Ok del Parlamento al sostegno militare all’Ucraina. Tensione Lega

In un clima di tensione e acceso confronto parlamentare, l’Italia conferma la sua linea di fermezza per l'invio di sostegni militari all'Ucraina. Con l’approvazione della risoluzione di maggioranza dopo le comunicazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto, le Camere hanno dato il via libera definitivo alla proroga per tutto il 2026 della cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari a Kiev. Intervenendo a Montecitorio, Crosetto ha tracciato un quadro della situazione: “Aiutare una nazione a difendersi non è un atto di bellicismo, ma l'unico strumento concreto per impedire che il diritto della forza prevalga sulla forza del diritto”. 

Quindi ha rivendicato il ruolo dell'Italia: “Senza il nostro supporto, quella che alcuni chiamano pacesarebbe stata solo una brutale resa incondizionata”. Senza gli aiuti, invece, “ci sarebbero stati qualche migliaio di morti in più perché qualche missile non sarebbe stato fermato, ma non ci sarebbe stato nemmeno un giorno di guerra in meno”. Nonostante il via libera la giornata è stata segnata da fibrillazioni interne alla coalizione di centrodestra, con due deputati della Lega (Rossano Sasso ed Edoardo Ziello) che hanno votato in dissenso dal proprio gruppo motivando la scelta con la necessità di dare priorità alle risorse interne e alla ricerca di una soluzione diplomatica immediata. 

Anche al Senato il clima è rimasto teso, con l’assenza programmata di figure di primo piano come Claudio Borghi. La stabilità del governo non è in pericolo ma la questione dimostra ancora una volta come il conflitto, che ormai dura da quasi quattro anni, abbia logorato il clima parlamentare con parti della maggioranza che lamentano come la guerra stia gravano sui bilanci europei. Il documento approvato impegna infatti il governo a proseguire il supporto in totale coordinamento con i partner della Nato e dell'Ue

Non si parla solo di munizioni, ma di sistemi di difesa aerea necessari a proteggere le infrastrutture critiche ucraine dagli attacchi russi. Crosetto è stato chiaro: “Non si registra alcun segnale concreto di reale disponibilità russa a ridimensionare le proprie pretese territoriali ed egemoniche”. Da Mosca “non c’è stata mai nessuna pausa, segnale o gesto concreto”, “dedica circa il 40% del bilancio pubblico alla capacità bellica, è diventata un'economia di guerra”. Putin continua ad usare il negoziato come alibi, “in realtà continua a temporeggiare e a conquistare”. Aiutare quindi l'Ucraina a difendersi “non è una scelta guerrafondaia”. 

Mattarella critica l'Iran. Il campo largo si divide sulla politica estera

In Iran è in corso lo “sterminio dei manifestanti”, una repressione portata avanti con “efferata crudeltà”. E “la prima preoccupazione” del regime è stata “bloccare l'accesso alle fonti di informazione, la diffusione delle notizie. Ogni repressione, ogni manipolazione dei principi di libertà passa, anzitutto, dalla repressione contro i giornalisti”. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, incontrando al Quirinale i partecipanti al Seminario di Venezia per la stampa britannica, ha condannato nettamente la violenta reazione degli ayatollah delle proteste nelle strade del Paese. Intanto la rivolta iraniana sta mobilitando anche le piazze italiane. Oggi al Campidoglio a Roma, per una iniziativa promossa da “Amnesty” e “Donne vita e libertà”, ci saranno i leader di centrosinistra: la segretaria del Pd Elly Schlein, il presidente del M5S Giuseppe Conte, i vertici di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, il segretario di Più Europa Riccardo Magi ed esponenti di Iv. Mentre il segretario di Azione Carlo Calenda sarà in piazza sabato a Roma con il Partito Radicale. 

In politica estera, comunque, il centrosinistra continua a trovare terreni sconnessi. Sull'Ucraina, il nodo è sempre l'invio di armi, col Pd che è favorevole mentre M5S e Avs sono contrari. Sull'Iran la questione è più sfumata. Dopo essersi astenuto alla risoluzione approvata al Senato con voto bipartisan, il M5S ha presentato in commissione Esteri alla Camera un documento che ha ricompattato il campo largo: Avs lo ha sottoscritto e il Pd lo ha votato. Ma non è stato un passaggio del tutto indolore, visto che uno dei cinque esponenti dem in commissione, la riformista Lia Quartapelle, non ha partecipato al voto. Il primo tema di politica estera affrontato alla Camera è stato quello degli aiuti all'Ucraina, con le comunicazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto. Come consuetudine, su Kiev il campo largo è arrivato in ordine sparso: ogni forza ha presentato una propria risoluzione. Al momento del voto, il Pd si è astenuto su quelle del M5S e di Avs, dicendo però “no” ai passaggi in cui chiedevano esplicitamente lo stop alle armi. Mentre il M5S si è astenuto sul documento del Pd votando, ricambiato, quello di Avs. Insomma, un ginepraio. 

