In concomitanza con le elezioni politiche, domenica 4 marzo dalle 7.00 alle 23.00 si terranno in Lombardia le elezioni del nuovo Consiglio regionale e del Presidente della Regione. Il governatore uscente, Roberto Maroni ha deciso di non ricandidarsi per un secondo mandato scombussolando i piani sia del centrodestra sia del centrosinistra in quanto i primi, hanno dovuto trovare un candidato alternativo in pochissimi giorni mentre i secondi hanno dovuto ricalibrare la strategia elettorale che prima aveva come bersaglio il governatore leghista.

A contendersi la poltrona più importante di Palazzo Lombardia saranno sette candidati: Attilio Fontana per il centrodestra, Giorgio Gori per il centrosinistra, Dario Violi per il Movimento 5 Stelle, Onorio Rosati per Liberi e Uguali, Giulio Arrighini per Grande Nord, Angela De Rosa per Casapound e Massimo Gatti di Sinistra per la Lombardia.

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Centrodestra

(Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Noi con l’Italia-Udc, Fontana Presidente, Energie per l’Italia, Pensionati)

Mutuando la formula utilizzata a livello nazionale, il centro destra si presenta unito a queste consultazioni regionali. Per sostituire Roberto Maroni, nonostante le insistenze di Berlusconi nel voler candidare la coordinatrice lombarda di Forza Italia Mariastella Gelmini, la coalizione ha scelto Attilio Fontana, ex sindaco leghista di Varese, ritenuto, dai più, un esponente moderato della Lega. Fontana, oltre ad essere appoggiato dai quattro partiti principali di centro destra Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Noi con l’Italia-UdC, e da una civica (Fontana Presidente) che cerca di replicare la fortunata esperienza della lista a sostegno di Maroni nel 2013, nelle ultime settimane, ha stretto un accordo con il partito dei Pensionati di Carlo Fatuzzo e con Energie per l’Italia di Stefano Parisi.

Nonostante la corposa coalizione in suo sostegno, il candidato leghista ha scontato alcuni problemi di notorietà all’inizio della campagna elettorale, a causa del profilo basso che lo ha contraddistinto durante la sua carriera politica. Pur essendo considerato un “leghista moderato”, si possono spiegare con la necessità di accreditarsi presso il proprio elettorato, alcune sue forti dichiarazioni di stampo razzista. Non sorprende, quindi, che una strategia di questo tipo, unita al fatto di rivendicare e proporsi come continuatore del quinquennio maroniano, lo abbia portato ad essere al primo posto nei sondaggi rendendo molto probabile una sua elezione.

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Fontana PresidenteSito

Forza Italia: Sito

Lega: Sito

Fratelli d’Italia: Sito

Noi con l’Italia: Sito

Energie per l’Italia: Sito

Pensionati: Sito

Centrosinistra

(Partito Democratico, +Europa, Insieme, Civica Popolare, Gori Presidente, Obiettivo Lombardia, Lombardia Progressista – Sinistra per Gori)

Il Partito democratico punta a prendersi la presidenza di Regione Lombardia candidando il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, in passato molto vicino a Matteo Renzi e con un lunga esperienza professionale nelle televisioni berlusconiane. Gori è riuscito a creare un’alleanza abbastanza larga, senza però includere tutte le forze di sinistra. Oltre ai quattro partiti che si presentano coalizzati anche alle elezioni politiche (Pd, +Europa, Insieme e Civica Popolare), il sindaco bergamasco è appoggiato da una lista civica (Gori Presidente) che raccoglie esponenti della società civile, Obiettivo Lombardia, una lista nata su ispirazione del parlamentare Gianfranco Librandi che comprende esponenti moderati e centristi e Lombardia Progressista – Sinistra per Gori formata dai fedelissimi dell’ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia.

Non sarà pertanto presente Liberi e Uguali che, a differenza dell’alleanza stipulata in Regione Lazio, non appoggerà il candidato ufficiale del Pd. Questo sicuramente è stato un colpo pesante per le speranze di vittoria, seppur risicate, di Gori, soprattutto alla luce di una situazione non completamente negativa al centrosinistra in una regione storicamente governata dal centrodestra. Come testimoniano i più importanti sondaggisti, il centrosinistra non sembra in grado di capitalizzare la defezione di un governatore molto amato come Roberto Maroni, e a sfruttare a proprio vantaggio lo scarso carisma di Fontana e la capacità di selezionare un candidato come Giorgio Gori, sicuramente appetibile per un elettore di centrodestra.

