Meloni-Takaichi, l’asse Italia-Giappone per cooperare su commercio e materie prime

L’incontro tra Giorgia Meloni e Takaichi Sanae segna un passaggio significativo nel rafforzamento delle relazioni tra Italia e Giappone, collocandosi in un contesto internazionale caratterizzato da crescenti tensioni economiche e geopolitiche. Al di là della dimensione simbolica, il vertice restituisce l’immagine di una convergenza politica fondata su una visione condivisa del ruolo dello Stato nell’economia e sulla necessità di preservare la stabilità delle catene globali del valore. L’intesa tra Roma e Tokyo si fonda su presupposti politici comuni. Entrambe le leader rappresentano una rottura con il passato nei rispettivi ordinamenti, essendo le prime donne a ricoprire la carica di capo del governo e provenendo da aree politiche conservatrici che pongono al centro i temi dell’identità nazionale e dell’autonomia strategica.  Il cuore dell’intesa è tuttavia di natura economica. La dichiarazione congiunta, articolata in sedici punti, riflette una valutazione condivisa delle criticità che attraversano il sistema commerciale internazionale. Italia e Giappone manifestano una preoccupazione marcata per il ricorso a strumenti di coercizione economica, per la diffusione di pratiche non orientate al mercato e per l’imposizione di restrizioni alle esportazioni che compromettono la continuità delle catene di approvvigionamento globali. Tali dinamiche, secondo la lettura comune delle due capitali, producono distorsioni strutturali e contribuiscono ad aggravare fenomeni come la sovraccapacità produttiva. 

Il documento dedica ampio spazio alla necessità di rafforzare l’architettura dell’economia internazionale in una fase di profonda trasformazione. Viene ribadita l’importanza di garantire un ordine economico aperto ed equo, di tutelare la sicurezza economica e di accrescere la resilienza dei sistemi produttivi nazionali. In questo quadro, Italia e Giappone si impegnano a intensificare il coordinamento sulle politiche industriali, a sostenersi reciprocamente nel consolidamento delle filiere strategiche e a rafforzare la cooperazione nel settore delle materie prime critiche, considerate un elemento chiave per la competitività e la sicurezza economica. Questa impostazione riflette un contesto globale mutato rispetto al passato. Le tensioni commerciali non sono più riconducibili esclusivamente alle pratiche di singoli attori, ma si inseriscono in una competizione più ampia che coinvolge anche i principali Paesi industrializzati. Le scelte di politica economica adottate dagli Stati Uniti hanno contribuito a ridefinire gli equilibri, spingendo partner come Italia e Giappone a riconsiderare le proprie strategie di protezione e diversificazione degli approvvigionamenti. Le dimensioni economiche e geopolitiche risultano sempre più interconnesse. I conflitti in corso e il ritorno di logiche di potenza incidono direttamente sulla stabilità dei mercati, sugli investimenti e sulle rotte commerciali. Dalla guerra in Ucraina alle nuove dinamiche di influenza globale, il rischio di ripercussioni sistemiche resta elevato. In questo scenario, l’area dell’Indo-Pacifico assume un rilievo strategico centrale, poiché eventuali tensioni legate a Taiwan avrebbero effetti immediati sulle catene del valore globali, in particolare nei comparti tecnologici ad alta intensità di innovazione.

Fed, banchieri centrali e Bce difendono Powell dopo le pressioni di Trump, cresce l’allarme sull’indipendenza