Ma non è finita. Perché nel Pd l'ala riformista (Lorenzo GueriniLia QuartapelleMarianna MadiaVirginio Merola e Piero Fassino) si è distinta dal gruppo votando “no” alla risoluzione del M5S. Dinamica più articolata sull'Iran. Al Senato, il M5S è stata l'unica forza ad astenersi su una risoluzione per il sostegno alle proteste contro il regime. All'indomani, alla Camera il partito di Conte ha presentato una propria risoluzione, per aggiungere l'impegno a “scongiurare azioni militari unilaterali fuori dal quadro del diritto internazionale”. Un ragionamento accolto dal Pd, che però non ha risparmiato critiche al M5S: Oltre a Quartapelle, anche Benedetto della Vedova, di Più Europa, non ha votato la risoluzione M5S. Prova che nel campo largo ancora non c’è una condivisione politica unitaria.

Arriva il nuovo decreto Pnrr tra carta identità, Pos e Intercity

Arriva un nuovo decreto Pnrr per cercare di velocizzare una serie di misure di semplificazione normativa in vista dell'avvicinarsi del termine del piano per la ripresa posta pandemica fissato per fine anno. Tra i provvedimenti più in evidenza la decisione di rendere la carta di identità a vita senza più necessità di rinnovo per gli over 70 e l'introduzione della tessera elettorale digitale. C’è poi l'avvio delle procedure per i bandi di gara sulle tratte ferroviarie Intercity. La rimozione dell'obbligo di conservare gli scontrini cartacei per dieci anni per motivi fiscali, facendo valere allo stesso fine le ricevute digitali dei pagamenti via Pos. Arrivano, inoltre, regole più semplici su contributi e autorizzazioni per sbloccare e accelerare la realizzazione di nuovi studentati

La norma introduce modifiche alla legge n. 338 del 2000 per semplificare gli interventi di housing universitario, con l'obiettivo di accelerare la realizzazione dei nuovi posti letto previsti dal Pnrr. Viene prorogato fino al 2029 il Commissario per gli alloggi universitari per vigilare su gestione e prezzi calmierati anche dopo la fine del piano. Il testo, atteso in Cdm, si compone di 33 articoli suddivisi in tre parti. La prima contiene disposizioni finalizzate al conseguimento degli obiettivi del Pnrr disciplinando il regime applicabile agli investimenti non più finanziati dal medesimo Piano a seguito della revisione. La parte II contiene misure finalizzate a consentire un più efficace utilizzo delle risorse della politica di coesione. La terza contiene le disposizioni finali e di carattere finanziario. 

La Lega punta sulla sicurezza e conta i vannacciani

Se doveva essere una conta dei vannacciani in Parlamento, il risultato non è clamoroso. Ma qualche segnale è arrivato di fronte alla risoluzione di maggioranza sul sostegno a Kiev. Nelle analisi che si fanno ai piani alti della Lega le 7 assenze alla Camera e i due voti contrari alla risoluzione di maggioranza sono derubricati a “fisiologici distinguo”. Il tema Ucraina, in questo momento, non è in cima alle priorità di Matteo Salvini, spiegano i suoi, perché nel partito c'è la “certezza” che il conflitto sia in fase di conclusione, ora l'attenzione è tutta focalizzata sul pacchetto sicurezza. Il vicepremier insiste sulla necessità di potenziare Strade sicure, al centro di una risoluzione dei suoi deputati in commissione Difesa alla Camera. Era all'ordine del giorno nel pomeriggio, ma la seduta è stata sconvocata. Un epilogo che ha comunque evitato il rischio di incidenti parlamentari mentre Giorgia Meloni è in Giappone. Ma la Lega ha chiarito che “non arretrerà di un millimetro sulla sua richiesta di aumentare il numero di militari impegnati in Strade Sicure”. 

