesse: Francesco Boccia al Senato e Chiara Braga alla Camera, una prospettiva che aveva portato una parte dell'area Bonaccini sulle barricate. C’è chi minaccia la conta e molti premono su Debora Serracchiani perché si candidi in contrapposizione alla Braga e qualcuno ipotizza di spingere Graziano Delrio perché faccia lo stesso al Senato. Bonaccini proverà a evitare lo scontro, ha convocato la riunione dei suoi parlamentari proprio per evitare che ognuno si muova per conto proprio e cercherà di portare qualche risultato ai propri sostenitori. Si vedrà se Schlein sceglierà di tendere una mano o meno.

I sondaggi della settimana

Negli ultimi sondaggi realizzati dall'Istituto SWG il 20 marzo, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni si conferma il primo partito italiano, con il 30,3%, davanti al PD (20,4%). In calo il Movimento 5 Stelle, che si ferma al 15,3%. Da sottolineare come il distacco tra FdI e la seconda forza politica nazionale (PD) sia pari a 9,9 punti percentuali. Nell’area delle sinistre, la lista rosso-verde Alleanza Verdi e Sinistra è stimata al 3,2%, mentre Unione Popolare all’1,8%. Nell’area centrista, l’alleanza tra Azione e Italia Viva è data al 7,7%Nella coalizione del centrodestra, la Lega scende all’8,5%, mentre Forza Italia al 6,3%. Italexit di Paragone, infine, è pressoché stabile all’1,7%.

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La stima di voto per la coalizione di centrodestra (Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia) cala leggermente, passando dal 45,5% della scorsa settimana al 45,1% mentre il centrosinistra, formato da PD, +Europa e Alleanza Verdi-Sinistra arriva al 26,1%. Il Polo di centro, composto da Azione e Italia Viva, si ferma al 7,7%. Fuori da ogni alleanza il M5S che si attesta al 15,3%.

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