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Gori Presidente: Sito

Partito Democratico: Sito

+Europa: Sito

Insieme: Sito

Civica Popolare: Sito

Obiettivo Lombardia: Sito

Lombardia progressista: Sito

 

Movimento 5 Stelle 

Come da prassi, il Movimento 5 Stelle ha scelto, tramite le Regionarie, il proprio candidato alla presidenza della Regione Lombardia e ha definito sempre in questo modo i listini provinciali dei candidati per un posto in Consiglio regionale. Il candidato scelto dagli iscritti lombardi è il bergamasco Dario Violi che, durante il suo mandato da consigliere regionale, si è occupato di limitare l’impatto della delocalizzazione delle aziende, di alleggerimento burocratico a favore delle imprese e ha avversato duramente il progetto di riforma sanitaria. Nonostante l’esperienza accumulata durante il mandato consiliare, non si tratta di uno degli esponenti più conosciuti del Movimento 5 Stelle in Lombardia. Questo, unito alla scarsa penetrazione del partito grillino nel territorio lombardo, azzera praticamente le possibilità di vittoria di Dario Violi.

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Dario Violi Presidente: Sito

Movimento 5 Stelle: Sito

Liberi e Uguali

A differenza di quanto accaduto nel Lazio, i partiti di sinistra non hanno trovato un’intesa in Lombardia e quindi si presenteranno divisi di fronte al corpo elettorale. Si tratta di una scelta che diminuisce di molto le possibilità per il centrosinistra di conquistare Palazzo Lombardia data la grande forza del centrodestra in regione. In particolare, Liberi e Uguali ha deciso di non appoggiare Giorgio Gori ma di provare la corsa solitaria candidando Onorio Rosati, un consigliere regionale eletto con il Pd nel 2013 e poi passato ad Articolo 1 – Mdp che, negli anni, si è occupato di lavoro, welfare, casa, diritti, tematiche di genere e antifascismo.

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Onorio RosatiSito

Liberi e Uguali: Sito

Il sistema elettorale

Il sistema elettorale lombardo prevede una doppia competizione: maggioritaria a turno unico per la carica di Presidente (chi ha un voto in più vince) e proporzionale con distribuzione provinciale dei seggi (almeno un seggio per ogni provincia), premio di maggioranza per le liste collegate al Presidente della Regione eletto e doppio voto di preferenza per l’elezione dei consiglieri regionali.

I membri del Consiglio regionale sono 80, compreso il Presidente della Regione. Se il Governatore viene eletto con meno del 40% dei voti, alle liste collegate vengono assegnati almeno 44 seggi (il 55% dei seggi consiliari), se ottiene il 40% o più dei voti validi, vengono assegnati almeno 48 seggi (cioè il 60% dei seggi consiliari). Un seggio viene assegnato di diritto al secondo candidato presidente più votato.

È inoltre previsto il voto disgiunto e il divieto di terzo mandato per chi è stato Presidente per due mandati consecutivi.

Il Commento di Nomos

Secondo tutti i principali sondaggi, la competizione elettorale sarà una faccenda tra il candidato di centrodestra Attilio Fontana e il sindaco di Bergamo del Pd, Giorgio Gori. Una sfida che, nonostante la decisione di Roberto Maroni di non ricandidarsi, vede in vantaggio il candidato leghista dal momento che l’alleanza di tutte le anime centrodestra porta in dote un solido vantaggio per Fontana.

Un vantaggio che si spiega anche con l’indisponibilità di LeU a coalizzarsi con il centrosinistra, cosa che avrebbe reso più incerto l’esito elettorale. Il Movimento 5 Stelle, non essendo mai riuscito a sfondare con forza in territorio lombardo (a differenza di quanto accade, per esempio, nel Lazio) candida un esponente di secondo piano (Dario Violi), rinunciando di fatto a conquistare la Regione.

L’esito sembra abbastanza scontato e il dato nazionale, che vede un centrodestra più in salute rispetto al centrosinistra, non fa che avvalorare le previsioni sopraindicate. Sarà infine interessante, analizzare dopo il voto il verificarsi o meno del sorpasso della Lega ai danni di Forza Italia anche a livello lombardo e il trend del Pd che si sta affermando come un partito a trazione nordista.

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