E nel braccio di ferro con il ministero della Difesa Guido Crosetto, arriva una sponda da FI. “Siccome la priorità è garantire la sicurezza dei cittadini” chiarisce Antonio Tajani “finché non ci sarà un numero adeguato di carabinieri, poliziotti, finanzieri e agenti della penitenziaria, saremo costretti ad utilizzare militari”. Questioni che aleggiano attorno al dossier caldo del pacchetto sicurezza, di cui la Lega rivendica la paternità esprimendo “soddisfazione”. È quella la priorità per Salvini, che prima della giornata campale tra Camera e Senato ha riunito i suoi parlamentari, e nelle ultime ore si è confrontato con i suoi dirigenti, incluso Roberto Vannacci. Tra il segretario e il vice “c'è totale serenità”, viene assicurato. Nelle letture leghiste il leader non rincorre nessuno, e la fronda sulla risoluzione sull'Ucraina non è vissuta come uno scossone. Anche dai vertici del governo non filtra la preoccupazione di crepe: “I numeri si commentano da soli, la linea della maggioranza è chiara”. 

Ecco i numeri. Al Senato il leghista Claudio Borghi non ha partecipato al voto perché “poi è complicato spiegare la differenza tra la risoluzione e il decreto” per prorogare la cessione di armi a Kiev, che ha giurato di non votare più. Alla Camera 7 della Lega erano assenti a vario titolo (come quelli di FdI, 6 di FI), e due hanno votato contro la risoluzione di maggioranza sull'Ucraina, Rossano Sasso e Edoardo Ziello. Come loro Emanuele Pozzolo, ex di FdI, che quando un mese fa Roberto Vannacci venne alla Camera ammise “una comunanza di visioni con molte posizioni del generale”. Sono nomi che in Transatlantico vengono considerati affini alle idee dell'ex generale. Che premette di non voler commentare “il voto di altri parlamentari” ma è convinto che dietro la loro scelta ci sia la preoccupazione per “le prioritarie necessità del popolo italiano e gli interessi nazionali che sicuramente non vengono promossi contribuendo attivamente al prosieguo di questa guerra”. 

Referendum: raccolte le 500.000 firme. Nordio “ricorso inutile ma aspetto Tar”

La raccolta firme per il referendum supera quota 500 mila e i sostenitori del No esultano. Di “risultato straordinario” parla Carlo Guglielmi, portavoce del Comitato dei 15 che ha lanciato l'iniziativa, mentre per il presidente M5S Giuseppe Conte “è un segnale dirompente! Con tutti contro la riforma dell'ingiustizia di Meloni e Nordio”. “Fermiamo col nostro voto questa riforma” è l'invito dell'ex premier “che non serve a migliorare la giustizia per i cittadini ma a difendere la casta dei politici e i governi dalle inchieste”. Il messaggio “è chiaro” scrive sui social la responsabile giustizia del Pd Debora Serracchiani: “Le persone vogliono capire, partecipare, scegliere”. È stato un atto di responsabilità democratica”. 

E se Nicola Fratoianni di Avs vede il successo della raccolta firme come “una lezione di democrazia alla destra”, per Angelo Bonelli “è la miglior risposta delle cittadine e dei cittadini all'arroganza di un governo che vuole agire in maniera impunita”. “Più alto sarà il numero di chi firmerà, più chiara sarà la volontà di respingere il tentativo del Governo di forzare i tempi e strozzare il dibattito”, rilancia il Comitato società civile per il No, mentre dal canto suo il ministro della Giustizia Carlo Nordio non si scompone: “Aspettiamo la decisione del Tar il 27 gennaio”. I ricorsi “non sono illegittimi ma, secondo me sono inutili” e a chi gli chiede se c'è la possibilità che la consultazione fissata per il 22 e 23 marzo slitti, risponde: “Non ho la più pallida idea, fino al giorno 27 siamo in fiduciosa attesa”. 

Intanto nel centrodestra si lavora su più fronti alla campagna per il sì e durante la riunione con i parlamentari della Lega, Matteo Salvini ricorda che l'appuntamento per la consultazione di marzo è “decisivo” e annuncia che le 1.300 sezioni del partito, da Nord a Sud, saranno trasformate in comitati per una mobilitazione “al massimo”. Il Comitato Pannella-Sciascia-Tortora per il Sì presenta denuncia in procura, a Roma, contro la campagna dei manifesti antiriforma con su scritto “Vorresti giudici che dipendono della politica? No”, mentre sui social il Comitato nazionale “Sì Riforma” lancia lo slogan “questa volta il giudice sei tu”: “Il 22 e 23 marzo vota sì” dice in un video il responsabile comunicazione Alessandro Sallusti “per ribadire che nel nostro ordinamento la giustizia è amministrata in nome del popolo italiano e non di chiunque altro”.

  1. Ok del Parlamento al sostegno militare all’Ucraina. Tensione Lega
  2. Mattarella critica l'Iran. Il campo largo si divide sulla politica estera
  3. Arriva il nuovo decreto Pnrr tra carta identità, Pos e Intercity
  4. La Lega punta sulla sicurezza e conta i vannacciani
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