I principali vertici delle banche centrali internazionali hanno espresso un sostegno compatto al presidente della Federal Reserve, Jerome H. Powell, riaffermando il principio dell’indipendenza delle autorità monetarie come elemento essenziale per la stabilità economica e finanziaria globale. La presa di posizione arriva in una fase di crescente tensione tra la Casa Bianca e la banca centrale statunitense, alimentando il dibattito sui confini tra politica e politica monetaria. In una dichiarazione congiunta, sottoscritta tra gli altri dalla presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, a nome del Consiglio direttivo, e dai governatori della Banca d’Inghilterra, della Bank of Canada, della Riksbank svedese, della Banca nazionale svizzera, della Reserve Bank of Australia, della Bank of Korea e del Banco Central do Brasil, oltre ai vertici della Banca dei Regolamenti Internazionali, viene ribadita la piena solidarietà al sistema della Federal Reserve e al suo presidente. Il documento sottolinea come l’autonomia delle banche centrali rappresenti una componente fondamentale per garantire la stabilità dei prezzi, del sistema finanziario e dell’economia nel suo complesso, nell’interesse dei cittadini. Nel testo, Jerome H. Powell viene descritto come un presidente che ha esercitato il proprio ruolo con integrità, nel rispetto del mandato istituzionale e con un costante orientamento all’interesse pubblico, godendo di ampia considerazione tra i suoi omologhi a livello internazionale. Il sostegno giunge mentre il confronto con l’amministrazione statunitense si fa più aspro. Da tempo il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, critica la gestione della politica monetaria, accusando Powell di non aver ridotto i tassi di interesse con sufficiente tempestività per sostenere la crescita economica. Le tensioni si sono ulteriormente intensificate con il coinvolgimento del Dipartimento di Giustizia, che ha notificato alla Federal Reserve una convocazione nell’ambito di un’indagine sul progetto di ristrutturazione della sede dell’istituto, del valore stimato di circa 2,5 miliardi di dollari. 

In un messaggio video, Jerome H. Powell, il cui mandato è in scadenza il prossimo 15 maggio, ha respinto le accuse, sostenendo che l’iniziativa giudiziaria rappresenterebbe un tentativo di intimidazione. Secondo il presidente della Fed, la questione centrale riguarda la possibilità per l’istituto di continuare a determinare i tassi di interesse sulla base dei dati economici e delle condizioni di mercato, senza subire condizionamenti di natura politica, avvertendo che l’indipendenza della banca centrale risulta direttamente coinvolta. Dopo l’intervento di Powell, Donald Trump ha rinnovato le critiche, attribuendo al presidente della Fed responsabilità per presunti sforamenti di bilancio e mettendone in discussione la competenza e l’integrità professionale. Le dichiarazioni hanno contribuito ad amplificare le preoccupazioni sulla tenuta dell’autonomia della politica monetaria negli Stati Uniti. Sul tema è intervenuto anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha richiamato il ruolo delle banche centrali indipendenti come garanzia di stabilità monetaria. Merz ha manifestato inquietudine per il crescente livello di interferenza politica sulle autorità monetarie e ha auspicato che negli Stati Uniti rimanga solido un consenso trasversale a tutela dell’autonomia della Federal Reserve. Le tensioni istituzionali hanno già prodotto effetti sui mercati finanziari, con segnali di indebolimento per azioni, titoli di Stato e dollaro, mentre aumenta il timore di un ritorno del cosiddetto “Sell America trade”, caratterizzato da una riduzione dell’esposizione degli investitori sugli asset statunitensi. Ex presidenti della Federal Reserve e parlamentari appartenenti a entrambi i principali schieramenti politici hanno definito l’iniziativa dell’amministrazione Trump come un attacco senza precedenti alla credibilità della banca centrale e ai principi dello Stato di diritto.

Panetta (Bankitalia): Politica fiscale ha preservato redditi ma serve ripresa produttività

Nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Messina, il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha evidenziato come la politica fiscale e l’aumento dell’occupazione abbiano contribuito a contenere la perdita di potere d’acquisto delle famiglie negli ultimi anni. Secondo Panetta, a partire dal 2021 gli sgravi fiscali, in particolare a favore dei redditi medio-bassi, hanno determinato un incremento delle retribuzioni nette pari a circa cinque punti percentuali, limitando la riduzione dei salari reali e favorendo il recupero del reddito disponibile delle famiglie, anche grazie alla crescita del numero dei percettori di reddito da lavoro e ai trasferimenti pubblici. Il governatore ha tuttavia sottolineato che il sostegno fiscale non può rappresentare una soluzione strutturale alla crescita dei redditi, in presenza di margini di bilancio limitati e di interventi pubblici per loro natura temporanei. In questa prospettiva, ha richiamato la necessità di un ritorno a tassi di crescita sostenuti della produttività, condizione indispensabile per garantire aumenti salariali duraturi e una distribuzione equilibrata dei benefici tra capitale e lavoro.

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